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BlizzCon 2019, si radunano i gruppi di manifestanti a favore di Hong Kong

Il BlizzCon 2019 arriva a quasi un mese di distanza dalle proteste scoppiate dopo la decisione di sospendere il giocatore Chung “Blitzchung” Ng Wai che aveva espresso il proprio sostegno a Hong Kong durante un’intervista alla fine di un torneo di Hearthstone. In occasione della cerimonia di apertura l’organizzazione no-profit Fight for the Future ha organizzato una manifestazione all’esterno dell’Anaheim Convention Center, nella città omonima della California dove si terranno tutti gli eventi.

Il gruppo Freedom Hong Kong ha iniziato a distribuire gratuitamente alcune magliette in cui Mei, il personaggio di Overwatch diventato simbolo della protesta, sventola una bandiera di Hong Kong. L’eroina del gioco Blizzard è anche presente sui volantini e cartelloni con la scritta “Liberare Hong Kong. La rivoluzione dei nostri tempi”. La richiesta dei manifestanti al pubblico è stata di prendere la maglietta e indossarla all’interno della convention per portare i simboli e gli slogan della protesta anche all’interno dell’Anaheim Convention Center. “Speriamo che il pubblico indossi le magliette all’interno per sensibilizzare tutti su cosa sta accadendo in queste settimane a Hong Kong e sulla decisione di Blizzard di squalificare un giocatore solo per aver esercitato il proprio diritto alla libertà d’espressione” ha detto all’Hollywood Reporter, Charles Lam dell’Hong Kong Forum di Los Angeles.

Dal suo account Twitter, Fight for the Future ci tiene a precisare che le proteste al BlizzCon 2019 sono mirate a rivendicare libertà di espressione e diritti civili a favore di tutti, anche nei confronti dei dipendenti Blizzard che non sono d’accordo con le decisioni della loro azienda ma che devono comunque rispettarle. Il gruppo dunque invita i manifestanti a non mettere in atto azioni di protesta nei confronti dello staff e del personale.

La scelta di Blizzard di sospendere il giocatore Chung “Blitzchung” Ng Wai nelle ultime settimane aveva incontrato le critiche non solo di una parte della comunità di videogiocatori ma anche di alcuni politici americani del Congresso. L’azienda si è sempre difesa sostenendo di non aver voluto punire il contenuto delle affermazioni contro la Cina (con cui Blizzard ha degli interessi commerciali) ma di aver voluto sanzionare una violazione del regolamento che prevede di tenere gli argomenti politici fuori dagli eventi di eSport.