L’idea di trasformare batteri e virus da nemici a potenziali alleati contro il cancro potrebbe sembrare fantascienza, ma un gruppo di ricercatori ha sviluppato un sistema terapeutico che sfrutta proprio questa combinazione. L’approccio utilizza batteri come navicelle biologiche capaci di trasportare virus terapeutici direttamente nei tumori, aggirando le difese immunitarie dell’organismo. Questa strategia rappresenta una svolta nella lotta ai tumori solidi, soprattutto per i pazienti resistenti alle terapie tradizionali.
Il cavallo di Troia microscopico che inganna il sistema immunitario
Uno dei limiti delle terapie virali è che il sistema immunitario tende a eliminarle prima che raggiungano il tumore. Se il paziente ha già anticorpi contro un certo virus, questo viene neutralizzato rapidamente. Il team guidato da Tal Danino ha risolto il problema “nascondendo” il virus dentro batteri programmati per cercare i tumori.
I batteri agiscono come un mantello che protegge il virus dagli anticorpi e lo trasporta fino alla massa tumorale. Questa soluzione è particolarmente utile con virus comuni, contro i quali molte persone possiedono già difese immunitarie.
Salmonella riprogrammata: da patogeno a terapia mirata
Il sistema, chiamato CAPPSID, utilizza un ceppo di Salmonella typhimurium che tende naturalmente a migrare verso l’interno dei tumori, ambienti poveri di ossigeno ma ricchi di nutrienti. Una volta arrivati, i batteri invadono le cellule cancerose e rilasciano al loro interno il virus terapeutico.
Programmando i batteri, i ricercatori li hanno trasformati in veri cavalli di Troia: trasportano l’RNA virale e poi si autodistruggono dentro le cellule tumorali, liberando così il virus dove serve.
Controlli di sicurezza integrati nel sistema biologico
Uno dei rischi maggiori di queste terapie riguarda la diffusione del virus fuori dal tumore. Per evitarlo, gli studiosi hanno modificato il virus in modo che non possa replicarsi senza una molecola fornita solo dai batteri. Poiché i batteri restano confinati nella massa tumorale, il virus non è in grado di diffondersi altrove.
In questo modo anche se qualche particella virale uscisse dal tumore, non riuscirebbe a infettare i tessuti sani, aggiungendo un livello extra di sicurezza.
Dalla ricerca alla clinica: prospettive future
Il team sta ora lavorando per portare questa tecnologia dal laboratorio alla pratica medica. Sono in corso test su diversi tipi di tumori e con vari virus terapeutici. L’obiettivo a lungo termine è costruire una sorta di “cassetta degli attrezzi” di terapie personalizzate, combinando virus modificati e ceppi batterici già testati per sicurezza.
Secondo i ricercatori, sistemi di questo tipo, capaci di unire efficacia e sicurezza, potrebbero aprire la strada a nuove cure antitumorali basate su microrganismi riprogrammati.