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Una scoperta ridefinisce la spintronica moderna

Esperimenti indicano che l’UMR nasce dallo scattering elettronico alle interfacce, non dalle correnti di spin ipotizzate dal modello SMR.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 11/02/2026 alle 08:25

La notizia in un minuto

  • Una ricerca pubblicata su National Science Review mette in discussione oltre un decennio di interpretazioni sulla magnetoresistenza inusuale, dimostrando che l'effetto non dipende dalle correnti di spin ma dallo scattering elettronico all'interfaccia controllato da magnetizzazione e campo elettrico
  • Il nuovo modello a due vettori proposto dai professori Lijun Zhu e Xiangrong Wang spiega segnali magnetoresistivi osservati anche in singoli strati di metalli magnetici, dove la teoria tradizionale SMR prevede effetti nulli o trascurabili
  • La scoperta potrebbe rivoluzionare la progettazione dei dispositivi spintronici, dalla memoria magnetica ai transistor di spin, orientando diversamente la scelta dei materiali e l'ingegnerizzazione delle interfacce

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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La spintronica, disciplina che sfrutta lo spin degli elettroni per sviluppare dispositivi elettronici avanzati, si trova oggi a fare i conti con una scoperta che potrebbe riscrivere uno dei suoi paradigmi fondamentali. Per oltre un decennio, la comunità scientifica ha interpretato un fenomeno noto come magnetoresistenza inusuale (UMR) attraverso il modello della magnetoresistenza da effetto Hall di spin (SMR), che attribuisce le variazioni di resistenza elettrica nei metalli pesanti alla generazione di correnti di spin all'interfaccia con materiali magnetici. Tuttavia, una ricerca pubblicata su National Science Review presenta evidenze sperimentali che indicano un'origine completamente diversa del fenomeno, mettendo in discussione anni di interpretazioni consolidate e aprendo nuove prospettive nella comprensione del trasporto elettronico nei sistemi magnetici.

L'effetto UMR si manifesta quando un metallo pesante viene posto in prossimità di un isolante magnetico: la resistenza elettrica del primo varia in funzione dell'orientamento della magnetizzazione nel piano perpendicolare al flusso di corrente. Questo comportamento è stato tradizionalmente spiegato attraverso la teoria SMR, sviluppata per descrivere il trasferimento di momento angolare di spin tra materiali adiacenti. Il modello SMR è diventato negli anni la chiave interpretativa dominante per un'ampia gamma di esperimenti, dalle misure di magnetoresistenza alla risonanza ferromagnetica indotta da spin-torque, dai sensori di campo magnetico fino ai meccanismi di inversione della magnetizzazione.

Con l'accumularsi dei dati sperimentali, tuttavia, sono emerse incongruenze significative. La magnetoresistenza inusuale è stata rilevata in pressoché tutti i sistemi magnetici esaminati, inclusi quelli privi di materiali che presentano effetto Hall di spin, condizione considerata essenziale per l'applicabilità della teoria SMR. Per spiegare queste anomalie, i ricercatori hanno progressivamente proposto una serie di meccanismi alternativi, tutti ancorati al concetto di correnti di spin: magnetoresistenza Rashba-Edelstein, magnetoresistenza spin-orbita, magnetoresistenza Hall anomala, magnetoresistenza orbitale Hall, magnetoresistenza da simmetria cristallina e magnetoresistenza Hanle. Questa proliferazione di modelli teorici, ciascuno progettato per interpretare specifiche configurazioni sperimentali, ha evidenziato le limitazioni del quadro teorico esistente.

L'effetto di magnetoresistenza inusuale non dipende dalle correnti di spin, ma dallo scattering degli elettroni all'interfaccia controllato simultaneamente dalla magnetizzazione e dal campo elettrico

Il professor Lijun Zhu dell'Istituto dei Semiconduttori presso l'Accademia Cinese delle Scienze e il professor Xiangrong Wang dell'Università Cinese di Hong Kong hanno condotto una serie di esperimenti che forniscono la prima conferma sperimentale robusta di un modello alternativo denominato magnetoresistenza a due vettori. Secondo questo approccio, l'UMR origina dai processi di scattering elettronico che avvengono alle interfacce tra materiali, dove sia la magnetizzazione sia il campo elettrico locale influenzano simultaneamente la traiettoria degli elettroni. Questo meccanismo, fondamentalmente diverso da quelli basati sulle correnti di spin, elimina molte delle complessità e delle contraddizioni presenti nei modelli precedenti.

Gli esperimenti hanno prodotto risultati particolarmente significativi: segnali di magnetoresistenza inusuale di notevole intensità sono stati osservati anche in singoli strati di metalli magnetici, configurazioni dove la teoria SMR prevede effetti trascurabili o nulli. I ricercatori hanno inoltre identificato contributi di ordine superiore nell'espressione matematica dell'effetto e hanno verificato la validità di una regola di somma universale che descrive il comportamento complessivo della magnetoresistenza. Tutte queste caratteristiche concordano con le previsioni del modello a due vettori, senza necessità di invocare meccanismi legati al trasporto di spin.

La portata dello studio non si limita alla presentazione di nuovi dati sperimentali. I due scienziati hanno condotto una rianalisi sistematica della letteratura scientifica degli ultimi anni, dimostrando che numerosi risultati storicamente attribuiti alla magnetoresistenza Hall di spin o ad altri fenomeni correlati alle correnti di spin possono essere reinterpretati in modo coerente attraverso il framework della magnetoresistenza a due vettori. Particolarmente rilevante è l'identificazione di diverse osservazioni sperimentali e predizioni teoriche che si rivelano incompatibili con i modelli basati sulle correnti di spin, ma trovano spiegazione naturale nel nuovo approccio proposto.

Le implicazioni di questa ricerca si estendono ben oltre il dibattito teorico sulla natura della magnetoresistenza inusuale. La spintronica moderna ha investito risorse considerevoli nello sviluppo di dispositivi basati sulla manipolazione delle correnti di spin, dalla memoria magnetica non volatile ai transistor di spin. Una comprensione più accurata dei meccanismi fisici alla base degli effetti magnetoresistivi potrebbe orientare diversamente la progettazione di questi dispositivi, suggerendo strategie alternative per l'ingegnerizzazione delle interfacce e la scelta dei materiali. Il modello a due vettori, grazie alla sua maggiore universalità, promette inoltre di semplificare l'interpretazione di esperimenti complessi e di ridurre la necessità di ipotesi aggiuntive specifiche per ciascuna configurazione sperimentale.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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