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Antica siccità sterminò gli “hobbit” 61.000 anni fa

Un nuovo studio collega un periodo di aridità estrema alla scomparsa di Homo floresiensis sull’isola indonesiana di Flores.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 20/02/2026 alle 08:25

La notizia in un minuto

  • La scomparsa di Homo floresiensis, gli "hobbit" di Flores, fu probabilmente causata da una siccità prolungata tra 61.000 e 55.000 anni fa che trasformò radicalmente l'ecosistema in cui avevano prosperato per oltre 140.000 anni
  • L'analisi delle stalagmiti e degli isotopi dell'ossigeno nei fossili di elefanti pigmei documenta come la riduzione delle precipitazioni causò il collasso simultaneo delle risorse idriche e delle prede, costringendo gli hobbit ad abbandonare la grotta di Liang Bua
  • Il cambiamento climatico potrebbe aver preparato il terreno per un incontro fatale con Homo sapiens, che proprio in quel periodo stava espandendosi attraverso il Sud-Est asiatico

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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La scomparsa di Homo floresiensis, la specie umana di piccola statura scoperta sull'isola indonesiana di Flores e soprannominata "hobbit", potrebbe essere stata causata da un drastico cambiamento climatico che trasformò radicalmente l'ecosistema in cui questi ominidi avevano prosperato per oltre 140.000 anni. Un nuovo studio pubblicato su Communications Earth & Environment e condotto da un team internazionale che include ricercatori dell'Università di Wollongong, in Australia, fornisce evidenze convincenti che una siccità prolungata, durata migliaia di anni, abbia costretto questi antichi umani ad abbandonare la grotta di Liang Bua, loro rifugio storico, contribuendo probabilmente alla loro estinzione definitiva avvenuta circa 50.000 anni fa.

La ricerca si basa su un approccio metodologico innovativo che combina l'analisi geochimica delle stalagmiti presenti nella grotta con lo studio degli isotopi dell'ossigeno estratti dallo smalto dentale fossile di Stegodon florensis insularis, una specie di elefante pigmeo che costituiva una delle principali prede cacciate da Homo floresiensis. Le stalagmiti, formazioni minerali che crescono nel tempo grazie ai depositi lasciati dall'acqua che gocciola dal soffitto delle caverne, agiscono come archivi naturali delle condizioni climatiche passate, registrando nelle loro strutture chimiche le variazioni delle precipitazioni nel corso dei millenni. Parallelamente, l'analisi isotopica dei fossili di Stegodon ha rivelato informazioni cruciali sulla disponibilità di acqua fluviale superficiale, essenziale per la sopravvivenza sia degli animali che dei loro predatori umani.

I dati raccolti documentano l'inizio di una tendenza all'inaridimento che ebbe inizio circa 76.000 anni fa, intensificandosi in una siccità severa e prolungata tra 61.000 e 55.000 anni fa. Questo periodo critico coincide temporalmente con la scomparsa di Homo floresiensis dai depositi archeologici di Liang Bua. Come spiega il professor Mike Gagan dell'Università di Wollongong, primo autore dello studio: "L'ecosistema attorno a Liang Bua divenne drammaticamente più arido nel periodo in cui Homo floresiensis scomparve. Le precipitazioni estive diminuirono e i letti dei fiumi divennero stagionalmente asciutti, mettendo sotto stress sia gli hobbit che le loro prede".

L'impatto ecologico della siccità si manifestò con particolare evidenza circa 61.000 anni fa, quando le popolazioni di elefanti pigmei subirono un declino drastico e improvviso. Questi animali, che rappresentavano una risorsa alimentare fondamentale per Homo floresiensis, dipendevano fortemente dall'acqua fluviale che divenne sempre più scarsa con l'aggravarsi delle condizioni di aridità. La contemporanea riduzione dell'acqua superficiale disponibile, della popolazione di Stegodon e la successiva assenza di tracce di Homo floresiensis testimoniano gli effetti cumulativi dello stress ecologico che colpì l'intera catena trofica della regione.

Acqua superficiale, Stegodon e Homo floresiensis declinano simultaneamente, dimostrando gli effetti composti dello stress ecologico

La scoperta si inserisce nel contesto più ampio della ricerca su Homo floresiensis, una specie che ha rivoluzionato le nostre conoscenze sull'evoluzione umana fin dalla sua identificazione nel 2003 nella grotta di Liang Bua. Con un'altezza stimata di circa un metro e caratteristiche anatomiche peculiari, questi ominidi hanno sfidato le teorie consolidate sulla diversità del genere Homo. Come sottolinea il dottor Gert van den Berg, ricercatore onorario dell'Università di Wollongong: "La competizione per acqua e cibo in diminuzione probabilmente costrinse gli hobbit ad abbandonare Liang Bua". L'abbandono della grotta non significò necessariamente la sopravvivenza della specie: le condizioni ambientali avverse che li costrinsero a migrare potrebbero aver innescato una serie di eventi che portarono alla loro estinzione definitiva.

Un elemento ulteriore che complica il quadro della scomparsa di Homo floresiensis è la possibile sovrapposizione temporale con l'arrivo di Homo sapiens nell'arcipelago indonesiano. Le evidenze fossili indicano che gli hobbit abitavano Flores prima della presenza documentata degli umani moderni sull'isola, ma proprio nel periodo della loro scomparsa Homo sapiens stava espandendosi attraverso le isole del Sud-Est asiatico. Secondo Gagan, "è possibile che mentre gli hobbit si spostavano alla ricerca di acqua e prede, abbiano incontrato umani moderni. In questo senso, il cambiamento climatico potrebbe aver preparato il terreno per la loro scomparsa finale".

Lo studio evidenzia come le trasformazioni ambientali possano determinare il destino evolutivo delle specie, anche quelle umane. Nel caso di Homo floresiensis, la riduzione delle precipitazioni ridisegnò completamente l'ecosistema che aveva sostenuto questi ominidi per millenni, dimostrando la vulnerabilità delle popolazioni adattate a nicchie ecologiche specifiche di fronte a mutamenti climatici rapidi e intensi. Le implicazioni di questa ricerca si estendono oltre la comprensione del passato: lo studio offre una prospettiva preziosa su come le variazioni climatiche abbiano influenzato la storia evolutiva del genere Homo e su quanto le condizioni ambientali possano essere determinanti per la sopravvivenza di popolazioni umane anche in contesti insulari relativamente isolati. Ulteriori ricerche archeologiche e paleoclimatiche sull'isola di Flores potrebbero chiarire se Homo floresiensis sopravvisse in altri siti dopo aver lasciato Liang Bua o se la siccità che colpì la regione segnò effettivamente la fine di questa straordinaria specie umana.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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