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I segni di vita aliena sull'esopianeta K2-18b sono quasi scomparsi

Le nuove analisi del telescopio spaziale James Webb ridimensionano le presunte biosignature del pianeta, rivelando che potrebbero avere origini chimiche.

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Avatar di Patrizio Coccia

a cura di Patrizio Coccia

Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 12/08/2025 alle 12:18

La notizia in un minuto

  • Le nuove osservazioni del telescopio James Webb non confermano la presenza di biosignature su K2-18b, contraddicendo le scoperte iniziali di dimetil solfuro che sembravano indicare possibili forme di vita aliena
  • La comunità scientifica rimane divisa: mentre il team originale mantiene cautele ottimistiche, altri ricercatori sottolineano l'assenza di evidenze statistiche convincenti per le molecole precedentemente identificate
  • La scoperta che processi chimici non biologici possono produrre le stesse molecole ridimensiona il loro valore como indicatori di vita, anche se K2-18b conferma la presenza abbondante di acqua

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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La ricerca di vita su K2-18b, pianeta a 124 anni luce dalla Terra, ha subito un ridimensionamento dopo le nuove analisi del telescopio spaziale James Webb. Le presunte biosignature - dimetil solfuro (DMS) e dimetil disolfuro (DMDS) - identificate ad aprile dal team di Nikku Madhusudhan (Università di Cambridge) non trovano più conferma. Queste molecole, sulla Terra prodotte solo da organismi viventi, avevano alimentato ipotesi sull’esistenza di vita extraterrestre, ma verifiche indipendenti con modelli statistici differenti non hanno replicato i risultati.

Nuove osservazioni e risultati negativi

Il nuovo studio, condotto da Renyu Hu (California Institute of Technology) in collaborazione con lo stesso Madhusudhan, ha utilizzato la camera nel vicino infrarosso del James Webb per analizzare la luce filtrata dall’atmosfera del pianeta. 

I dati non hanno mostrato alcuna evidenza statistica della presenza di DMS, con Hu che ha sottolineato come il segnale, se esiste, sia troppo debole per trarre conclusioni. Madhusudhan rimane cauto ma più ottimista, sostenendo che i nuovi dati, confrontati con osservazioni nel vicino infrarosso del 2023, rafforzerebbero leggermente l’ipotesi, pur senza permettere affermazioni definitive.

Scetticismo della comunità scientifica

Altri esperti si mostrano più critici: Luis Welbanks (Arizona State University) afferma che lo studio “è molto chiaro” nel non rilevare DMS, mentre Sara Seager (MIT) osserva che il livello statistico riportato “non è considerato una detection”.

A peggiorare le prospettive, studi recenti hanno evidenziato che in atmosfere ricche di idrogeno il DMS può essere prodotto anche da processi chimici abiotici, riducendone il valore come indicatore esclusivo di vita. Jake Taylor (Università di Oxford) ritiene che la maggiore precisione delle misurazioni non abbia migliorato la rilevabilità della molecola, pur lasciando aperta la possibilità che future osservazioni nel medio infrarosso forniscano dati più dettagliati.

Nonostante l’assenza di conferme per le biosignature, il pianeta continua a mostrare forti evidenze di acqua, metano e anidride carbonica. L’acqua, fondamentale per la vita, potrebbe trovarsi sotto forma di oceani, vapore atmosferico o essere intrappolata all’interno del pianeta, ma al momento non ci sono prove dirette di attività biologica.

Fonte dell'articolo: www.newscientist.com

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