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Senza neve le foreste assorbono meno CO2, lo dice uno studio

La perdita di manto nevoso nelle foreste temperate rallenterà la crescita e ridurrà la capacità di assorbire carbonio dall'atmosfera per il cambiamento climatico.

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Avatar di Patrizio Coccia

a cura di Patrizio Coccia

Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 23/07/2025 alle 14:07

La notizia in un minuto

  • La scomparsa del manto nevoso nelle foreste temperate del Nord America riduce drasticamente la loro capacità di assorbire CO2, un fenomeno trascurato dai modelli climatici attuali
  • Senza la protezione della neve, i cicli di gelo-disgelo danneggiano le radici degli alberi, riducendo la crescita della metà rispetto alle condizioni con solo riscaldamento estivo
  • La perdita prevista del manto nevoso entro fine secolo potrebbe ridurre lo stoccaggio di carbonio di oltre un milione di tonnellate all'anno nel solo Nord-Est americano

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Le foreste temperate del Nord America stanno per affrontare una sfida climatica sottovalutata che potrebbe compromettere il loro ruolo di alleate nella lotta contro il cambiamento climatico. Mentre gli scienziati si concentrano sui benefici del riscaldamento per la crescita degli alberi durante le stagioni calde, una ricerca dell'Università di Boston rivela come la scomparsa della coltre nevosa invernale possa ridurre drasticamente la capacità di questi ecosistemi di assorbire anidride carbonica dall'atmosfera. Il fenomeno, già in corso nelle regioni del Nord-Est degli Stati Uniti, rappresenta una variabile cruciale che i modelli climatici attuali non stanno considerando adeguatamente.

Il paradosso dell'inverno che scompare

La perdita del manto nevoso rappresenta uno degli aspetti più trascurati del riscaldamento globale nelle zone temperate. Come spiega Elizabeth Burakowski dell'Università del New Hampshire, la scomparsa di giornate con neve profonda interesserà la maggior parte del territorio statunitense entro la fine del secolo, con conseguenze che si estendono ben oltre l'immaginario delle tradizionali cartoline invernali. La neve, infatti, funziona come una coperta isolante naturale che protegge il suolo forestale dalle escursioni termiche più estreme.

Per comprendere meglio questi cambiamenti legati al freddo, il team di ricerca guidato da Emerson Conrad-Rooney ha condotto un esperimento decennale simulando un aumento delle temperature globali di 5°C su aceri rossi in una foresta sperimentale del New Hampshire. L'approccio metodologico ha previsto la creazione di diverse parcelle sperimentali: alcune riscaldate solo durante la stagione di crescita, altre sottoposte anche alla rimozione della neve invernale.

Radici sotto stress: i danni nascosti del gelo

I risultati hanno rivelato un quadro complesso che sfida le previsioni ottimistiche sui benefici del riscaldamento climatico per le foreste. Pur registrando una crescita superiore rispetto agli alberi lasciati nelle condizioni naturali, gli aceri delle parcelle private della protezione nevosa hanno mostrato una crescita significativamente inferiore - circa la metà - rispetto a quelli esposti solo al riscaldamento estivo. La causa di questa differenza risiede nei danni alle radici provocati dai cicli di gelo e disgelo cui il terreno rimane esposto senza la protezione della neve.

La neve agisce come una coperta isolante per impedire al suolo di congelare

Questo meccanismo distruttivo si manifesta attraverso l'alternanza continua tra temperature sotto e sopra lo zero, un fenomeno che le radici degli alberi non sono evolutivamente preparate ad affrontare con la stessa intensità che caratterizzerà il clima futuro. Come sottolinea Conrad-Rooney, "con meno neve, ci sono più cicli di gelo-disgelo" che compromettono l'integrità dell'apparato radicale.

Un milione di tonnellate di carbonio perduto

Estendendo i risultati dello studio alle foreste simili dell'intero Nord-Est americano, i ricercatori stimano che la perdita del manto nevoso prevista entro fine secolo potrebbe ridurre lo stoccaggio di carbonio di poco più di un milione di tonnellate all'anno. Si tratta di una cifra che assume particolare rilevanza se confrontata con gli attuali modelli climatici, i quali non tengono conto della scomparsa della neve nelle loro proiezioni sulla capacità di assorbimento carbonico delle foreste.

La ricerca evidenzia quindi un gap significativo nella comprensione scientifica del ruolo degli ecosistemi forestali nel ciclo del carbonio. Come osserva Conrad-Rooney, "le proiezioni attuali non stanno incorporando questa complessità del cambiamento climatico invernale, quindi probabilmente stanno sovrastimando quello che sarà lo stoccaggio futuro di carbonio".

Oltre il Nord-Est: la sfida della modellazione ecologica

Tuttavia, gli esperti invitano alla cautela nell'estendere questi risultati a tutti gli ecosistemi forestali coperti da neve. David Bowling dell'Università dello Utah sottolinea come non tutte le foreste innevate risponderanno alla perdita del manto nevoso nello stesso modo delle foreste decidue del Nord-Est. La modellazione accurata delle diverse risposte ecologiche rimane una sfida complessa, considerando la molteplicità dei fattori in cambiamento.

Nonostante queste limitazioni, lo studio rappresenta un passo importante verso una comprensione più completa degli effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi forestali. Come conclude Burakowski, "i manti nevosi che vanno e vengono durante l'inverno diminuiscono le condizioni stabili del suolo di cui i nostri ecosistemi del nord-est hanno bisogno per lo stoccaggio a lungo termine del carbonio".

Fonte dell'articolo: www.newscientist.com

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