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Mario VS. Donkey Kong ritorna in splendida forma | Recensione

Mario VS. Donkey Kong è una splendida riedizione rivolta sia ai giocatori più nostalgici, che alle nuove generazioni di videogiocatori.

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a cura di Andrea Maiellano

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Nella precedente anteprima di Mario VS. Donkey Kong vi ho raccontato, in linea di massima, cosa sia questa vecchia/nuova produzione di Nintendo e perché, almeno fino a quel momento, credevo che questa riedizione del celebre puzzle/platform, uscito nel 2004 su Game Boy Advance, potesse venire fraintesa dai giocatori moderni. 

Invece, proprio in virtù di aver voluto dare a questa recensione una chiave di lettura differente, posso dirvi che la realtà, almeno per quanto riguarda la mia esperienza diretta, è ben lontana da quei timori percepiti durante la mia prima prova.

Mario VS. Donkey Kong  in breve

Mario VS. Donkey Kong è il seguito “indiretto” di quel Donkey Kong (uscito per Game Boy nel 1994) che ibridava quel platforming che rese celebre l’iconico cabinato del 1981, a quei rompicapo “mono-scenario” che spopolarono, a metà degli anni 80, grazie a Kickle Cubicle e alla serie di The Adventures Of Lolo.

Il giocatore, infatti, si ritrova a sfruttare le doti atletiche di Mario per risolvere dei puzzle ambientali strutturati all’interno di quelli che potremmo chiamare dei “diorami bidimensionali”.

In ogni livello, Mario dovrà recuperare una chiave, situata in bella vista in un punto dello scenario, e portarla fino alla porta che gli permetterà di avanzare all’interno del livello. 

Lo scopo principale di ogni livello sarà quello di recuperare recuperare il Toy Mario (o Mini-Mario) situato al suo interno, cercando nel mntre di collezionare anche i pacchetti regalo sparpagliati qua e la. 

Per portare a termine questo compito, Mario dovrà sfruttare alcuni elementi presenti nello scenario per eliminare i nemici, risolvere dei puzzle basati su degli interruttori che faranno comparire, o scomparire, determinati elementi del livello e gestire al meglio le proprie mosse per non rischiare di finire il tempo a disposizione.

Per quanto Mario possa camminare sulle mani, afferrare i nemici in maniera analoga a quanto visto in Super Mario Bros. 2, utilizzare vari Power-Up dislocati nei livelli e sfruttare diverse tipologie di salti per riuscire a superare tutti gli ostacoli dislocati nei vari livelli, i suoi movimenti non saranno “scattanti” come nei platform bidimensionali della serie principale, ma risulteranno maggiormente pesanti, proprio in virtù di far ragionare il giocatore su ogni singolo movimento e garantire che la difficoltà risulti sempre ben bilanciata, seppur in maniera artificiale.

I livelli sono davvero tanti (non vi anticipo nulla per non rovinarvi la sorpresa, ma si parla di oltre 130 livelli complessivi) e la loro difficoltà segue una curva armoniosa. Inoltre, come da tradizione per ogni gioco dedicato a Mario, il soddisfare determinati requisiti prima di arrivare ai titoli di coda, permetterà di sbloccare una serie di scenari extra capaci, specialmente in questa nuova edizione, di mettere seriamente alla prova i giocatori. 

Fra vecchio e nuovo

Al netto dell’evidente comparto grafico completamente rivisto in ogni suo dettaglio, e che a malincuore risulta leggermente meno ispirato rispetto alla pixel art che caratterizzava l’originale, Mario VS. Donkey Kong presenta alcune novità davvero interessanti. 

La prima è ovviamente l’introduzione di una serie di livelli inediti, realizzati per l’occasione e perfettamente in linea con la produzione originale, sia in termini di level design, che per quanto riguarda la difficoltà delle sfide proposte. 

Proprio in merito alla difficoltà, la “Modalità Relax” è la seconda, importante, aggiunta di questa nuova edizione, la quale si adopera nel rendere meno frustrante, e punitiva, l’esperienza finale per i giocatori più giovani o meno affini a genere.

In questa nuova modalità, ogni aspetto del gioco rimane immutato, ma la sostanziale differenza risiede nel fatto che Mario potrà accusare diversi danni prima di perdere una vita. Inoltre, sempre per rendere meno frustrante la progressione all’interno dei livelli più lunghi, sono stati introdotti dei checkpoint, i quali permetteranno di ripartire da un determinato punto dello stage senza perdere tutti i progressi compiuti all’interno di un livello.

Quello che mi ha sorpreso maggiormente, però, è l’inedita modalità multiplayer, la quale è chiaro che ha richiesto un discreto impegno per essere implementata all’interno di un gioco originariamente concepito per giocatore singolo. Non si tratta, difatti, di una modalità a se stante,   ma della possibilità di affrontare l’intero gioco in compagnia di un amico, giocando in locale. 

In qualunque momento, infatti, si potrà far entrare un nuovo giocatore all’interno della partita, il quale impersonerà un Toad con lo stesso moveset di Mario. 

I due personaggi possono saltare l'uno sull'altro, trasformandosi in trampolini viventi, e non sono limitati dallo spazio; in pratica, possono spostarsi agli estremi opposti di ogni stage senza alcuna limitazione, obbligando semplicemente la telecamera ad allontanarsi per inquadrare la totalità del livello.

Inoltre, Toad influenzerà il design dei livelli introducendo una seconda chiave da raccogliere per poter uscire. Un elemento tanto semplice quanto brillante per ribilanciare una curva della difficoltà che, senza questa piccola aggiunta, poteva risultare eccessivamente facilitata.

 

Una chiave di lettura differente

Ora potrei dirvi “That’s all Folks!” e chiudere questa recensione semplicemente tirando le somme e assegnando a Mario VS. Donkey Kong il sempiterno voto che tutti bramano di vedere al fondo di ogni analisi.

Invece, una volta terminato il gioco in pressoché ogni suo aspetto, sentivo che qualcosa doveva ancora essere analizzato a dovere. Perché Nintendo ha tirato fuori dall’armadio proprio questa IP in questo momento? Possibile che sia solamente indirizzata a noi “vecchie cariatidi” che la abbiamo apprezzata vent’anni fa? Soprattutto, bastano i nostalgici a rendere profittevole un prodotto del genere?

Per rispondere a questa domanda ho voluto fare un esperimento e far giocare a Mario VS. Donkey Kong un bambino di 7 anni che, normalmente, si nutre di video spazzatura su YouTube, produzioni dedicate ai Pokémon, che gioca sommariamente perché troppo pigro per leggere tutti i dialoghi, e giochi decisamente poco impegnativi.

Con la scusa che ha adorato il recente film di Super Mario, dove guarda caso ci sono proprio Mario e Donkey Kong nel ruolo di amici/nemici, e sfruttando il fatto che mi osservava curioso mentre giocavo il titolo per stilare questa recensione, ho deciso di preparargli un salvataggio ex-novo, impostando il gioco in Modalità Relax e lasciandolo da solo per vedere quanto ci avrebbe messo ad abbandonare tutto in virtù della complessità di alcuni puzzle. 

Mai mi sarei aspettato che, al netto di qualche sporadico episodio dove mi ha chiesto una mano per superare, o meglio comprendere, determinate meccaniche di gioco, sarebbe arrivato all’ultimo mondo di gioco… eppure lo ha fatto

Vuoi per il carisma dei personaggi, vuoi per un bilanciamento davvero certosino, vuoi per la varietà di situazioni, e per la possibilità di giocarlo per brevi periodi riuscendo comunque a progredire concretamente, lo ha letteralmente divorato nel giro di una settimana, facendomi comprendere molto più di quanto avrei mai potuto capire “limitandomi” a giocarlo per i fatti miei. 

La vera forza di produzioni quali Mario VS. Donkey Kong, è sia la loro capacità di adattarsi ai giocatori di tutte le età, che quella di avere un immaginario che, grazie all’ottimo lavoro di Nintendo, continua ad attirare nuovi giocatori da quasi 40 anni. 

Quindi… no! Mario VS. Donkey Kong non è una semplice operazione votata alla nostalgia per accontentare noi “vecchiacci”, ma è un prodotto con una evidente ricerca alle spalle e studiato in maniera tale da riuscire ad ammaliare anche i giocatori più giovani e, grazie proprio all’enorme caratura dei suoi personaggi, portarli ad approcciarsi a generi diversi, più riflessivi, meno guidati e, decisamente, più stimolanti… e questo, signori miei, è un valore aggiunto incredibile. 

Voto Recensione di Mario VS. Donkey kong


8

Voto Finale

Il Verdetto di Tom's Hardware

Pro

  • Level design certosino

  • Mix perfetto fra platform e puzzle

  • Il multiplayer è il fiore all'occhiello dell'intera produzione

  • Longevo, appagante e accessibile a tutti

Contro

  • La nuova veste grafica è un po' anonima

  • Le sessioni lunghe mostrano il fianco a una leggera ripetitività

Commento

Mario VS. Donkey Kong è un’ottima riedizione capace di svecchiare a dovere una delle IP più particolari della storia di Nintendo. La natura “portatile” della produzione emerge fortissima fin dai primi momenti di gioco, così come, nel momento in cui ci si siede di fronte a un monitor e si inizia a giocare, l’esperienza perde un po’ della sua magia in virtù di una forte ridondanza delle situazioni proposte. Rimane indubbio, però, che l’ottimo level design del titolo originale, unito alle numerose migliorie introdotte con questa nuova edizione e l’enorme caratura dei suoi protagonisti, lo rendano un puzzle game ancora oggi incredibilmente fresco e divertente e, soprattutto, godibile da ogni tipologia di utenza.

Informazioni sul prodotto

Immagine di Mario VS. Donkey Kong

Mario VS. Donkey Kong