La Cina accelera la sua corsa all'intelligenza artificiale con una spinta governativa senza precedenti. Xi Jinping ha dedicato il suo primo incontro formale del 2026 con i ministri proprio al tema dell'AI, definendola una "trasformazione tecnologica epocale" e ponendola al centro della strategia di dominio tecnologico globale di Pechino. Il presidente cinese ha tracciato un parallelismo esplicito con le rivoluzioni industriali del passato e con l'avvento di Internet, sottolineando come l'intelligenza artificiale rappresenti oggi la frontiera più cruciale insieme al quantum computing e alle biotecnologie.
Durante la sessione tenutasi il 20 gennaio presso la Scuola Centrale del Partito, Xi ha esortato i funzionari governativi a superare i colli di bottiglia che attualmente limitano l'industria tecnologica domestica attraverso quello che ha definito un approccio "dell'intera nazione". La strategia punta a consolidare lo sviluppo indigeno delle tecnologie AI, riducendo la dipendenza da soluzioni straniere e rafforzando la posizione competitiva dei campioni nazionali cinesi nel panorama globale dell'intelligenza artificiale.
Il riferimento implicito ma evidente è al successo di DeepSeek, il gigante cinese dell'AI che poco più di un anno fa ha sconvolto l'industria globale rilasciando un modello linguistico di grandi dimensioni paragonabile ai sistemi più avanzati di OpenAI e Meta. L'elemento dirompente? Il modello di DeepSeek richiedeva circa 11 volte meno potenza computazionale rispetto ai concorrenti occidentali, un risultato che ha permesso all'azienda una crescita fulminea cavalcando l'onda dell'AI open-source e dimostrando la capacità cinese di innovare con risorse apparentemente inferiori.
La dichiarazione di Xi arriva in un momento cruciale per il settore tecnologico globale, dove la competizione tra Stati Uniti e Cina sull'intelligenza artificiale si è intensificata negli ultimi anni. Le restrizioni americane sull'esportazione di chip avanzati verso la Cina, in particolare le GPU di fascia alta necessarie per il training di modelli AI complessi, hanno spinto Pechino a investire massicciamente nello sviluppo di alternative domestiche e nell'ottimizzazione degli algoritmi per funzionare con hardware meno potente.
L'approccio "dell'intera nazione" evocato dal presidente cinese richiama le strategie industriali che hanno già caratterizzato altri settori tecnologici in Cina, dalla produzione di semiconduttori alle telecomunicazioni 5G. Questo modello prevede un coordinamento stretto tra governo, università, centri di ricerca e aziende private, con massicci investimenti pubblici e incentivi fiscali per accelerare l'innovazione in aree considerate strategicamente critiche per la sovranità tecnologica nazionale.
La mossa di Xi segnala che l'AI rimarrà una priorità assoluta nell'agenda tecnologica cinese per il 2026 e oltre. Con DeepSeek che ha già dimostrato la capacità dei laboratori cinesi di competere con i leader occidentali attraverso l'efficienza computazionale piuttosto che la forza bruta dell'hardware, il messaggio di Pechino al mondo tech è chiaro: la Cina intende non solo partecipare alla rivoluzione dell'intelligenza artificiale, ma aspirare a guidarla attraverso un percorso di sviluppo autonomo e tecnicamente distintivo.