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The Elder Scrolls Online: Stonethorn | Recensione


The Elder Scrolls Online: Stonethorn – PC
Genere
MMORPG
Piattaforma
PC - PlayStation 4 - Xbox One - Stadio
Sviluppatore
Zenimax Online Studios
Editore
Bethesda Softworks
Data di Uscita
24/08/2020

The Elder Scrolls Online è pronto a immettersi nell’anno venturo e a proporre nuove avventure ai suoi giocatori, recentemente più numerosi grazie all’arrivo del gioco su Stadia. In un modo o nell’altro, questi lunghi anni della sua esistenza ci hanno accompagnato in tutta Tamriel, recentemente perfino nelle amatissime terre di Skyrim occidentale.

Come lo scorso anno, le nostre imprese non sono certo finite con Greymoor. Finalmente è arrivato anche il secondo DLC dungeon-focused dell’anno del Cuore Oscuro di Skyrim: Stonethorn. Come immaginerete facilmente, specie se siete giocatori di vecchia data, l’aggiornamento alla mano vi fornirà due nuove incursioni in segrete a tema vampiri e lupi mannari.

La prima, Castle Thorn, ci porterà in un gotico castello a caccia di una signora della notte intenta a compiere rituali estremi perfino per la sua razza, mentre Stone Garden è una porta verso un giardino dove le statue prendono vita nel segno dell’alchimia, diventando feroci licantropi che non hanno più voglia di fare da cavie per un pazzo. Tanta carne al fuoco, specie per la loro del gioco, ma vediamo come se la cavano a livello di meccaniche e contenuti.

Carne di lupo, cotta al sangue.

I due dungeon in Scalethorn seguono uno schema abbastanza lineare e con meccaniche tutto sommato affatto complesse, chiaramente un po’ più dure nel caso in cui affrontiate la versione da Veterani. Ciò che però colpisce di questi DLC, così come lo fu per l’ultima avventura nelle segrete pre-Greymoor, è l’eccellente design visivo che accompagna i giocatori in location esotiche, da soli valevoli del prezzo richiesto per il loro acquisto (nullo se si possiede ESO Plus).

Castle Thorn e Stone Garden vanno infatti ad approfondire la storia del gioco facendo da ponte tra Greymoor e il prossimo DLC di trama in arrivo verso la fine dell’anno. Indizi, più che narrazioni complete, ma abbastanza ricchi di dettagli e documenti da scoprire (specie a Castle Thorn) da rendere valevole la pena di effettuare una run un po’ meno veloce di quelle con giocatori casuali. Stone Garden, in particolare, si avvale di diverse interazioni e alleati per mettere un po’ di pepe alla narrazione. Entrambi, come di consueto, presentano due nuovi “villain” su cui viene incentrata la quest, entrambi schierati da un lato o l’altro delle fazioni coinvolte nalla recente trama principale e dotati di una caratterizzazione spiccata.

Entrambi però sono senza dubbio incentrati intorno ai combattimenti contro i boss piuttosto che alle meccaniche con cui sconfiggerli. L’obiettivo è quello di creare una serie d’incontri dall’alto impatto scenico, focalizzati sulla battaglia e sul “danneggiare” il nemico piuttosto che a ingegnarsi per trovare la quadra strategica più corretta. Ad esempio, il boss finale di Castle Thorn presenta alcune azioni da eseguire in un momento specifico della lotta, dove un uragano nero si abbatte intorno a un’area sicura che si muove casualmente. Se tutto questo può portare ricordi sopiti ai vecchi giocatori di Final Fantasy XIV con Garuda, rispetto al Primal di Square Enix il boss conclusivo di Castle Thorn fa della praticità visiva il suo vanto, evitando di affidarsi alla meccanica da “nascondino” per premiare invece i giocatori più avventati, quelli che si lancano nel bel mezzo dell’azione per raccogliere le sfere da tirare alla regina del castello.

Ciò ha permesso al team di ZeniMax Online di creare situazioni in cui l’azione è l’unico dogma con cui vivere l’esperienza del dungeon, senza troppe deviazioni nel percorso e con Boss intervallati da pochi mob che danno qualche indizio intuitivo per l’incontro a seguire. Una linearità che alla lunga premia nella prospettiva dell’atmosfera e della costruzione della trama del singolo dungeon, ma che da un lato però viene meno alla ricerca del complesso che molti stimatori dei dungeon apprezzano di trovare in quelli DLC. Offerta, ci teniamo a precisarlo, ovviamente presente in altri contenuti di The Elder Scrolls Online, mentre Stonethorn si concentra, come Greymoor, sul creare un’atmosfera gotica dalle tinte horror.

Come al solito ogni dungeon arriva con il proprio set di equipaggiamento e ricompense, di cui di nota possiamo ritrovare Kraglen’s Howl che fornisce Ultimate al giocatore e agli alleati a ogni morte nemica (su attivazione di sinergia) e Stone Husk che crea dei legami che danneggiano i nemici a cui si attaccano. Niente di trascendentale dal punto di vista del meta, come sempre scandito da set generalmente più performanti in multiple occasioni, ma comunque da tenere d’occhio per utilizzi di nicchia.

The Elder Scrolls Online: Stonethorn – PC

The Elder Scrolls Online: Stonethorn è un DLC di The Elder Scrolls Online, inserito nel Cuore Oscuro di Skyrim e contenente due nuovi dungeon ambientati a Skyrim: Castle Thorn e Stone Garden.

8
8

Verdetto

Stonethorn è un contenuto di tutto rispetto per le aspettative ragionevoli. Il paragone con contenuti come Greymoor o DLC più corposi sarebbe disonesto e poco calzante con quello che è il paradigma di Elder Scrolls Online, il quale vede nei dungeon nuovi modi per sperimentare con il proprio level design. In questo caso si è preferito però continuare con un percorso basato sull'atmosfera e la narrazione, dando ai giocatori esperienze lineari ricche di boss scenici e scorci esteticamente appaganti. Tanto basta per goderseli al meglio, in attesa della prossima grande avventura.

Pro

- Due nuovi dungeon ben bilanciati e intriganti
- Ottima atmosfera gotica e storie interessanti
- Arcinemici ben caratterizzati attraverso il level design

Contro

- La loro natura diretta allontana gli amanti delle meccaniche complesse
- Durata più breve, seppur intensa