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Disciples: Liberation, il quarto titolo RPG del famoso franchise | Recensione

Disciples: Liberation – sviluppato da Frima Studio e distribuito da Kalypso Media – è ufficialmente il quarto capitolo della famosa saga, giunta in versione multipiattaforma in modo da accontentare un po’ tutti. Il gioco, uscito il 22 ottobre, è un piacevole ritorno al passato con delicate accortezze al mondo videoludico contemporaneo: di base continua a strizzare l’occhio all’iconica identità che ha permesso a Disciples di essere cardine nel mondo degli strategici a turni, ma cerca anche di venire incontro alle “nuove leve”; esperienza in cui mi sento facilmente presa in causa.

Nel corso della recensione lo scopo sarà comprendere quanto abbia saputo rinnovarsi senza perdersi nei meandri del cambiamento, pensando con attenzione agli appassionati e all’enorme community sviluppata fino ai primi anni 2000. Il peso portato dal nuovo capitolo è indubbiamente esponenziale, cercare di seguire le orme senza ripercorrerle in tutto e per tutto non è mai un percorso semplice per un team di sviluppatori. In generale possiamo anticiparvi che si tratta di un degno successore, con le sue pecche ma pur sempre brillante; di quel bagliore che solo un franchise RPG nato negli anni ’90 può portare con sé.

Disciples: Liberation

Uno sguardo rapido al passato

Come ben saprete il passato non si rinnega, in particolare modo se il proprio passato ha delle basi così solide e stabili come quelle di Disciples che ha cominciato il suo percorso alla fine del secolo scorso, precisamente nel 1990 con Sacred Lands per PC; si è poi generata un’orda di supporto e di amanti del genere che – nonostante la distanza con cui sono stati concepiti i vari titoli negli anni – è rimasta piuttosto attiva e agguerrita. A maggior ragione per Liberation che fin dai primi trailer aveva promesso una campagna in single player non solo diversa dal passato ma anche molto longeva: si parla di circa 80 ore da avere come riferimento, volendo snocciolare ogni dettaglio e perdendosi in ogni affascinante cunicolo della mappa.

Il cambiamento principale – il lato più rivoluzionario, se così vogliamo chiamarlo – si trova nella scelta di avere un’unica protagonista: Avyanna. Sarà solo lei ad avere spazio nel menù con potenziamenti, equipment da cambiare e così via. In più, non appartiene ad alcuna fazione: è una mercenaria che non deve identificarsi con nessuno in particolare, se non vuole. Saremo noi a scegliere di renderla più o meno empatica e con chi. Attraverso i dialoghi – che sono di una lunghezza godibile ma non molto coinvolgenti – potremo scegliere se rendere Avyanna una spietata assassina assetata di potere oppure una giovane donna che cerca la libertà per tutti, per esempio. Le varianti sono anche più di queste, ma il senso del discorso è stato esplicitato e questo è l’importante. Avyanna si relazione con elfi, non morti, imperiali e dannati, le classiche razze presenti in Disciples.

Disciples: Liberation

Da questo punto di vista Disciples: Liberation ha indubbiamente deciso di cambiare in modo importante questo lato del gioco. Nelle opere precedenti ogni capitolo era legato a una fazione e – alla fine di ognuno – si ricominciava praticamente da capo, dopo ore e ore di faticato lavoro; indubbiamente questa dinamica rendeva il tutto più complesso, difficile. Le premesse di questo nuovo capitolo si sono fatte fin da subito interessanti, ma entriamo nel dettaglio del gioco senza perderci nei meandri delle sue fondamenta, facendovi notare anche alcune lacune che non passano inosservate

Il mondo di gioco: la trama e le scelte

Comincio dalla trama e da come funziona nel corso della lunghissima campagna. Avyanna e Ari sono l’una il compagno dell’altro, amici da anni, al fianco in ogni lotta, al margine della società; rappresentano una buona parte del mondo (oppresso) di Nevendaar, quella sezione lasciata all’angolo, in grado di sopravvivere solo grazie alle proprie capacità: quei pochi che tentano di opporsi alla forza schiacciante dell’Impero pagano duramente le proprie decisioni e la nostra protagonista ne conosce i rischi. In quanto mercenaria si guadagna da vivere con la propria forza e le proprie abilità, tutto nella norma fino a quando, durante una missione, non si ritrova proiettata in un luogo inaspettato che si tramuterà nella suo posto sicuro, in cui fare ritorno nei momenti di necessità. Sarà l’inizio di un percorso lunghissimo, nel tentativo di riportare la libertà nelle terre di Nevendaar. In questo mondo – caratterizzato dall’ingiustizia e dall’emarginazione – abbiamo lo scopo di attuare le scelte narrative che ci sembrano più giuste, muniti del potere di guidare in tutto e per tutto le decisioni di Avyanna; ma quanto ce ne accorgiamo effettivamente nel corso del gioco?

La realtà è che i dialoghi, per quanto piacevolmente mai troppo lunghi, non riescono a trasmetterci l’importanza della nostra voce all’interno di Disicples: Liberation. Ci si perde tra le frasi, qualche battuta qua e là e alla fine molto di ciò che abbiamo attuato è stato percepito a cuor leggero. Peccato, davvero un gran peccato. In più la semplicità della storia e la mancata originalità di ciò che viene raccontato al giocatore non aiutano a immergersi realmente negli eventi che si susseguono; questo si avverte sempre di più nel corso della propria run. La trama passa quasi in secondo piano, mentre il fulcro di tutto diventa il lato strategico.

Ciò che funziona in maniera poco decisiva è proprio il grado di scelta che permette di seguire in maniera differente i quattro capitoli da cui è composta la storia. Potremo scegliere se cominciare con gli elfi, i non morti, gli imperiali o i dannati, per poi proseguire in maniera spietata, sterminando tutto ciò che cammina, oppure alleandosi passo passo. Pur cercando di garantire un grado di partecipazione molto alto – grazie ai dialoghi e anche alla continua possibilità di sistemare il proprio team, migliorarlo, cercare incantesimi più potenti e così via – da un lato è inevitabile che l’unione delle vicende risenta in maniera marcata di questo potere che viene dato al giocatore. Il risultato è innegabilmente meno coeso del previsto.

Disciples: Liberation

Da sottolineare come un elemento che impedisce un’ottima empatia con il prodotto in generale sia la mancanza della lingua italiana, l’unica a mancare tra tutte quelle europee. Una scelta che non si spiega facilmente: perché l’inglese, il francese, il tedesco e lo spagnolo sono presenti e e l’italiano manca? Una domanda che non avrà mai una risposta soddisfacente, ahimé.

Il gameplay: tra esplorazione e combattimenti

Le dinamiche di gioco di Disciples: Liberation si ergono su basi solide, su quella che è la vera e propria tradizione dei giochi strategici a turni. Da questo punto di vista il team di sviluppatori non ha osato e ci sembra una scelta più che ragionevole, le dinamiche del GDR a turni funzionano e  molto bene. Il mix perfetto, che porta il giocatore a passare ore e ore senza nemmeno accorgersene, è quello dell’esplorazione all’interno delle vaste mappe con il classico match su una griglia 7×11 dove ogni passo ha il proprio (letale) peso.

Anche la gestione delle risorse, la ricerca di incantesimi da aggiungere al proprio parterre di attacchi e il potenziamento delle proprie unità è assolutamente valido e innegabilmente legato all’eredità che il franchise ha lasciato nel corso degli anni. Il livello di strategia e di controllo del mondo di gioco – dalle truppe, ai singoli membri e all’approccio che si vuole dare alla propria run – è ben stratificato, ma non abbastanza complesso da mettere eccessivamente in difficoltà anche i nuovi arrivati nel mondo degli RPG.

Disciples: Liberation

Osservare, leggere e imparare dai combattimenti andati male è la chiave per chi non è ancora esperto; gli errori commessi nel gioco aiutano a capire in maniera rapida come affinare le proprie tecniche e dover ricominciare, in determinati casi, sprona ad apprendere al massimo pur di non incappare nelle stesse dinamiche. Liberation è un prodotto denso, di tutto quello che potete trovare in un RPG: classi, unità, mappe da esplorare, oggetti, scrigni, scelte da attuare. Si tratta di un’opera videoludica tutto meno che vuota.

Il combattimento è un altro lato valido: si comincia in maniera semplice e graduale, permettendo a chiunque di prendere familiarità con le varie mosse e le skill basilari di Avyanna e Ari. Ma mano a mano che si prosegue gli scontri sono tutto meno che semplici e il gioco – come è giusto che sia – non ci aiuta e nemmeno ci indica come proseguire. Avere cura di possedere un team adeguato, con delle abilità e degli incantesimi validi sarà fondamentale tanto quanto comprendere le dinamiche di accerchiamento del nemico, il danno inflitto dai nemici in base alle loro mosse, il flanking e così via. Si tratta di un vero e proprio mondo da studiare e affrontare con la massima cautela: una partita a scacchi animata egregiamente e accompagnata da una colonna sonora epica al punto giusto.

Disciples: Liberation

Nonostante questo c’è da segnalare un effettivo abbassamento della difficoltà rispetto ai capitoli precedenti e questo si nota fin dalle prime ore. La possibilità di rendere tutti potenziati nel breve periodo, le loot abbondanti e il gran numero di materiali sparsi per le varie mappi fa si che oltre alla strategia si possa puntare molto sul potenziare al massimo qualsiasi membro della squadra, facilitandosi la strada. L’esplorazione premia molto sotto ogni aspetto, favorendo ulteriormente questa rapida crescita.

In conclusione

Disciples: Liberation è un degno seguito della saga: pur evolvendosi sotto determinati aspetti, rimane ancorato agli elementi iconici del genere in cui è inserito e cerca di seguire i “propri maestri” senza alzare troppo la voce. Il tentativo di rimodernare e rendere avvicinabile il quarto capitolo della saga anche a nuovi utenti si avverte ma, per quanto ci riguarda, non sembra essere un passo falso. Si tratta di rendere fruibile anche ai neofiti questo capitolo del franchise, senza renderlo poco giocabile per gli appassionati che comunque finiranno per sentirne la minore difficoltà. Un prodotto medio-alto che si avvicina maggiormente alla fascia media a causa dei dialoghi poco convincenti e anche per la mancata coesione di tutta la trama, che dovrebbe essere portante in un’opera simile.

Due pecche da segnalare a parte – e che abbiamo notato in maniera più marcata – sono: gli sfondi piuttosto statici anche se dettagliati e ben curati e i caricamenti che nella versione PS4 sono profondamente lunghi e fastidiosi; spezzano continuamente la run e sbagliare un tasto, catapultarsi in un posto piuttosto che in un altro, è un evento funesto in quanto ci costerà numerosi secondi che – sommandosi all’attesa di tutti gli altri caricamenti – finiranno per gravare sulla tempistiche del videogame.

7.3

Disciples: Liberation – PS4


Disciples: Liberation è un degno successore dei titoli precedenti: non brilla per originalità ma nonostante questo mostra i denti, posandosi su fondamenta stabili - quelle dei capitoli precedenti del franchise - ma cercando di aprirsi anche ai neofiti del genere. I combattimenti a turni sono ancorati alle dinamiche del passato ma sono più semplici, alla portata di chi si approccia per la prima volta al mondo degli strategici a turni. La run può durare fino a 80 ore e non si tratta mai di parti vuote, scarne: Disciples è pieno di elementi interessanti, da vivere fino all'ultimo secondo. Il mondo di gioco è interessante, curato anche nei dettagli ma purtroppo i dialoghi così poco invitanti non permettono una reale immersione nelle vicende più importanti. Nel ruolo di Avyanna - l'unica protagonista dell'avventura - sarà importante fare scelte mirate, strategiche anche fuori dal campo. Purtroppo non sempre ce ne renderemo conto a causa di conversazioni poco allettanti. In generale si tratta di un videogame che non splende bensì che allunga una mano agli appassionati e una neofiti: un piacevole ritorno dell'iconica saga, seppur con i propri limiti.

Pro

  • Un rivisitazione del franchise che non si distacca dalle caratteristiche classiche del genere (a livello di gameplay)
  • Una longevità impressionante tra combattimenti ed esplorazione
  • Si ha una buona dose di libertà all'interno del mondo di gioco
  • Gli scontri diventano più complicati e necessitano sempre più strategia mano a mano che si prosegue

Contro

  • La libertà di scelta causa una mancata coesione tra gli eventi che costituiscono la trama
  • Il gioco è indubbiamente più facile rispetto ai titoli del passato
  • I dialoghi finiscono per essere poco appetibili e si fanno scelte a "cuor leggero" dopo aver letto svogliatamente
7.3