Il cancro del pancreas rappresenta una delle sfide più complesse in oncologia, caratterizzato da una diagnosi tardiva e da una scarsa risposta alle terapie convenzionali. Mentre la comunità scientifica ha da tempo identificato il ruolo del sistema nervoso nella diffusione metastatica attraverso un fenomeno noto come invasione perineurale, fino ad oggi rimaneva inesplorato il coinvolgimento neurologico nelle fasi più precoci della malattia. Una nuova ricerca condotta presso il Cold Spring Harbor Laboratory negli Stati Uniti dimostra che l'interazione tra nervi e cellule tumorali si attiva molto prima di quanto ipotizzato, già durante la formazione delle lesioni pre-cancerose, aprendo prospettive inedite per strategie terapeutiche preventive.
Grazie a tecniche avanzate di imaging tridimensionale, il team guidato dal professor David Tuveson ha identificato un meccanismo fino ad ora sconosciuto: i fibroblasti promotori di tumore, denominati myCAF (cancer-associated fibroblasts di tipo miofibroblastico), rilasciano segnali chimici che richiamano attivamente le fibre nervose nelle lesioni pancreatiche. Questa scoperta, pubblicata sulla rivista Cancer Discovery dell'American Association for Cancer Research, sovverte la cronologia tradizionale secondo cui il sistema nervoso interverrebbe solo nelle fasi avanzate della progressione tumorale.
La metodologia impiegata, denominata immunofluorescenza su preparati interi (whole-mount immunofluorescence), ha permesso ai ricercatori di superare i limiti delle tradizionales sezioni bidimensionali. Jeremy Nigri, ricercatore postdottorale e primo autore dello studio, spiega come le immagini bidimensionali mostrassero le fibre nervose come piccoli punti dispersi, mentre le ricostruzioni tridimensionali hanno rivelato una rete nervosa densa e interconnessa, intrecciata attraverso le lesioni e avvolta intorno ai myCAF. Questa visualizzazione ha rappresentato un momento di svolta nella comprensione dell'architettura tissutale delle lesioni pre-cancerose pancreatiche.
L'analisi condotta su modelli murini e cellule umane ha identificato un circolo vizioso tra myCAF e sistema nervoso simpatico, responsabile della risposta di "attacco o fuga" dell'organismo. I myCAF rilasciano molecole segnale che attirano le fibre nervose simpatiche, le quali a loro volta secernono norepinefrina, un neurotrasmettitore che si lega ai recettori sui fibroblasti provocando un rapido aumento dei livelli intracellulari di calcio. Questa impennata di calcio amplifica ulteriormente l'attivazione dei myCAF, stimolando la crescita pre-cancerosa e richiamando simultaneamente nuove fibre nervose, in un meccanismo autoalimentante che accelera lo sviluppo tumorale.
Per verificare la rilevanza funzionale di questa interazione, i ricercatori hanno condotto esperimenti di interruzione selettiva dell'attività nervosa simpatica mediante neurotossine specifiche. I risultati hanno documentato una riduzione del 50% della crescita tumorale, accompagnata da una marcata diminuzione dell'attivazione dei fibroblasti. Questi dati suggeriscono che l'asse nervo-fibroblasto non sia semplicemente correlato alla progressione del cancro pancreatico, ma ne rappresenti un elemento causalmente determinante già nelle fasi iniziali.
Le implicazioni terapeutiche di questa scoperta sono particolarmente rilevanti. Poiché l'interazione tra myCAF e nervi si manifesta in una finestra temporale molto precoce, prima della formazione di tumori conclamati, intervenire su questo meccanismo potrebbe rappresentare una strategia preventiva o di rallentamento della progressione. I ricercatori ipotizzano che farmaci già approvati per altre indicazioni, come il doxazosin (un bloccante dei recettori adrenergici), potrebbero essere riposizionati in combinazione con chemioterapia o immunoterapia per colpire questo circuito patologico.
Il passo successivo della ricerca si concentrerà sulla caratterizzazione molecolare dettagliata del dialogo tra fibroblasti e nervi, con l'obiettivo di identificare bersagli terapeutici specifici. Sostenuta da organizzazioni come la Lustgarten Foundation e la Pancreatic Cancer Action Network, questa linea di ricerca mira a tradurre le scoperte di base in protocolli clinici che possano finalmente migliorare la prognosi di una neoplasia che continua a presentare tassi di sopravvivenza tra i più bassi in oncologia.