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Ratchet & Clank: Rift Apart | Recensione del primo vero benchmark grafico di PS5

C’era un periodo in cui la palma del platform dell’anno era contesa, su PlayStation, sempre da due controparti: all’inizio c’erano Crash Bandicoot e Spyro, poi arrivarono Jak & Daxter e Ratchet & Clank. La strada intrapresa, poi, da Naughty Dog è sotto gli occhi di tutti, con l’uscita di Jason Rubin e Andy Gavin che portò la software house americana a una declinazione molto più matura, affrontando prima le avventure di Nathan Drake in Uncharted e poi le vicende di Joel ed Ellie in The Last of Us.

Dall’altro lato, invece, anche se Insomniac ha voluto concentrarsi su altre sperimentazioni, non ha dimenticato il suo franchise di punta, quello che gli aveva permesso di spopolare ai tempi della PlayStation 2. Con la spinta di Sony, quindi, Rift Apart, il nuovo capitolo con protagonista il Lombax e il robottino più famosi al mondo, è stato annunciato come il primo vero videogioco sviluppato pensando all’infrastruttura di PlayStation 5. Parlarvene oggi significa prepararvi a un’avventura di grande impatto, che vi restituirà tra le dieci e le quindici ore di gioco per rituffarvi nelle parate intergalattiche di Ratchet & Clank.

Ratchet & Clank: Rift Apart, bentornati nella Galassia

Sono trascorsi ben cinque anni dall’ultimo capitolo della saga, che tra l’altro era un remake dell’episodio originale, pubblicato con l’obiettivo di fare da spalla di supporto al film in CG distribuito poi anche su Netflix. Rift Apart, però, non vuole riprendere nulla di tutto ciò che è successo in precedenza, sebbene l’intenzione possa sembrare, inizialmente, quella di continuare le vicende narrate in Into the Nexus: d’altronde Nefarious è stato sconfitto, Ratchet & Clank vengono celebrati come salvatori della galassia, ma ritrovarsi dinanzi a questa avventura vergini dell’esperienza pregressa non è comunque un problema. Rift Apart può essere un perfetto entry level per chiunque volesse scoprire che magia si nasconde dietro il lavoro di Insomniac, ma allo stesso tempo andrà a soddisfare tutti i fan della prima ora, desiderosi di scoprire che fine hanno fatto il Capitano Qwark, Mister Zurkon e la sua famiglia, oltre a tutti i personaggi che abbiamo conosciuto nel corso della saga.

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Al di là dei collocamenti temporali, è arrivato il momento da parte di Clank di dimostrarsi ancora una volta gentile e cordiale nei confronti del suo compagno di viaggio Ratchet: il Lombax, come noto, viaggia da anni alla ricerca della sua famiglia, essendo riconosciuto come l’ultimo della sua specie. La malinconia vissuta dal protagonista è un elemento ricorrente nella saga, nonostante lo stile molto ironico e scherzoso: il sottotesto del duo, però, sta per essere riscritto, perché Clank ha con sé il Dimensionatore, un’arma che è in grado di aprire le porte di altre realtà presenti nelle galassie, così da permettere a Ratchet di ritrovare la propria famiglia.

Nell’attimo che precede l’attivazione dell’arma, però, Nefarious, nonostante la sconfitta, riesce a intervenire a rubare il sofisticato marchingegno di Clank, dando vita a un incaglio di dimensioni e dandoci il benvenuto nel multiverso che oramai Sony ci sta facendo ammirare con tante altre sue produzioni. Ratchet & Clank vengono così proiettati in una realtà dove il corso degli eventi è diverso da quello che conosciamo, con Nefarious che è un imperatore incontrastato – e meno pasticcione della sua controparte nostrana – al quale prova a ribellarsi Rivet: l’ultima Lombax della nuova dimensione.

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Più di quanto accaduto nelle precedenti iterazioni della saga, stavolta Rift Apart sembra avere qualcosa da raccontare che è in grado di andare più in profondità nel sottotesto dei protagonisti. D’altronde la malinconia adesso diventa condivisa, dando vita a una sorta di dualismo che coinvolge i due Lombax e prova a farli sentire meno soli del previsto. Il personaggio di Rivet è caratterizzato in maniera molto più spigolosa rispetto a Ratchet, diventando quasi restìa all’amicizia con Clank in un primo momento. Munita di un braccio meccanico e molto più arrembante, tanto da lanciarsi all’impazzata contro gli avversari di turni, in alcuni momenti si rivelerà anche più funzionale della controparte maschile, vestendosi da vessillifera di un woman power che dona alla narrazione di Rift Apart una spinta in più, verso un contenuto maturo e allo stesso tempo coniugabile verso una schiera di videogiocatori più ampia di quei pretesti e palliativi inseriti nei precedenti capitoli.

Sfodera il tuo arsenale, Lombax

Se del comparto tecnico andremo a parlare a breve, anticipandovi che sarà un incensamento totale e complessivo del lavoro svolto da Insomniac, è inevitabile soffermarci su un aspetto che dopo la prima metà dell’avventura colpirà tutti quanti. Il core loop previsto per Rift Apart si presenta leggermente scialbo, con delle idee che non rischiano e che non provano a realizzare delle proposte di gameplay in grado di fornire dinamismo e alternative al normale archetipo. Il numero dei pianeti già di per sé esplorabili non sarà altissimo, ma ci sarà un backtracking che ci condizionerà in diversi momenti, portandoci a vivere un loop che prevede l’atteggio, l’esplorazione, la distruzione delle truppe avversarie e il salto verso un altro obiettivo.

Rift Apart ha dalla sua tante idee poco sfruttate, come i salti dimensionali, tanto incensati durante le diverse presentazioni: al di là di alcuni sparuti momenti in cui Ratchet e Rivet riusciranno a usare gli spostamenti egregiamente, gli spostamenti interdimensionali funzionano solo per trovare degli oggetti collezionabili segreti, anche facilmente evitabili. Una feature poco sfruttata, che si limita a offrirvi l’effetto sorpresa all’inizio, ma che a lungo andare non vi verrà incontro nemmeno in quella che potrebbe essere una fuga da un accerchiamento, perché talmente impegnati a difendervi che non fisserete nemmeno lo scenario alla ricerca di un portale nel quale evadere.

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Allo stesso modo il battle system ha previsto dei combattimenti che dopo le prime 5 ore finiscono per essere ripetitivi: le boss battle, salvo tre di loro, sono tutte uguali, con avversari che utilizzano gli stessi pattern e le stesse texture. Pigra anche la proposta legata all’UI, che spesso si limita a mostrarvi la barra della vita di un solo boss nonostante a schermo ce ne siano due o addirittura tre. Al di là di queste imperfezioni, è impossibile non sottolineare quanto sia appagante il sistema di combattimento una volta sfoderato il nostro arsenale. Insomniac ha sempre avuto dalla sua la peculiare capacità di sorprenderci con qualsivoglia metodologia di sterminio di massa: dai funghi assassini fino ai classici robot che possono accompagnarvi in battaglia fino a un numero di quattro alleati, passando per il Giustiziere e le più classiche mitraglie o sparamissili, Ratchet e Rivet metteranno in piedi una situazione talmente confusionaria e colorata da creare un caleidoscopio vivente.

Inoltre con il feedback aptico del DualSense vi ritroverete anche a poter usare un fuoco alternativo arrivando a una corsa totale del tasto, così da poter decidere rapidamente in che modo gestire la vostra potenza di fuoco e come giostrarla contro i vostri avversari. Il ritmo di per sé ne ha solo da giovarne, soprattutto nel momento in cui a spezzare l’andamento altrimenti troppo pedissequo ci sono dei puzzle nel metaterminale con Glitch, chiamata a sconfiggere i virus, e a dei puzzle con Clank, che dovrà portare con sé delle proiezioni olografiche. Quel che pesa in tutto l’ecosistema è il fatto di non avere una curva di progresso ben bilanciata, perché Ratchet e Rivet andranno a essere molto più potenti di quanto gli avversari possano fare andando avanti, trasformando l’arsenale a nostra disposizione in qualcosa di davvero troppo mortale.

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La pelle dei Lombax

Arriviamo quindi a incensare tutto ciò che ci siamo trovati a guardare giocando a Rift Apart. L’assetto tecnico è fenomenale, rendendo Ratchet & Clank il videogioco che più di tutti sposa il concetto di next gen: il lavoro di illuminazione, nonché l’alto numero di poligoni a nostra disposizione, combinato con un numero infinito di effetti scaturiti dall’utilizzo di armi, salti, schivate, scarponi che ci permetteranno di velocizzare il nostro spostamento, finisce per creare una visione mozzafiato. Tra l’altro ogni spostamento tra i varchi dimensionali è immediato, portando a un cambio immediato di ciò che ci circonda, senza doverci far aspettare nemmeno un secondo. Ogni caricamento tra i vari pianeti, inoltre, è spesso mascherato da una cutscene che riesce ad alternare adeguatamente le necessità del videogiocatore a quelle del software.

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Ci saranno sessioni di gioco nelle quali vi ritroverete ad abbracciare un flow talmente rapido da non voler quasi smettere, con l’utilizzo delle rotaie per saltare da un punto all’altro e creare quasi una sorta di QTE ben calibrato con le vostre azioni, per dare vita a dei momenti di pura adrenalina. La direzione artistica allo stesso modo raggiunge dei livelli altissimi, assicurandoci degli ambienti sempre vivi, che pullulano di esistenza e di vitalità, permettendoci di ammirare anche i diversi avamposti della galassia nella quale ci troviamo. Con un doppiaggio in italiano che va ad arricchire la visione, sembrerà di avere dinanzi ai nostri occhi un Lombax reale, che quasi vorremmo andare ad abbracciare per il divertimento che ci ha dato in tutti questi anni.

9

Ratchet e Clank: Rift Apart – PS5

Ratchet & Clank Rift Apart è un tripudio di colori, di un comparto tecnico ad altissimo livello e di un'esaltazione di fondo di un arsenale in grado di distruggere una galassia intera. Con una spinta narrativa maggiore rispetto ai precedenti capitoli e l'aggiunta di qualche personaggio ben caratterizzato, oltre a una direzione artistica degna di un applauso, Rift Apart pecca in quel poco coraggio che il team di sviluppo ha voluto usare: si osa poco, si sfruttano poco le grandi idee e il core loop finisce per diventare monotono dopo la prima metà di gioco, con una curva del progresso che si sbilancia a nostro favore. Se Rift Apart ci voleva far assaporare la potenza dell'hardware di PlayStation 5 l'ha fatto, ma noi adesso da Insomniac pretendiamo una nuova trilogia che possa essere in grado di andare oltre il pregevole compito portato a termine, perché sappiamo che ne sono in grado e pretendiamo maggior varietà e qualche pizzico in più di coraggio nel gestire delle idee che per ora hanno solo scalfito la superficie della nostra meraviglia.

Pro

  • Una narrazione più profonda e sempre ironica
  • Un arsenale divertente e funzionale
  • Tecnicamente setta un nuovo benchmark

Contro

  • Poco coraggioso in alcune idee
  • Core loop a volte monotono
9