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Humankind | Recensione, sulle ali della civiltà

Uno degli universi più ricchi ed espansi del mondo videoludico è senza dubbio quello meno conosciuto di tutti, creato per mano di Amplitude e rinominato come Endless Universe. Chi segue questo studio di sviluppo sa bene cosa vuol dire Endless: comunità, aggregazione, mondi fantasy e sci-fi che si fondono e una lunga serie di riferimenti e rimandi che hanno creato una delle identità più particolari del panorama indipendente, se ormai così può ancora definirsi. Il creato di Amplitude si espande ovunque, partendo da giochi come Endless Legends e Endless Space, i due strategici più importanti della compagnia, fino ad arrivare a fumetti, convention digitali e un’intera piattaforma dedicata unicamente ai loro universi. Eppure, per qualche ragione molto particolare, dentro le fantasie di Amplitude era ancora in incubazione un progetto unico, uno che la compagnia sognava di fare da tanto tempo e fin dal principio della sua genesi.

Dopo anni e anni di sviluppo e un po’ di coraggio in più rispetto ai primi tempi da piccolo studio, Amplitude ha finalmente realizzato la sua visione creando Humankind, un nuovo strategico senza elementi fantastici che riprende la grande tradizione di Civilization e la fonde con tutto ciò che ha imparato in questi lunghi anni sul mercato, creando un prodotto familiare per tutti gli amanti del genere ma incredibilmente fresco, nuovo, intrigante e persino rivoluzionario. Humankind è la storia della vostra umanità, ben oltre la forza bellica o la conquista spaziale.

Humankind

Lo spirito delle ere

Come spesso accade, bisogna approcciarsi a questo gioco con filosofia, forse ben più di quanta se ne poteva avere per altri progetti di Amplitude. Come detto, Humankind è uno strategico molto ancorato alla sua tradizione, però l’apertura con cui tratta determinate sfaccettature politiche, sociali, etiche e culturali è molto innovativa e a nostro giudizio è necessario immedesimarsi in quello che è lo spirito del gioco. Più che conquistatori (e potrete comunque esserlo), Humankind vuole far sì che possiate delineare il vostro cammino come specie percorrendo qualsiasi strada vogliate intraprendere senza alcun tipo di limitazioni. La storia umana del resto non è mai stata lineare, le civiltà hanno cambiato rotta di punto in bianco e molti avvenimenti “casuali” hanno fatto sì che una via specifica si ramificasse in maniere imprevedibili. Humankind si prefigge di farvi vivere questa particolare sensazione, di essere al centro di un crogiolo di popoli alla ricerca della propria identità.

Come giocatori avete il compito di indirizzare la vostra gente fin dalle ere più antiche, passando di Era in Era accumulando delle Stelle a seguito di determinati obiettivi. Sono proprio questi requisiti a darvi perfettamente la dimensione dei fattori che contribuiscono al cammino di una civiltà, essendo talmente diversi e provenienti da così tante fonti che potreste avanzare in modi sempre diversi, oseremo dire unici per davvero. Attenzione però: qualcuno dei giocatori più navigatori a questo punto potrebbe chiedersi se il gioco possa essere fin troppo profondo, un po’ come Endless Space per capirci o il vicino Stellaris.

Humankind

Se i parametri sono così tanti, dovrebbero esserci altrettanti elementi da tenere d’occhio, no? In parte è così, ma Amplitude – anche grazie al supporto diretto di una community fedele – ha fatto sì che il tutto risultasse accessibile e si basasse sul sistema FIMS (ovvero la sigla delle risorse che compaiono sempre nei titoli Endless come Industria, Scienza, Monete, Cibo e Influenza o Fama). Ma per quanto ci si sforzi in termini di accessibilità, nulla avrebbe avuto valore se non fosse stato per la capacità ormai identitaria di Amplitude nel riuscire a fare interfacce eleganti, chiare e ricche di elementi esemplificativi che in Humankind si trasforma in un’arte tanto necessaria quanto più precisa e pulita rispetto a qualunque altro Endless.

Insomma, se siete nuovi giocatori mai avvicinati al genere o avete fatto schifo in ogni partita, Humankind fa per voi e stavolta non è un modo di dire, poiché l’obiettivo non è tirare fuori la capacità strategica migliore, ma far sì che ogni tipo di giocatore possa prosperare al meglio delle sue possibilità, raggiungendo una meta senza alcun tipo di pressione ludica. Complice, non lo nascondiamo, una minore presenza di elementi strategici di contorno che potrebbe far un po’ storcere in naso a chi era abituato a Endless Space 1 o 2, specie se consideriamo che ora come ora il gioco è stato rimaneggiato talmente tante volte da essere su una lega diversa rispetto al neonato Humankind, il quale però ha intenzione di espandersi fin da subito, il che ci permette di essere molto tranquilli sulla potenziale profondità che il futuro potrà portare al titolo (già, a nostro avviso, abbastanza pieno di elementi).

Humankind

Dunque, di Era in Era, vedrete i vostri avamposti di capanne diventare città, crescere con distretti e prosperare senza richiedervi quel micromanaging spesso associate a colonie o attività interne a un singolo luogo. Il quadro è più globale, sociale perfino, dove il parametro più importante da tenere a mente, oltre all’indirizzo per la vostra civiltà, è la cultura che si vuole scegliere al concludersi di un ciclo temporale, mischiando le influenze e le grandi popolazioni del nostro tempo per creare un cammino eterogeneo quanto lo sono le capitali di tutto il mondo. In effetti, dopo aver giocato Humankind, ci siamo chiesti come mai negli strategici fosse rimasta sempre radicata quell’idea di singola identità fin dal principio della partita, assimilando le popolazioni rivali invece di averne una che risultasse parte di un insieme che non è più la dominante precedente. Può sembrare qualcosa di triviale, ma fino a quando Humankind non ha descritto il suo punto ci è sembrato come se quel piccolo dettaglio così fondamentale ci fosse sempre sfuggito da sotto il naso, quando invece apriva a così tante opportunità perfino in termini di gameplay, lasciando che i lati positivi e negativi di determinate civiltà permettessero di avere una partita più emozionante e meno lineare nelle fasi finali.

Questione di filosofia

Certo, un minimo di linearità c’è comunque, per esempio nelle fasi belliche che ritornano esattamente come Amplitude è abituata a gestire le battaglie, garantendo quindi quel controllo o automatizzazione a seconda delle vostre preferenze. Ci sono tante unità da far nascere, diversificazione nel tipo di armamenti e abbastanza varietà per descrivere eccellentemente il progresso tecnologico di età in età. Chi è amante del lato bellico troverà pane per i suoi denti con tante idee e risorse per far sì che le proprie unità siano al massimo della loro forma, oltre che a diversi sistemi per coordinare il rapporto con le civiltà che hanno perso, andando ben oltre il game over. Infatti chi “perde” avrà l’occasione di servire o accordarsi con il vincitore, ma manterrà lo stesso un minimo di controllo sui propri territori in modo da poter tornare alla ribalta con rivolte e modi più subdoli.

Humankind

E se la via della guerra non fa per voi, l’espansione culturale o scientifica o religiosa o di prosperità sono tutte vie percorribili per raggiungere il vostro scopo come voi lo desideriate. Paradossalmente ci mette in difficoltà anche descrivervi quello che vuol dire giocare a Humankind, perché quasi conta più l’esperienza in sé che la caratura strategica, comunque altissima in ogni caso e senza dubbio alcuno. L’unico neo potrebbe essere rappresentato da una gestione dei turni ancora un po’ troppo lineare, un difetto davvero minore e che potreste sentire nelle fasi preliminari, ma che di cui comunque vogliamo tenere conto per trasparenza.

Tuttavia crediamo fermamente che quello che si può trarre da Humankind, ben oltre la sua evidente anima ludica con ben pochi difetti, è più che altro una riflessione su quello che il videogioco può offrire in termini di rappresentazione del percorso umano, diventando un potente mezzo con cui non solo ci si può divertire (e anche imparare) ma perfino arrivare ad essere più consapevoli di quella che è la natura della nostra specie, dei valori che la compongono e di quanto le nostre identità come individui e gruppi di popoli siano forgiate da scelte, accordi e sopravvivenza, ma anche cambiamenti improvvisi ed eventi incontrollati. Non è mai stata scritta una vita per essere migliori poiché già è difficile trovare quella per essere noi stessi, compito che Humankind prova a illustrare con un entusiasmo vibrante fatto di colori, umorismo ben dosato e un comparto artistico eccezionale.

Humankind

A onore di quello che vuole rappresentare, il pregio più grande che trarrete da Humankind è proprio l’aver visto tutta una serie di disegni dalla qualità indiscutibile, anche qui come da tradizione per Amplitude. Tutto, dalle musiche alle scelte cromatiche per la mappa e l’interfaccia, esalta i piccoli quadri che compaiono nei vari menù o nelle descrizioni delle strutture, regalando un’armonia gioiosa che vuole e può sottolineare la bellezza del cammino umano, lastricato di folklori di ogni genere e tradizioni secolari. E, come per molti altri elementi, Humankind fa scuola anche in ambito rappresentativo.

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Humankind – PC


Humankind è semplicemente fenomenale, uno strategico come pochi ne esistono al mondo e che ci auguriamo possa diventare un riferimento per il futuro esattamente come lo è Civilization. A livello meramente tecnico, o meccanico se vogliamo, c'è tutto ciò che occorre per avere partite complesse sotto ogni punto di vista, dall'esercito alla diplomazia fino all'espansione scientifica. Perdonando forse qualche tradizionalismo in particolari funzioni di poco conto, e un sacrificio nella complessità a cui i giocatori dei titoli della compagnia erano abituati, Humankind rivoluziona lo spirito con cui si affronta la strategia e l'approccio all'esplorazione della storia del genere umano, proponendo idee geniali che sprizzano ammirazione per l'ingegno e la cultura dell'uomo come specie. Lo si può notare dai tanti e bellissimi disegni che costellano il gioco, dalla cura con cui sono state trattate le culture della nostra storia e dalla particolare narrazione dal tono semi-umoristico. Un gioco adatto a tutti a omaggio di tutti, in perfetta armonia con le nostre virtù migliori.

Pro

  • Filosofia di gioco innovativa e aperta all'importanza culturale
  • Diverse ere da vivere con avanzamenti significativi e modifiche al gameplay
  • Possibilità di approccio alla partita decisamente flessibili
  • Direzione artistica notevole
  • Accessibile per ogni giocatore

Contro

  • Alle volte i turni possono apparire fin troppo lineari
  • Assenza di localizzazione testuale italiana
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