Il cancro al pancreas rappresenta una delle sfide più complesse della medicina moderna, con un tasso di sopravvivenza a cinque anni inferiore al 10% e una resistenza notevole ai trattamenti convenzionali. Mentre la comunità scientifica cerca nuove strategie terapeutiche, un gruppo di ricercatori dell'Università di Hiroshima ha scoperto che un dolcificante naturale molto comune, quando sottoposto a un particolare processo di fermentazione, potrebbe trasformarsi in un'arma inaspettata contro questa malattia devastante. La scoperta, pubblicata sull'International Journal of Molecular Sciences, apre prospettive completamente nuove nell'utilizzo della stevia oltre il suo ruolo tradizionale di sostituto dello zucchero.
La fermentazione che cambia tutto
Il team guidato dal professor Masanori Sugiyama ha dimostrato che l'estratto di foglie di stevia, quando fermentato con batteri lattici isolati dalle foglie di banano, acquisisce proprietà citotossiche specifiche contro le cellule tumorali pancreatiche. La chiave del successo risiede nel ceppo Lactobacillus plantarum SN13T, che attraverso la fermentazione modifica strutturalmente l'estratto vegetale, producendo metaboliti bioattivi con capacità anticancerogene potenziate.
Il laboratorio di Sugiyama vanta un'esperienza consolidata nell'isolamento e valutazione di oltre 1.300 ceppi di batteri lattici provenienti da frutti, verdure, fiori e piante medicinali. "Per migliorare l'efficacia farmacologica degli estratti vegetali naturali, la biotrasformazione microbica è emersa come strategia efficace", spiega il ricercatore, sottolineando come questo approccio rappresenti un'evoluzione significativa nella medicina erboristica applicata alla prevenzione e terapia del cancro.
Selettività contro le cellule maligne
Gli esperimenti condotti su linee cellulari commerciali hanno rivelato un aspetto particolarmente promettente della scoperta: l'estratto fermentato di stevia dimostra una citotossicità significativamente maggiore rispetto all'estratto non fermentato, ma solo contro le cellule tumorali pancreatiche PANC-1. Le cellule renali embrionali umane sane HEK-293, utilizzate come controllo, hanno mostrato una resistenza notevole al trattamento, subendo inibizioni minime anche alle concentrazioni più elevate testate.
Il meccanismo d'azione è stato identificato nell'estere metilico dell'acido clorogenico (CAME), il composto attivo che emerge dal processo di fermentazione. Durante la trasformazione microbica, la concentrazione di acido clorogenico nell'estratto diminuisce di sei volte, indicando una conversione enzimatica specifica operata dai batteri. "Questa trasformazione microbica è probabilmente dovuta a enzimi specifici presenti nel ceppo batterico utilizzato", precisa il coautore Narandalai Danshiitsoodol, professore associato del Dipartimento di Scienza Probiotica per la Medicina Preventiva.
Verso nuove strategie terapeutiche
I dati raccolti dimostrano che il CAME presenta una tossicità cellulare superiore e effetti pro-apoptotici più marcati rispetto all'acido clorogenico in forma pura, incoraggiando la morte programmata delle cellule tumorali pancreatiche. Questo rappresenta un vantaggio considerevole nella lotta contro un tumore caratterizzato da alta invasività e tendenza alle metastasi, oltre che da una resistenza significativa a chirurgia, radioterapia e chemioterapia.
Il prossimo passo della ricerca prevede la sperimentazione su modelli murini per comprendere meglio l'efficacia di diverse concentrazioni in un sistema biologico completo. I ricercatori intendono valutare come il trattamento si comporti nell'organismo intero, aprendo la strada a possibili applicazioni cliniche future. La scoperta offre anche una nuova prospettiva di ricerca sull'utilizzo dei probiotici come agenti antitumorali naturali, ampliando significativamente le potenzialità terapeutiche di questi microrganismi benefici.
L'incidenza e la mortalità del cancro pancreatico continuano a crescere globalmente, rendendo urgente l'identificazione di nuovi composti anticancro efficaci, particolarmente quelli derivati da piante medicinali. Questa ricerca rappresenta un contributo sostanziale alla comprensione dei meccanismi d'azione dei batteri lattici nella fermentazione di estratti vegetali, offrendo prospettive concrete per lo sviluppo di terapie innovative basate su risorse naturali.