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Recensione de Blob, un groove di colori e musica mancato

de Blob Sviluppatore: BlitWorks Editore: THQ Nordic Data di uscita: 26/06/2018 Provato su: Nintendo Switch Disponibile su:  ps4 xbox One switch pc acquista Un periodo florido per i platform su Nintendo Switch, capitanati dall'arrivo di Crash Bandicoot N.Sane Trilogy , adesso è la volta di un'altra vecchia gloria apparsa tanto tempo fa su Nintendo Wii: de Blob.  Per […]

de Blob

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Sviluppatore: BlitWorks
Editore: THQ Nordic
Data di uscita: 26/06/2018
Provato su: Nintendo Switch
Disponibile su:  ps4 xbox One switch pc

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Un periodo florido per i platform su Nintendo Switch, capitanati dall'arrivo di Crash Bandicoot N.Sane Trilogy , adesso è la volta di un'altra vecchia gloria apparsa tanto tempo fa su Nintendo Wii: de Blob

Per conoscere de Blob dobbiamo tornare indietro di dieci anni: nel 2008 un gruppo di otto studenti della facoltà di Game Design & Development della Utrecht School of the Arts in Olanda, assieme a un altro studente della Utrecht University, decisero di realizzare il cui scopo era la riqualificazione di alcune aree della stessa città sfruttando appunto il videogioco come mezzo di informazione e presa di coscienza verso una tematica sociale di un certo peso.

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Proprio per questo motivo si doveva trattare di un'esperienza di breve durata, pochi minuti nel corso di una fiera, e invece divenne un titolo a tutti gli effetti grazie all'intervento di THQ che ne acquistò i diritti e lo pubblico inizialmente nel settembre 2008 su Wii; in realtà de Blob fu diffuso un po' ovunque, adesso tenta persino il suo grande ritorno sulla console ibrida Nintendo.

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Se da un lato l'utilizzo del videogioco come medium per sensibilizzare su una problematica reale è indubbiamente un percorso encomiabile, dall'altro il prodotto ha toccato il grande mercato e questo significa che deve essere valutato andando oltre la sua onestà iniziale: purtroppo qui emerge con particolare evidenza l'idea per cui è nato, ovvero che de Blob sarebbe dovuta essere un'esperienza breve e, in un ristrettissimo lasso di tempo, smuovere le coscienze o quantomeno informare su una particolare informazione.

Averlo reso un'avventura di circa dieci ore porta inevitabilmente a sfociare nella ripetitività, perché si cerca di espandere una formula base che al tempo stesso è troppo rigida per essere piegata a delle necessità di gameplay.

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L'importanza dei colori 

Qual è infatti l'obiettivo in de Blob? Nei panni del protagonista – appunto, Blob – saremo chiamati a difendere Croma City e i Radiani che la abitano dall'occupazione della INKT Corporation, facente capo al generale Black: come si può intuire, il nemico principale del gioco è un'organizzazione che ha privato la città dei suoi colori, ghettizzandone gli abitanti e dominandoli con pugno di ferro. Affiancando un gruppo di ribelli, sarà compito nostro restituire alla città il lustro che merita. de Blob è una semplice sfera trasparente, la cui peculiarità è assorbire i colori ed eventualmente mescolarli fra loro per dar vita a nuove tonalità; l'intera avventura si compone di un progressivo avanzamento lungo Croma City per ridipingerne gli edifici semplicemente toccandoli dopo aver assorbito colore, alcune volte affidandosi a missioni secondarie che possono essere obbligatorie oppure facoltative.

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Il clamore di de Blob fu piuttosto contenuto, quando fu pubblicato su Wii. La grafica elegante e lo stile artistico particolare gli permisero di distinguersi e competere con titoli più sofisticati prodotti per PlayStation 3 e Xbox 360; la critica positiva che ottenne spinse THQ a realizzarne persino un seguito, che tuttavia si rivelò ben distante in termini di successo del suo predecessore. Rinato come THQ Nordic, il publisher ha recuperato molti suoi titoli per riproporli in versione rifinita sulle console attuali: laddove però giochi quali Darksiders possono essere stati apprezzabili da riscoprire, altri come lo stesso de Blob non possono vantare la stessa popolarità – anche perché si tratta di una minestra già riscaldata diverse volte, essendo uscito su PC, Xbox One, PS4 e avendo anche tentato un'edizione DS mai andata in porto, senza contare una versione pre Wii nel luglio 2008 per iOS. Con l'approdo su Switch, un gioco che inizialmente può aver avuto dei guizzi interessanti a fronte di un gameplay ripetitivo e qualche limite tecnico, ad oggi risulta piuttosto pesante pur considerando i suoi nobili e originali intenti di "critica" sociale. In definitiva, vale davvero la pena recuperarlo ora?

Un'avventura che ha perso il suo smalto

Nel complesso, il gioco si regge ancora sulle sue gambe, ma ancora una volta siamo di fronte a un porting nudo e crudo come già è stato su PS4 e Xbox One. Niente fronzoli, nessun effetto extra ma soprattutto la stessa trascuratezza che ha caratterizzato le due precedenti versioni: la freschezza della console su cui si poggia non riesce a nascondere le imperfezioni di un gioco che ormai è al suo decimo anno, perché pur notandosi la pulizia delle texture non siamo a un livello sufficiente per coprire il basso livello di dettaglio in alcuni modelli. Ne esce un "gioco d'altri tempi", velato da una patina che dovrebbe spingerci a superare i suoi difetti e, al contrario, li rende ancora più evidenti soprattutto quando andiamo ad analizzare le cutscene – elemento fondamentale del gioco – e i diversi effetti di luce o particellari che risultano decisamente troppo ridotti.

Considerato che gran parte del fascino di de Blob è dovuto a questi brevi filmati sparsi un po' ovunque, si sarebbe dovuti curarli molto di più perché altrimenti ne esce l'idea di un porting pigro, riproposto per l'ennesima volta a un prezzo (30 euro) sbilanciato rispetto alla qualità offerta. La modalità di pittura libera, cioè l'esplorazione del mondo di gioco senza la pressione dei nemici, e il multigiocatore fanno molto poco per risollevare l'attenzione ma questo è principalmente dovuto alla banalità del sistema di controllo, principalmente focalizzato sulla combinazione ZL/A per mirare e schiacciare i nemici con lo scopo di rubare loro il colore e riutilizzarlo per i nostri scopi.

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De Blob

Semplicissimo da apprendere, alla lunga sopraggiungeva la noia di un pattern sempre uguale – mira, attacca, colora – già nell'originale e questa sensazione si replica purtroppo identica anche nel porting per Nintendo Switch. Soltanto la colonna sonora, inalterata a sua volta tuttavia molto gradevole ai tempi, dà un tocco di colore a un gameplay che altrimenti risulterebbe grigio come quella INKT che siamo impegnati a sconfiggere.

Un altro problema considerevole è l'uso della telecamera, lento e restrittivo persino dopo averne aumentato la sensibilità nelle impostazioni. La necessità di fermarsi e guardarsi intorno anziché poterlo fare in movimento è un aspetto molto limitante per un gioco che fa dell'esplorazione e del free-roaming i suoi punti forti, proprio come gli spostamenti dello stesso Blob: la combinazione di una fisica "fluttuante", dopotutto siamo una massa gelatinosa, con l'uso discutibile della telecamera porta spesso e volentieri a mancare alcune piattaforme, precipitare se ci troviamo in alto e rifare tutto da capo.

Spezza il ritmo di gioco e rende l'esperienza più frustrante di quanto sarebbe potuta essere se l'insieme fosse stato reso più fluido e armonioso, questo perché anche le velocità di movimento dello stesso Blob è piuttosto bassa spingendo spesso a lunghe traversate da un punto all'altro di Croma City senza nulla che possa migliorare questo aspetto. Ci sono alcuni aspetti per cui de Blob fa un lavoro meritevole, come il già menzionato sound design, ma sono troppo pochi per un gioco che affonda le sue radici nel 2008 e nel corso del tempo è stato continuamente riproposto senza che sia stato tentato alcun miglioramento al di là della grafica – senza comunque mai osare.

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PROOttimo sound design, campagna principale ancora gradevole
CONTROGrafica poco curata, nessun contenuto aggiuntivo, meccanica e controlli problematici, prezzo troppo alto
VERDETTOde Blob è un titolo che purtroppo risente dello scorrere del tempo ed è stato pressato oltre il limite, arrivando al suo quarto porting senza migliorie che si sentano davvero significative. Lo stile artistico che nel 2008 può essere stato accattivante, ora si percepisce estremamente datato e il suo flusso lento, ben distante dalla frenesia di molti giochi contemporanei, non viene supportato abbastanza con eventuali attività secondarie più impegnative o viene addirittura ostacolato da meccaniche claudicanti, controlli che necessitavano di una revisione e comparto grafico sbavato che fa pensare più al compitino svolto con sufficienza. È leggero, scanzonato, non ha presunzione di grandezza e anzi, è nato con un obiettivo lodevole, ma questo non basta a giustificarne l'ennesimo porting a un prezzo peraltro piuttosto alto.
6

Tom's Consiglia

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