10 0 9 Huawei Mate 20 Pro
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Recensione Huawei Mate 20 Pro: un punto di riferimento per le foto in notturna, interfaccia ancora da migliorare

RAM
6 GB
Archiviazione
128 GB
Schermo
6,39" - 1.440 x 3.120
Fotocamera posteriore
Tripla cam, 40 MP + 20 MP + 8 MP
Batteria
4.200

Pagina 1: Recensione Huawei Mate 20 Pro: un punto di riferimento per le foto in notturna, interfaccia ancora da migliorare

Huawei ha fatto centro. Il Mate 20 Pro è semplicemente il miglior smartphone per fare fotografie, soprattutto in notturna. L’avevo in parte intuito fin dalla prima volta in cui l’ho utilizzato, come raccontato nella nostra anteprima., ed è anche per questo che ho deciso di assegnargli il nostro Award. La scheda tecnica prometteva bene di per sé, e alla prova dei fatti il dispositivo non ha deluso. Arriva in Italia a 1.099 euro per scontrarsi direttamente con il Galaxy Note 9 di Samsung e l’iPhone XS Max di Apple. Una sfida al vertice nella quale, questa volta, l’azienda cinese può avere la meglio.

Il progetto del Mate 20 Pro affonda le basi su quello del P20 Pro, top di gamma Huawei per la prima parte del 2018. Con quello smartphone il gigante di Shenzen ha compiuto un vero e proprio salto di qualità nelle prestazioni fotografiche, ambito in cui Samsung e Apple avevano storicamente una marcia in più. Nel nuovo dispositivo questo aspetto è stato ulteriormente affinato, ma i miglioramenti hanno riguardato anche le prestazioni, il display, la qualità costruttiva.

Non siamo difronte a un prodotto perfetto, qualche difetto c’è, anche se non macroscopico. Come spesso accade con i top di gamma, la chiave è comprendere se ci sia la reale esigenza di spendere cifre del genere in base all’utilizzo che si deve fare dello smartphone. Oggi i veri concorrenti di questi dispositivi non sono tanto gli altri prodotti della stessa fascia di prezzo, quanto piuttosto quelli che offrono un’esperienza utente convincente anche a 300 euro.

Fotocamera, un nuovo punto di riferimento

Huawei ha mantenuto la configurazione con tre sensori posteriori – disposti a quadrato con il flash anziché in verticale come sul P20 Pro – ma questa volta ha eliminato quello in bianco e nero sostituendolo con uno grandangolare. C’è dunque il principale da 40 Megapixel e apertura f/1.8 accoppiato al secondario da 8 Megapixel con teleobiettivo f/2.4 (l’unico con stabilizzatore ottico). Il terzo è da 20 Megapixel con apertura f/2.2 e ottica grandangolare a 120°.

Il comparto fotografico è ovviamente coadiuvato dagli algoritmi di intelligenza artificiale, che Huawei ha ulteriormente affinato. Gli scatti in diurna sono di primissimo livello (c’è la possibilità di scattare macro ad appena 2.5 cm dal soggetto), quelli in notturna sorprendenti. Questo è possibile grazie alla modalità notte, mutuata sempre dal P20 Pro: lo smartphone esegue un’esposizione di ben 5 secondi senza alcuna necessità di un treppiedi –  che normalmente servirebbe per eliminare i tremolii della mano – tirando fuori luminosità anche nelle scene più buie.

E poi c’è la possibilità di un zoom ottico a 5X grazie al teleobiettivo da 8 Megapixel. In questo caso, devo dire che fino al 3X sembra effettivamente non esserci alcuna perdita di dettaglio, che invece subentra superando questa soglia. Si tratta comunque di una possibilità molto comoda nell’utilizzo quotidiano, che di fatto sottolinea la differenza rispetto alle aziende che hanno scelto di proseguire con l’approccio a un unico sensore (vedi Google e Sony con Pixel 3 e Xperia XZ3).

Davvero divertente avere a disposizione una fotocamera con ottica grandangolare. Torna utile in tantissime situazioni –  state fotografando un monumento, non riuscite a inquadrarlo tutto, passate al grandangolo ed è fatta, senza necessità di allontanarvi – e consente ti tirar fuori scatti di grande effetto. Si nota qualche leggera distorsione ai lati, soprattutto in notturna, ma nulla di trascendentale. Peraltro, anche con questo sensore è possibile utilizzare la modalità notte.

Miglioramenti anche per i video, soprattutto per quanto riguarda la cattura dell’audio. I filmati li trovo ancora un passo indietro rispetto alla concorrenza –  vedi iPhone XS e XS Max – soprattutto in notturna. Peraltro, mi sarei aspettato il raggiungimento dei 60 fps in risoluzione 4K, mentre invece Mate 20 Pro si ferma ancora ai 30 fps. Insomma, Huawei deve ancora lavorare in quest’ambito. Presente anche la modalità super slow-motion a 960 fps, che si ferma ai 720p e che necessità di tanta luce per ottenere buoni risultati visivi.

La fotocamera frontale da 24 Megapixel con obiettivo f/2.0 fa egregiamente il proprio dovere. Inoltre, in questo modello Huawei ha introdotto il riconoscimento 3D del volto, che funziona molto bene anche in notturna. Tutti i sensori coinvolti in questa modalità di sblocco vengono poi utilizzati in ambito fotografico, ad esempio, per l’ormai nota modalità ritratto o per l’effetto bokeh (sfondo sfocato), che vengono ben eseguiti dal Mate 20 Pro.

Display al top, design con qualche compromesso

Il Mate 20 Pro può contare su uno schermo AMOLED da 6,39 pollici con risoluzione di 3.120 x 1.440 pixel – rapporto di forma in 19.5:9, mentre il P20 Pro si fermava al Full-HD+. Non ci sono dubbi sul fatto che Huawei abbia compiuto un netto passo in avanti in quest’ambito, e non è una questione semplicemente legata alla risoluzione. Contrasti e luminosità sono di alto livello, il pannello risulta perfettamente visibile all’aperto anche nelle giornate assolate, il vetro anteriore trattiene pochissimo le impronte.

La riproduzione dei colori, che si può comunque controllare via software, è impostata di default sulla modalità “intensa”. La gamma cromatica appare molto satura in alcune situazioni, come sempre un qualcosa che può piacere o meno a seconda dei gusti. Cambiando la modalità su “normale”, il fenomeno si attenua, ma in generale l’approccio di Huawei è stato quello di tarare il pannello per puntare soprattutto su colori accesi.

Gli angoli del display sono arrotondati e i bordi laterali curvi. Quest’ultimo aspetto comporta il fenomeno di “curvatura del testo” quando magari, per necessità, si sta leggendo un articolo e ci si muove proprio sui lati dello schermo. Personalmente non ho mai amato molto questo effetto, ma anche qui siamo su piani soggettivi. In generale comunque lo schermo del Mate 20 Pro non ha nulla da invidiare a quello dei diretti concorrenti, siamo certamente su alti livelli.

Questo grande display è incastonato in una scocca in vetro, con dimensioni pari a 157.8 x 72.3 x 8.6 mm, per cui vicini alle dimensioni di iPhone XS Max – 157.5 x 77.4 x 7.7 mm. Difficile utilizzarlo con una sola mano, ma comunque non è particolarmente scivoloso grazie al grip garantito dalla finitura della parte posteriore. I bordi curvi del pannello anteriore causano, saltuariamente, tocchi involontari sul display, soprattutto quando lo si posiziona in orizzontale per scattare una fotografia: capita di uscire dall’applicazione senza volerlo.

C’è il notch, che si può nascondere via software. Le cornici sono davvero ridotte, grazie anche al posizionamento del sensore biometrico nel display. Rispetto a quelli classici richiede una maggiore pressione con il dito per il riconoscimento, ma devo dire che funziona molto bene, è sempre veloce e riesce a scansionare l’impronta anche quando si hanno le mani sporche o bagnate.

Tra l’altro la riduzione delle cornici ha spinto Huawei a un compromesso anche per quanto riguarda la parte audio. L’altoparlante è stato infatti posizionato all’interno della porta USB-C utilizzata per la ricarica. Assieme alla capsula auricolare (la griglia superiore che solitamente si utilizza per le telefonate) garantisce un effetto stereo tutto sommato convincente, ma il volume non è elevato come alcuni diretti concorrenti (pensiamo al Pixel 3 XL). Ottima la ricezione, come da tradizione per l’azienda cinese.