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Avatar: Frontiers of Pandora | Recensione, un viaggio nel vivo e vibrante mondo dei Na'vi

Abbiamo provato Avatar: Frontiers of Pandora, il nuovo attesissimo titolo open-world ambientato nell'iconico mondo fantasy: ecco la nostra recensione.

Avatar di Giulia Serena

a cura di Giulia Serena

Editor

Quando vidi per la prima volta Avatar avevo nove anni e, per quanto sicuramente non riuscissi a comprendere appieno le tematiche politiche del film, rimasi assolutamente folgorata dall'opera di James Cameron, innamorandomi perdutamente di Pandora e dei suoi abitanti. Nel corso degli anni ho rivisitato varie volte la storia di Jake Sully, e a ogni visione ho fantasticato su come sarebbe stato poter mettere piede su Pandora ed esplorare quella terra tanto fantastica quanto surreale. 

Ebbene, dopo 14 anni, seppur in parte — purtroppo —, il mio sogno è diventato realtà grazie ad Avatar: Frontiers of Pandora, il nuovo videogioco sviluppato da Massive Entertainment, pubblicato da Ubisoft e in uscita il 7 dicembre su PC, PS5 e Xbox Series X|S. Nel corso dei giorni scorsi ho avuto modo di immergermi nell'avventura open-world ambientata, ovviamente, nel mondo ideato da Cameron, per cui in questa recensione vi parlerò di quelle che sono state le mie impressioni per quanto riguarda la versione PC.

Dove si collloca Avatar: Frontiers of Pandora?

Giacché Avatar: Frontiers of Pandora è canonico all'interno della lore nell'universo di Avatar (tanto che Cameron stesso lo ha confermato durante lo scorso Ubisoft Forward), vale la pena soffermarsi sulla collocazione del videogioco nella linea temporale del franchise. Durante l'avventura vestirete i panni di un Na'vi che viene catturato da bambino dagli umani RDA e addestrato da loro per diventare un soldato; durante l'attacco alla base avvenuta nel primo film, ovvero nel 2154, venite, però, messi in ibernazione, svegliandovi nel 2169, quindici anni dopo, nonché un anno prima degli eventi di Avatar: la Via dell'Acqua

Una volta svegliati, dunque, potrete fuggire dalla base dell'RDA e immergervi in quella che è la vostra terra natale e da cui siete stati lontani così tanto da esservi quasi dimenticati cosa significa essere un Na'vi. Esatto, quasi, perché Pandora non dimentica i suoi figli: lo spirito della tribù è come un fuoco interno che, anche con la forza, non può essere spento, creando un legame indissolubile con la propria terra e i propri simili.

A differenza dei film, dunque, non saremo un Avatar, ovvero un ibrido creato in laboratorio con geni umani e geni Na'vi, bensì un vero e proprio abitante di Pandora, che potremo personalizzare a nostro piacimento all'inizio dell'avventura tramite un editor che, seppur non molto profondo come altri titoli che hanno visto la luce negli ultimi tempi, permette comunque di infondere un po' della propria personalità al protagonista dell'avventura. 

La trama, poi, si svilupperà in maniera duplice: se da una parte dovremo riscoprire la nostra essenza Na'vi, conoscendo altri membri del nostro clan, imparando da zero le usanze e culture del popolo e imparando a esplorare il vastissimo mondo di Pandora, dall'altra ci uniremo alla resistenza contro "la Gente del Cielo", conquistandone gli avamposti e cercando di impedire che privino la nostra terra delle sue risorse. 

Un po' Far Cry, ma non troppo

Una domanda che tutti — me compresa — ci siamo posti sin dai primi trailer di Avatar: Frontiers of Pandora è se il gioco sarebbe stato, essenzialmente, un Far Cry su Pandora. Ebbene, la risposta è sì... ma no. Sebbene siano presenti degli elementi che rimandano l'opera ai classici open-world targati Ubisoft, ve ne sono molti altri che lo rendono un'esperienza completamente diversa e decisamente più immersiva, per cui accostarlo semplicemente a un Far Cry sarebbe a dir poco riduttivo

Ciò che più rimanda a un Far Cry sono gli avamposti dell'RDA che dovrete assaltare, eliminando i soldati presenti nella zona e manomettendo i loro circuiti informatici tramite un sistema non troppo complesso e grazie a uno speciale dispositivo simile a una pistola, il quale permette di hackerare i sistemi degli umani in modo da aprire casse o sbloccare dei computer nei laboratori contenenti informazioni sulla lore di gioco. Questa funzionalità ricorda vagamente Watch Dogs (seppur in modo nettamente più semplificato) e non aggiunge nulla di innovativo o degno di nota all'esperienza di gioco, ma fortunatamente non vi occuperà troppo tempo durante l'avventura.

Archi o fucili, stealth o faccia a faccia

Per quanto riguarda l'affrontare i nemici, invece, vi sono diverse opzioni, ed è proprio questo uno dei punti a favore di Avatar: Frontiers of Pandora. Uno degli aspetti che più mi aveva preoccupato all'uscita dei primi trailer del gioco era, infatti, la possibilità di impugnare armi umane, temendo che ciò potesse snaturare la natura dell'opera. Sono stata, invece, felice di essere smentita: nel corso dell'avventura sbloccherete diverse armi, sia Na'vi che umane, e starà a voi scegliere in base alla situazione quale utilizzare; gli archi e lance tipici permettono di eliminare i nemici in modo silenzioso, così da attuare un approccio stealth, mentre il fucile d'assalto e lo shotgun infliggono molti più danni, eliminando più in fretta gli avversari e consentendo di affrontarli direttamente.

Sebbene l'intelligenza artificiale degli umani non sia particolarmente avanzata (è capitato più volte di passare affianco a un soldato senza che egli se ne accorgesse), gli scontri in Avatar: Frontiers of Pandora non sono affatto banali e, nel caso in cui un avamposto sia colmo di soldati, richiedono anche una certa pianificazione. Sono soprattutto gli esoscheletri mech, ovviamente, a rappresentare una minaccia, ma fortunatamente è possibile sfruttare i sensi Na'vi per individuarne i punti deboli, così da eliminarli più facilmente, anche a distanza. 

Inoltre, la rapidità dei Na'vi consente di approcciare il tutto in maniera abbastanza dinamica, visto che possiamo sostanzialmente arrampicarci quasi ovunque e i danni da caduta sono molto limitati. Potremo, per esempio, attaccare e tornare indietro per confondere i nemici, aggirandoli poi in maniera strategica e attaccandoli alle spalle. Anche il nostro equipaggiamento potrà essere personalizzato e migliorato nel corso dell'avventura: armi e attrezzature sono sviluppate con un sistema di loot, e a ogni elemento potremo applicare dei potenziamenti, adeguando il protagonista alle nostre preferenze di gioco.

L'incredibile vastità di Pandora

Nonostante ciò, per quanto i combattimenti siano divertenti e coinvolgenti, il punto di forza principale di Avatar: Frontiers of Pandora è, senza dubbio — e come facilmente intuibile —, l'ambientazione. Massive Entertainment è riuscita a dar vita a una versione di Pandora perfettamente coerente con i film, riempiendo l'iconica luna del pianeta Polifemo di foreste pluviali, montagne fluttuanti, cascate, corsi d'acqua e praterie. Il nostro Na'vi si potrà muovere in mezzo a tutto ciò in modo estremamente naturale e agile, arrampicandosi negli arbusti, saltando tra i rami e aggrappandosi a liane che fungono da ascensori organici.

Inoltre, esattamente come nell'immaginario di James Cameron, Pandora è una terra viva: mentre esplorerete la vastissima mappa vi imbatterete continuamente in piante che si muovono al vostro passaggio, mentre molte altre vi doneranno degli effetti temporanei, come maggiore agilità o velocità, oppure vi infliggeranno persino danni. Non mancano, poi, tantissimi animali, sia innocui che non, che incontrerete nei vari biomi e che, nel primo caso, potrete anche addomesticare e cavalcare. 

Tra questi vi sono gli iconici Ikran (o banshee), degli animali a metà tra uccelli e pterodattili, e i Pa’li, delle specie di enormi quadrupedi, nonché l'equivalente dei cavalli per i Na'vi. Il primo, dunque, vi tornerà utile per spostarvi velocemente da un punto all'altro dell'ampia mappa, volando anche sui rilievi più alti e divertendovi a eseguire acrobazie aeree; il secondo, invece, è perfetto per attraversare le praterie o cacciare. La cavalcatura principale è, però, l'Ikran, tanto che è possibile dargli un nome e personalizzarlo a nostro piacimento (inoltre, scegliendo tra uno dei vari nomi pre-selezionati il nostro personaggio lo pronuncerà ogni volta nei dialoghi), per poi chiamarlo in qualsiasi momento, un po' come l'ippogrifo in Hogwarts Legacy

Insomma, l'ambientazione di Avatar: Frontiers of Pandora è bella da vedere e divertente da esplorare, anche se capire dove si debba andare a volte può risultare confusionario e frustrante. Non è presente, infatti, una mini-mappa, mentre le destinazioni che dobbiamo raggiungere sono segnate solamente tramite un'icona nella mappa, che potremo "evocare" con il senso Na'vi per capire da che parte bisogni andare. Questa, però, non è precisa, e capita di dover cercare a lungo prima di trovare dei punti od oggetti specifici in un'area, anche a causa di numerose catene montuose che ci separano dall'obbiettivo.

Per il resto, l'esplorazione ci mette davanti un territorio abbastanza vasto e ricco di punti di interesse che vanno da piante in grado di potenziarci la vita o donarci punti abilità per migliorare il nostro protagonista fino ad arrivare ad animali da liberare o "Gente del Cielo" da eliminare. Inoltre, a differenza di qualsiasi altra opera Ubisoft, in Avatar: Frontiers of Pandora è presente una verticalità che esalta notevolmente il level design, permettendoci di visitare le isole fluttuanti, classiche di Pandora, o alberi altissimi che possono nascondere segreti per donarci skill uniche da poter utilizzare durante l'avventura.

Come gira Avatar: Frontiers of Pandora su PC?

Infine, come vi ho accennato all'inizio della recensione, ho avuto modo di testare Avatar: Frontiers of Pandora nella versione PC, riscontrando delle prestazioni tutto sommato fluide e stabili. Sono presenti, infatti, dei momenti di stuttering ogni qual volta si esce dal menu o dalla mappa, con il gioco che per qualche secondo soffre di un pesante calo di frame, ma una volta che la situazione torna allo stato normale le performance sono stabili e decisamente godibili.

In particolare, ho giocato il titolo con una RTX 3070 Ti con impostazioni medie e DLSS impostato su Qualità e ho sempre mantenuto i 60fps, anche in situazioni abbastanza concitate. Tra l'altro, la qualità visiva è incredibile anche con dettagli non elevati, segno che il team ha lavorato notevolmente bene nel garantire performance tutto sommato buone. Pandora è, infatti, uno dei mondi videoludici più belli che abbia avuto modo esplorare nel 2023, anche grazie a un comparto artistico che ha saputo cogliere l'essenza dei film di Cameron nei minimi dettagli.

Non fraintendetemi, c'è ancora tanto spazio per un'ottimizzazione migliore, ma in generale non ho riscontrato problemi nel corso delle 25 ore di gioco. Ovviamente rilasceremo, sul canale di Tom's Hardware, una video analisi più approfondita con diverse schede grafiche nel corso dei prossimi giorni, così che possiate avete un'idea più chiara. Non ho, purtroppo, testato le versioni console, ma speriamo vivamente che la qualità sia comunque elevata anche in quel caso specifico.

Infine, un plauso va fatto anche alla colonna sonora: nonostante le musiche siano completamente originali e lontane dalle note che realizzò il compianto James Horner, posso certamente dire di essere soddisfatta da ciò che ha saputo comporre Massive. Ci sono dei momenti in cui sono certa vi emozionerete, soprattutto se siete appassionati di Avatar, sentendovi quasi come al cinema. 

Voto Recensione di Avatar: Frontiers of Pandora


8

Voto Finale

Il Verdetto di Tom's Hardware

Pro

  • Pandora è meravigliosa

  • Gameplay molto dinamico

  • Tecnicamente e graficamente solido

  • Colonna sonora di gran livello

Contro

  • Non offre nulla di particolarmente innovativo

  • Trama abbastanza derivativa

  • Esplorare non è sempre immediato

Commento

Avatar: Frontiers of Pandora non rivoluziona nulla e non vuole nemmeno farlo. Nonostante ciò, l'opera di Massive Entertainment è esattamente ciò che doveva essere: un'avventura originale open world basata sull'universo narrativo di cui James Cameron è padre; non offre, dunque, spunti memorabili sotto il profilo della storia principale, ma dona una meravigliosa rappresentazione di Pandora e di chi ci vive, facendoci non esplorare solo la vasta e variegata luna, ma anche immergerci nell'affascinante cultura dei Na'vi. La qualità, insomma, è indubbia, ma è sempre meglio tenere a mente che i giocatori non troveranno in questa esperienza nulla di particolarmente innovativo, concentrandosi di più sull'essere il miglior gioco di Avatar possibile e secondo noi, in questo, ci riesce pienamente.
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