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The Elder Scrolls Online: Blackwood | Recensione

L’arrivo di Blackwood in The Elder Scrolls Online segna il pieno centro del nuovo anno legato a Gates of Oblivion, o Cancelli dell’Oblivion in italiano, e al culmine della sua esperienza principale nel contenuto di maggior spessore. Di Blackwood ormai ne abbiamo parlato molto, partendo dai primi spoiler sulle funzioni principali fino ad arrivare a intervistare Rich Lambert in occasione dell’anteprima.

Ora che Blackwood è finalmente uscito dal suo stato di prova ed è pubblicamente parte di ogni server e le versioni console possono foggiarsi di una nuova veste per le nuove generazioni, vediamo di tirare le fila su quello che Blackwood porta nell’offerta di The Elder Scrolls Online e, soprattutto, i cambiamenti filosofici all’approccio al gioco: vero punto d’interesse per quanto riguarda l’anno in corso.

The Elder Scrolls Online: Blackwood

Intrighi a corte

Come abbiamo già avuto modo di scoprire, The Elder Scrolls Online: Blackwood ha come grande premessa narrativa un complotto ordito dai seguaci del principe daedrico Mehrunes Dagon, che chiameremo Dagonisti da qui in avanti per comodità. Stando alla quest prologo (che ricordiamo è gratuita per tutti i giocatori) e quello che è possibile conoscere giocando i due dungeon di Flames of Ambition, ci sono quattro manufatti daedrici tenuti segreti dagli imperiali e che rischiano di poter essere delle armi in grado di dare il dominio di Tamriel a Mehrunes Dagon. Insomma, la classica invasione daedrica a cui noi tutti siamo abituati e che è preferibile sventare ancora prima che un gigantesco portale per l’Oblivion faccia piovere demoni e daedra di ogni tipo. Rispetto alla precedente avventura di Greymoor, Blackwood mantiene la tonalità un po’ dark fantasy ma la trasforma in una faccenda quasi politica e mistica, dove i cultisti non sono solo uomini incappucciati dai loschi fini.

Il coinvolgimento degli imperiali nello specifico è il punto di forza di Blackwood da un punto di vista meramente narrativo, proprio perché la scrittura delle varie quest principali (e di alcune secondarie di spessore legate alle location chiave della mappa) gestisce sapientemente il cast a disposizione regalando una sorta di giallo alla Knives Out in salsa fantasy. Eravamo un po’ dubbiosi su quanto questa soluzione, già raccontataci da Rich Lambert stesso, avrebbe funzionato nella pratica dell’atto. Invece Blackwood ci ha sorpreso, rapendoci con il suo intreccio per nulla scontato costellato da colpi di scena abbastanza inaspettati. In particolare, quello che è stato fatto per quanto riguarda le Quattro Ambizioni – ovvero i manufatti daedrici al centro della storia – è forse una delle trovate più ingegnose e argute delle campagne di The Elder Scrolls Online, tant’è che quando si arriva a un certo punto della “campagna” di Blackwood sembra che tutta la vicenda cambi rapidamente di tono e si trasformi in qualcosa di narrativamente diverso.

Blackwood

Possiamo quindi ritenerci molto soddisfatti di quanto letto e vissuto nell’avventura di Blackwood, anzi ci auspicavamo proprio tale inventiva nelle espansioni passate, che seppur molto belle nel termine delle loro storie sono un po’ cadute in uno schema fin troppo prevedibile nei suoi elementi. Qui invece la direazione della trama fa svolte inaspettate, ti tiene sulle spine ed è in grado di condurti quest dopo quest proprio perché sfrutta sapientemente l’intrigo della cospirazione daedrica. Ritornano anche alcuni personaggi amati di The Elder Scrolls Online, oltre ai due NPC principali di Blackwood: Eveli e Lyranth, un gradito cambiamento per dare più spessore al cast generale e allontanarci dagli eroi della ex-campagna del gioco base.

Compagni tra i Portali

Dal punto di vista contenutistico, si potrebbe pensare che Blackwood non porti poi molto all’offerta del gioco: non c’è una nuova classe e nemmeno una nuova skill line come quella introdotta in Greymoor. Si tratta però di mera apparenza, poiché Blackwood in realtà ha alcuni cambiamenti in grado di alterare completamente l’approccio a The Elder Scrolls Online. Primo tra tutti è quello riservato ai nuovi giocatori, i quali da adesso avranno un nuovo tutorial univoco (e non più a espansione come prima) dove si ritroveranno davanti a una serie di portali verso tutte le storie di The Elder Scrolls Online (a patto di possedere i contenuti dedicati). Già parte della nostra anteprima, tale impostazione per i neofiti fa sì che The Elder Scrolls Online abbandoni definitivamente ogni parvenza di linea temporale tra le sue storie e diventi invece una sorta di grande biblioteca di campagne di Dungeons & Dragons, dove chiunque può venire e scegliere le avventure che più gli piacciono, forti del fatto che qualsiasi contenuto del gioco si adatta al livello del singolo giocatore, rendendo virtualmente accessibile qualsiasi angolo della vasta Tamriel costruita in 7 anni di vita.

Blackwood

Ad aiutare i nuovi giocatori, oltre tutta la serie di gilde super amichevoli che la community propone, c’è il nuovo sistema dei Compagni: una feature stabile nei giochi Bethesda e che fa ufficialmente il suo debutto con Blackwood grazie a due NPC reclutabili: Bastian e Mirri. Entrambi hanno la loro storia da seguire con l’avanzare della loro amicizia (guadagnata con l’utilizzo e alcune azioni buone o cattive a seconda del personaggio) e tutto il loro set-up da combattimento, rendendoli dei buoni Tank, DPS o Healer a seconda delle vostre preferenze. I Compagni possono essere potenziati, personalizzati e indirizzati alla vostra totale discrezione, dimostrandosi degli asset davvero niente male per tutti i contenuti che non siano Dungeon veterani o Trial. Nella nostra prova i Compagni ci hanno dato un feedback più che positivo, aiutandoci ad esempio con i World Boss impossibili da affrontare da soli oppure dando quella mano in più durante i combattimenti più ostici nei Delve o nei Dungeon pubblici. Chiaro che il loro ausilio, essendo giocatori di un certo livello statistico, viene ridimensionato dall’anzianità del nostro personaggio, ma in un contesto dove si parte da novizi a bassi livelli poter avere un aiuto in più in determinati contenuti è senza ombra di dubbio un bonus niente male, posto che The Elder Scrolls Online è un MMO e quindi è davvero difficile essere da soli.

Blackwood ristruttura un po’ anche gli eventi pubblici della sua zona, evitando la situazione da Boss da sconfiggere con legioni di giocatori casuali e optando per alcuni dungeon che sebbene conducano alla stessa risoluzione in termini di gameplay hanno quantomeno la voglia di provare a fare qualcosa di diverso. E il risultato è in effetti migliore, se non più caratteristico: ci sono una serie di stanze da percorrere, sfide da affrontare e un contesto narrativo più evidente nei vari elementi che compongono tale esperienza (dialoghi, scenario, etc). C’è insomma una cura generale per far sì che ogni attività collaterale sia un po’ più caratteristica, ancora più del tono di Greymoor che era già ottimo.

Blackwood

Tra queste particolarità spicca la nuova Trial Rockgrove, che come di consueto aggiunge la sfida endgame per le gilde e i gruppi preparati. Grazie ai ragazzi di The Elder Scrolls Online Italia e la gilda Ordine di Shor, che avevano già esplorato Rockgrove durante l’anteprima di qualche tempo fa, abbiamo sconfitto il Trial e osservato la sua offerta, dimostratasi comunque valevole dello sforzo per completarla. Le ricompense sono molto buone, sebbene ci vorrà ancora del tempo per capire se il meta si assesterà dalle parti dei nuovi set, tuttavia abbiamo avuto l’impressione che Rockgrove sia manchevole di quel quid, quella magnificenza intrinseca, che altre Trial come Sunspire hanno. È comunque un passo avanti rispetto all’esperienza del precedente capitolo, ma si poteva fare decisamente di più per dare più atmosfera agli incontri dei Boss oltre a quello finale, forse l’unico dall’alta adrenalina.

In compenso, la vastità della mappa e la differenziazione dei suoi “biomi” tra Leyawiin e Gideon è un pregio non da poco, specie per i vecchi fan di Oblivion che ci leggono. La rielaborazione delle zone e il tono scelto per l’avventura alla mano sono più che azzeccate, riempiendo le vaste foreste di Blackwood di punti d’interesse ben pensati. Ci rammarichiamo solo che, alla scrittura di questa recensione, non abbiamo potuto esplorare con mano l’apporto delle nuove Seal of Endeavor – la moneta che si ottiene con attività giornaliere/settimanali per acquistare oggetti nelle Crown Crates – anche solo per capire quanto la loro influenza può cambiare in positivo o in negativo la routine dei giocatori più assidui. A prescindere da ciò, come scritto nella nostra anteprima, l’aver la possibilità di ottenere i contenuti delle Crown Crates senza spendere un soldo reale è comunque una novità da accogliere a braccia aperte.

8.5

The Elder Scrolls Online: Blackwood


The Elder Scrolls Online: Blackwood rappresenta un ottimo standard qualitativo per l’offerta generale del gioco, sia per i contenuti legati alla nuova zona che per quelli aggiunti al gioco base. Tra Compagni, il nuovo Tutorial, Seal of Endeavor e gli aggiornamenti recenti nell’avventura annuale, ora come ora non c’è momento migliore per iniziare. Sappiamo che lo diciamo spesso, ma l’apporto dei Compagni e la filosofia da “scegli la tua avventura” sono la combinazione più efficiente degli ultimi anni in termini di offerta iniziale, specie per chi gioca su console e sfrutta l’aggiornamento next-gen. In più, Blackwood in sé ha un’impostazione ben ragionata con una storia di qualità e atipica rispetto a quanto visto nei sette anni di ESO. Come sempre, forse si poteva fare qualcosa di più incisivo in termini contenutistici, ma quello che abbiamo è un deciso passo avanti nel modo in cui Zenimax Online Studios struttura e crea le proprie esperienze.

Pro

  • Blackwood è ricca e ben caratterizzata
  • I Compagni sono un'aggiunta di spessore
  • Il nuovo tutorial è una manna dal cielo per i neofiti
  • La storia è innovativa e ben cadenzata

Contro

  • Si poteva fare un po' di più con l'atmosfera di Rockgrove
8.5