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Smettere di mangiare 3 ore prima migliora il cuore

Uno studio clinico mostra che evitare cibo nelle 3 ore prima del sonno riduce pressione notturna e frequenza cardiaca senza tagli calorici.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 16/02/2026 alle 08:15

La notizia in un minuto

  • Uno studio della Northwestern Medicine dimostra che estendere il digiuno notturno a 13-16 ore allineandolo al ciclo sonno-veglia riduce pressione arteriosa e frequenza cardiaca notturna, migliorando il controllo glicemico senza riduzione calorica
  • Dopo 7,5 settimane i partecipanti hanno mostrato un calo del 3,5% della pressione notturna e del 5% della frequenza cardiaca, ripristinando il ritmo circadiano cardiovascolare naturale
  • L'alto tasso di adesione (90%) suggerisce che sincronizzare l'alimentazione con il sonno rappresenta un approccio non farmacologico realistico per adulti di mezza età e anziani a rischio cardiometabolico

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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La sincronizzazione tra alimentazione e ritmo circadiano potrebbe rappresentare una chiave non farmacologica per proteggere la salute cardiovascolare e metabolica, soprattutto nelle fasce di età più vulnerabili. Un nuovo studio condotto dalla Northwestern Medicine dimostra che estendere il digiuno notturno allineandolo al ciclo naturale sonno-veglia produce benefici misurabili su pressione arteriosa, frequenza cardiaca e controllo glicemico, senza richiedere alcuna riduzione calorica. La ricerca, pubblicata il 12 febbraio su Arteriosclerosis, Thrombosis, and Vascular Biology, rivista dell'American Heart Association, sfida l'approccio tradizionale che concentra l'attenzione solo su quanto e cosa mangiamo, introducendo il parametro temporale come elemento cruciale.

I ricercatori hanno reclutato 39 adulti in sovrappeso od obesi, con età compresa tra 36 e 75 anni, tutti a rischio elevato per patologie cardiometaboliche. Il gruppo sperimentale, costituito per l'80% da donne, ha esteso la finestra di digiuno notturno a un intervallo tra 13 e 16 ore, evitando cibo e riducendo l'illuminazione ambientale per tre ore prima di coricarsi. Il gruppo di controllo ha mantenuto invece le abitudini alimentari consuete, con una finestra di digiuno più ristretta tra 11 e 13 ore. Entrambi i gruppi hanno dimezzato l'illuminazione nelle tre ore serali, permettendo così di isolare l'effetto specifico della tempistica alimentare.

Dopo 7,5 settimane di intervento, i partecipanti che hanno sincronizzato il digiuno con il sonno hanno mostrato una riduzione del 3,5% della pressione arteriosa notturna e un calo del 5% della frequenza cardiaca durante le ore di riposo. Questi cambiamenti riflettono un ripristino del ritmo circadiano cardiovascolare: valori più bassi durante la notte e più elevati durante il giorno rappresentano infatti un indicatore prognostico favorevole per la salute del cuore. Parallelamente, il controllo glicemico diurno è migliorato in modo significativo, con una risposta pancreatica più efficiente nella secrezione di insulina dopo somministrazione di glucosio.

"Non conta solo quanto e cosa mangiamo, ma anche quando mangiamo rispetto al sonno: questo aspetto è fondamentale per i benefici fisiologici dell'alimentazione a tempo limitato"

Come spiega la dottoressa Daniela Grimaldi, ricercatrice associata in neurologia presso la divisione di medicina del sonno della Northwestern University Feinberg School of Medicine e prima autrice dello studio, sincronizzare la finestra di digiuno con i ritmi naturali di veglia e sonno del corpo può migliorare il coordinamento tra cuore, metabolismo e riposo, tutti elementi che collaborano nella protezione cardiovascolare. Il ritmo circadiano, infatti, orchestra numerose funzioni metaboliche e cardiovascolari attraverso meccanismi molecolari che regolano l'espressione genica, la sensibilità insulinica, la secrezione ormonale e la pressione arteriosa secondo un pattern di circa 24 ore.

La rilevanza clinica di questi risultati emerge con chiarezza considerando che solo il 6,8% degli adulti statunitensi presentava una salute cardiometabolica ottimale nel periodo 2017-2018, secondo dati epidemiologici recenti. Le disfunzioni cardiometaboliche aumentano infatti il rischio di sviluppare diabete di tipo 2, steatosi epatica non alcolica e malattie cardiovascolari. Mentre l'alimentazione a tempo limitato (time-restricted eating) ha guadagnato popolarità grazie a studi che ne documentano i benefici sui marcatori cardiometabolici, paragonabili talvolta a quelli delle diete ipocaloriche tradizionali, la maggior parte della ricerca si è concentrata sulla durata del digiuno piuttosto che sul suo allineamento con il momento del sonno, aspetto invece cruciale per la regolazione metabolica.

Un elemento particolarmente promettente dello studio riguarda l'adesione al protocollo: quasi il 90% dei partecipanti ha seguito le indicazioni con costanza, suggerendo che ancorare l'alimentazione a tempo limitato al periodo di sonno rappresenta un approccio realistico e accessibile, specialmente per adulti di mezza età e anziani che affrontano un rischio cardiometabolico più elevato. Come sottolinea la dottoressa Phyllis Zee, direttrice del Center for Circadian and Sleep Medicine e responsabile della medicina del sonno nel dipartimento di neurologia della Feinberg, l'elemento temporale dell'alimentazione rispetto al sonno si rivela determinante per ottenere benefici fisiologici concreti.

Il finanziamento dello studio è stato garantito dal National Heart, Lung and Blood Institute dei National Institutes of Health, dal National Institute on Aging e dal National Center for Advancing Translational Sciences (NCATS). Il team di ricerca sta ora lavorando per perfezionare il protocollo ed estendere i test attraverso trial multicentrici su campioni più ampi, con l'obiettivo di consolidare le evidenze e definire linee guida applicabili su larga scala.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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