Il rilancio di Siri in versione potenziata dall'intelligenza artificiale continua ad accumulare ritardi, con Apple che si trova ora costretta a ripensare completamente la strategia di distribuzione. Secondo quanto riportato da Mark Gurman di Bloomberg, i test interni hanno rivelato problemi critici nelle prestazioni dell'assistente virtale ridisegnato, spingendo l'azienda di Cupertino ad abbandonare l'idea di un lancio unitario in favore di un rilascio graduale distribuito su mesi. Una battuta d'arresto significativa per un progetto che doveva rappresentare la risposta di Apple all'avanzata dei chatbot AI e che invece si rivela tecnicamente più complesso del previsto.
I problemi emersi durante la fase di testing sono tutt'altro che marginali. L'assistente ridisegnato ha mostrato tempi di risposta eccessivamente lunghi nell'esecuzione dei comandi e in alcuni casi ha fallito completamente nell'elaborazione delle richieste degli utenti. Le prestazioni si sono rivelate così lontane dagli standard qualitativi richiesti che il team di sviluppo ha stimato necessari mesi aggiuntivi di lavoro prima di poter considerare il prodotto pronto per il mercato. Una situazione che ha costretto Apple a rivedere radicalmente i piani di distribuzione.
La roadmap originale prevedeva il debutto della nuova Siri a marzo 2026 attraverso l'aggiornamento iOS 26.4, dopo che già nel 2025 l'azienda aveva ammesso ritardi rispetto alla tabella di marcia iniziale. Ora però la strategia cambia: invece di un rilascio completo, gli utenti riceveranno le nuove funzionalità in modo frammentato attraverso aggiornamenti successivi. Alcune capacità potrebbero arrivare effettivamente a marzo, altre con iOS 26.5 previsto per maggio, mentre il pacchetto completo potrebbe non essere disponibile prima di iOS 27 nella seconda metà dell'anno.
Le funzionalità promesse da Apple quando ha presentato la nuova Siri nel 2025 sono ambiziose e puntano a trasformare l'assistente in uno strumento di produttività avanzato. Tra le capacità annunciate figurano la ricerca intelligente di foto specifiche all'interno della libreria, il tracciamento automatico di dettagli e informazioni, l'aggiunta di dati alle schede contatto, l'editing fotografico tramite comandi vocali e la sintesi di note da trasformare in email. Funzioni che richiedono un'elaborazione AI sofisticata e che evidentemente stanno ponendo sfide tecniche superiori alle aspettative.
Un elemento chiave della strategia di Apple è emerso a gennaio di quest'anno con la conferma ufficiale della partnership con Google. La nuova Siri si baserà sui modelli Gemini per l'elaborazione del linguaggio naturale, una scelta che ha sorpreso molti analisti considerando la tradizionale preferenza di Cupertino per tecnologie sviluppate internamente. Nella dichiarazione ufficiale, Apple ha spiegato che "dopo un'attenta valutazione, Apple ha determinato che la tecnologia AI di Google fornisce le fondamenta più capaci per gli Apple Foundation Models ed è entusiasta delle nuove esperienze innovative che sbloccherà per gli utenti Apple". Una collaborazione che evidenzia la difficoltà anche per un gigante tecnologico come Apple di competere autonomamente nel campo degli LLM avanzati.
L'architettura prevista per la nuova Siri la avvicina concettualmente ai chatbot conversazionali come ChatGPT di OpenAI, con cui Apple ha già stabilito una partnership per l'integrazione in iOS. L'assistente dovrebbe essere in grado di gestire conversazioni contestuali complesse, mantenere il filo del discorso attraverso richieste multiple e comprendere comandi articolati che combinano più azioni. Un salto evolutivo rispetto all'attuale Siri, spesso criticata per le limitazioni nelle capacità di comprensione e la rigidità nelle interazioni.
Il ritardo accumulato da Apple nel campo dell'AI conversazionale rispetto ai concorrenti diventa sempre più evidente. Mentre Google Assistant e Alexa di Amazon hanno già integrato capacità AI generative avanzate, e Microsoft ha rivoluzionato Cortana trasformandolo in Copilot basato su ChatGPT, Cupertino si trova ancora nella fase di debug delle funzionalità di base. Per un'azienda che ha fatto della perfezione del software un elemento identitario, rilasciare un prodotto AI che non risponde agli standard qualitativi attesi rappresenterebbe un danno reputazionale significativo, giustificando probabilmente la cautela attuale.