Mario VS. Donkey Kong è ancora in forma smagliante | Provato

Al netto dei suoi vent'anni, Mario VS. Donkey Kong si rivela ancora un'ottima produzione capace di superare la prova del tempo.

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a cura di Andrea Maiellano

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Mario VS. Donkey Kong è una di quelle produzioni che fanno parte di quella visione di Nintendo atta a preservare alcune IP del passato che, per un motivo o per l’altro, sono a oggi complesse da reperire, e da fruire, vuoi perché disponibili su console oramai fuori produzione, vuoi perché facenti parte di un passato videoludico che, se non riproposto adeguatamente ai nuovi giocatori, rischia di rimanere solo un “piacevole ricordo” nella mente dei videogiocatori di un tempo.

Analogamente a quanto visto con Advance Wars 1+2: Re-Boot Camp, anche questo Mario VS. Donkey Kong ha perfettamente senso di esistere all’interno della gargantuesca libreria di Nintendo Switch, in quanto propone un’esperienza che si sposa perfettamente con la mobilità tanto incentivata dalla console ibrida di Nintendo.

Allo stesso tempo, però, il rischio che i giocatori possano fraintendere che tipologia di gioco sia questo Mario VS. Donkey Kong è molto alta, motivo per il quale, il poter stilare una breve anteprima di questa riedizione di un classico di vent’anni fa per Game Boy Advance, potrebbe risultare utilissimo per evitare ai giocatori di credere di avere tra le mani un nuovo platform bidimensionale dedicato a Mario.

Mario VS. Donkey Kong, difatti, è il seguito “indiretto” di quel Donkey Kong (uscito per Game Boy nel 1994) che ibridava il platforming che rese celebre l’iconico cabinato del 1981) a quei rompicapo “mono-scenario” che spopolarono, a metà degli anni 80, grazie a Kickle Cubicle e alla serie di The Adventures Of Lolo.

Mario VS: Donkey Kong, quindi, non è un semplice platform bidimensionale. Il giocatore si ritrova, difatti, a sfruttare le doti atletiche di Mario per risolvere dei puzzle ambientali strutturati all’interno di quelli che potremmo chiamare dei “diorami bidimensionali”.

I livelli sono chiusi e nella maggior parte dei casi scrutabili interamente senza spostare la telecamera, e offrono uno dei migliori esempi di level design realizzato da Nintendo in quegli anni.

In ogni livello, Mario dovrà, prima di tutto, recuperare la chiave che gli permetterà di aprire una porta, la quale gli permetterà di raggiungere la seconda parte dello scenario nella quale sarà chiamato a recuperare il Toy Mario (o Mini-Mario) che gli permetterà di portare a termine il livello. 

Per portare a termine questo compito, Mario dovrà sfruttare alcuni elementi presenti nello scenario per eliminare i nemici, risolvere dei puzzle basati su degli interruttori che faranno comparire, o scomparire, determinati elementi del livello e gestire al meglio le proprie mosse per non rischiare di finire il tempo a disposizione.

Al netto di questi elementi, Mario VS. Donkey Kong si potrebbe categorizzare come un puzzle game con elementi platform, vista la necessità, soprattutto nei livelli più avanzati, di dover ragionare su ogni mossa.

Come vi accennavo poc’anzi, Mario potrà camminare sulle mani, afferrare i nemici in maniera analoga a quanto visto in Super Mario Bros. 2, utilizzare vari Power-Up dislocati nei livelli e sfruttare salti doppi, e tripli, per riuscire a superare tutti gli ostacoli dislocati nei vari livelli.

I movimenti dell’iconico idraulico, però, non saranno “scattanti” come nei platform bidimensionali della serie principale, ma risulteranno maggiormente pesanti, proprio in virtù di far ragionare il giocatore su ogni singolo movimento e garantire il giusto bilanciamento della difficoltà.

Una difficoltà che, oggi come allora, risulta perfettamente bilanciata e capace di complicare le cose, seguendo una curva decisamente armoniosa, livello dopo livello con una naturalezza quasi disarmante.

Non starò qua a parlarvi dei livelli avanzati, per quello vi rimando alla recensione in uscita fra qualche settimana, ma vi basti sapere che già nel passaggio dal primo mondo di gioco, a quello successivo, la difficoltà aumenta sensibilmente, cominciando a richiedere una maggior riflessione per riuscire a comprendere come portare a termine ogni livello in maniera perfetta.

Eh si, perché come da tradizione per un gioco dedicato a Mario, ogni livello conterrà una serie di collezionabili che, se reperiti, permetteranno di completare il livello in maniera perfetta, garantendo al giocatore le “canoniche” tre stelle… oltre a sbloccare qualche segreto che non vi anticiperò.

Per quanto riguarda, invece, la progressione vera e propria di Mario VS. Donkey Kong, la natura “portatile” della produzione emerge fortissima fin dai primi momenti di gioco.

Ogni livello è un piccolo scenario, fatto e finito, che può essere risolto, al netto del sapere cosa fare, in una manciata di minuti, garantendo una perfetta esperienza “mordi e fuggi” che fece la fortuna della serie su Game Boy e Game Boy Advance. 

Su Nintendo Switch questa formula funziona ancor magnificamente se la si fruisce per come è stata concepita, ovvero in mobilità. Nel momento in cui ci si siede di fronte a un monitor e si inizia a giocare, l’esperienza perde un po’ della sua magia, vuoi per la compattezza dei livelli, vuoi per la ridondanza delle situazioni.

Nulla di grave, sia chiaro, è la natura stessa di Mario VS. Donkey Kong che ne predilige la fruizione a piccole dosi, ma aspetto di portare a termine il gioco nella sua interezza prima di sbilanciarmi su questo aspetto e capire quanto questa produzione possa risultare attraente anche per quei possessori di Switch che ne prediligono l’utilizzo come console puramente casalinga.

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