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Shadow of the Colossus PS4 | Trama, gameplay e tutto quello che dovete sapere

Ci sono titoli, considerati dei veri pilastri della storia dei videogiochi, che ogni buon videogiocatore dovrebbe provare almeno una volta nella vita. Sono giochi che vanno al di là del voto, delle capacità del medium o di qualsiasi vezzo stilistico e si fregiano di un’aura di magia e mistero praticamente impossibile da ignorare. Shadow of the Colossus è uno di quei giochi. E se fino a poco tempo fa era difficile (ri)giocarlo per via dei limiti tecnici – visto che il gioco è uscito inizialmente nel 2006 su PS2 e poi rimasterizzato in HD su PS3 – dal 2018 Bluepoint Games ci ha dato la possibilità di riscoprire la stupenda avventura dei Colossi su PS4, grazie ad un comparto tecnico totalmente rivisto e una grafica davvero sbalorditiva.

Shadow of the Colossus Remake: che tipo di gioco è?

Quando si guarda un trailer di giochi o si citano giochi come Devil May Cry o Call of Duty risulta subito chiaro di che tipologia di titoli si sta parlando. Il primo è un action puro mentre il secondo uno sparattuto, ma quando si parla di giochi come Shadow of the Colossus i confini del genere tremano di fronte a qualcosa di nuovo e che non può essere classificato. Il discorso sui generi è complesso e sconfinato e non è nostra intenzione perderci nei suoi meandri in questa sede, ma Shadow of the Colossus ha inventato un genere proprio, che si basa sull’avventura ma che poi si trasforma in qualcosa capace di andare oltre.

Il gioco, che insieme a ICO (2001 – PS2) e The Last Guardian (2016 – PS4) compone la “trilogia maledetta” porta il giocatore in una landa sconfinata alla ricerca di 16 enormi creature chiamate colossi. Partendo da un Santuario al centro della mappa, il giocatore dovrà trovare la strada verso questi giganti, scoprire come raggiungerli e anche come abbatterli.

Ecco allora che il gameplay di Shadow of the Colossus passa dalla semplice avventura esplorativa a qualcosa di più. Un enigma continuo che richiede al giocatore di studiare i giganteschi mostri che si troverà ad affrontare e di capirli. Di osservare i loro movimenti, il loro aspetto, i loro “vestiti” di pietra. E dopo averli conosciuti di ucciderli. Superando dei “puzzle  ambientali” per salire sulle loro teste, sulla schiena, sulle braccia, sulla coda o in qualsiasi altro punto del loro corpo è nascosto il sigillo per abbattere queste creature. Il protagonista Wander sarà infatti dotato di una spada magica con cui trafiggere i punti deboli sul corpo di un colosso fino alla sua dipartita. E una volta eliminato, via, di nuovo al galoppo, sulla fidata compagna di avventure di Wander, la cavalla Agro, verso un nuovo colosso da sconfiggere.

Anche se letto così il gameplay può sembrare povero, la struttura di Shadow of the Colossus è immensa come i suoi giganti e come l’impronta che questa “trilogia maledetta” ha lasciato nel mondo dei videogiochi. All’epoca, quando il secondo gioco uscì, l’impatto fu tale che poco dopo l’annuncio il terzo capitolo della serie fu uno dei videogiochi più attesi della storia. Durante la lunga attesa che ha separato i giocatori dei primi giochi di Team ICO all’uscita di The Last Guardian (oltre 10 anni) la fama e la celebrità dei giochi è cresciuta a dismisura tanto che la trilogia è diventata una vera e propria icona, non solo delle grandi esclusive Playstation, ma anche di un modo di fare videogiochi unico nel suo genere.

Shadow of the Colossus Remake: su che console è disponibile?

Come abbiamo scritto in apertura, Shadow of the Colossus è un videogioco del 2006 appartenente all’era PS2. Un videogioco nato in un altro tempo e in un’altra epoca di videogiocatori. La sua unicità lo rende però un titolo adatto a qualsiasi tempo, un concetto che Sony conosce bene e proprio per questo motivo ha deciso di rimasterizzare il gioco prima su PS3, offrendo a tutti quei giocatori che lo avevano inizialmente perso la possibilità di riscoprirlo (in un pack in cui è presente anche la versione rimasterizzata di ICO). E poi di portarlo su PS4 grazie a questo incredibile remake ad opera di Bluepoint Games.

Spesso, quando ci si siede a giocare, non ci si rende conto dell’immenso sforzo che c’è dietro tutti quei poligoni che danno vita al mondo che si sta vivendo. E nel remake di Shadow of the Colossus questo sforzo è stato ancora più grande perchè Bluepoint ha ricostruito praticamente da zero il gioco, rivestendo ogni cosa di nuove texture, ricche di dettagli e colori prima impensabili. Il cielo, caratterizzato dai numerosi raggi solari che filtravano dalle nubi illuminando porzioni delle lande di gioco è stato completamente ripensato e trasformato. Le nuvole non sono più un unico blocco ma vari modelli poligonali a se stanti di cui è possibile vedere l’ombra oscurare la luce durante le cavalcate tra un colosso e l’altro.

Anche la vegetazione, che prima era solo un elemento di contorno, quasi un colore applicato su alcune superfici, è ora viva e diversificata. Non solo è infatti possibile distinguere, fiori, muschio, foglie e tipologia di piante ma l’erba stessa reagisce al nostro passaggio, aumentando l’immersione all’interno di un gioco che fa della profondità dell’ambientazione il suo punto di forza.

Per non parlare poi dei nuovi asset grafici che insieme all’engine tecnico utilizzato restituiscono e ampliano quella sensazione di grandezza che era possibile respirare nel gioco originale. Su PS2, per permettere al mondo di gioco di essere sempre visibile e pronto all’occhio del giocatore senza dover caricare elementi distanti, era attivo un progressivo sistema di streaming del panorama. Un sistema che Bluepoint ha rimosso e sostituito con due immagini bidimensionali piatte a distanza che evitano di caricare i pixel di tutti gli elementi a schermo, altrimenti necessari e di appesantire quindi il motore di gioco. Un ingegnoso sistema di LOD (Livelli di Dettaglio) che permette traversate della mappa a cavallo estremamente particolareggiate e prive di interruzioni.

Un remake di un gioco magico che usa diversi trucchi della grafica moderna per ingannare e allo stesso tempo rapire il giocatore, che difficilmente non rimarrà incantato dai panorami mozzafiato del titolo. A questo proposito è stata inoltre aggiunta una modalità fotografica che permette di scattare foto in qualsiasi momento.

Trama, ambientazione e protagonisti

Il creatore, ideatore e regista della “trilogia maledetta” porta il nome di Fumito Ueda, un game designer diventato quasi leggendario per la creazione dell’universo condiviso di ICO, Shadow of the Colossus e The Last Guardian. I legami della storia tra i 3 giochi sono però frutto di supposizioni e interpretazioni che il giocatore può trarre una volta giocato. Niente è certo, ma tutto è solo suggerito in un ragionamento che viene delicatamente accompagnato da una storia quasi muta e da alcuni immagini che hanno più forza di centinaia di parole. Quello che è certo però è che Ueda ha creato un suo preciso universo favolistico in cui nulla si ottiene senza il sacrificio e dove l’amore è la forza motrice più potente che ci spinge ad andare avanti.

Shadow of the Colossus porta il giocatore in una landa maledetta, raggiungibile tramite un lunghissimo ponte che fa da confine tra la location di gioco e la civiltà. Il protagonista è Wander, o chiamato anche l’errante, un giovane che in sella alla cavalla Agro trasporta fino al centro del tempio della valle maledetta, il Santuario del Culto, una giovane donna avvolta in un telo.

La donna è la sua amata Mono che purtroppo è morta. Wander però non si è dato per vinto e ha scoperto che in quel luogo c’è una divinità in grado di restituirgli l’amore della sua vita. La divinità Dormin chiede però a Wander di partire alla ricerca di 16 creature chiamate Colossi. Queste creature sono i guardiani dei sigilli che privano Dormin dei suoi poteri e che solo una volta sconfitte e rotti i sigilli Dormin sarà finalmente libero di aiutare il giovane.

Unici altri protagonisti del titolo sono appunto colossi: dei veri e propri giganti di forma e dimensione differente la cui figura è ispirata a numerosi animali (reali e non). Ce ne è qualcuno simile ad un drago, altri simili a serpenti e altri ancora che ricordano figure mitologiche come un fauno o il Minotauro. Tutti però sono accomunati dall’incredibile forza emotiva che sanno trasmettere. Nonostante la grande soddisfazione che si prova nell’abbatterli queste creature riescono a strappare una lacrima al giocatore, costretto ad ucciderli per un male necessario.

Il mondo di gioco è uno dei più belli mai visti in un videogame, ricco di numerose location come foreste, laghi, spiagge, caverne, antichi templi abbandonati e molto altro ancora. Questo mini universo ludico sembra essere popolato solo da piccoli animali come lucertole, colombe, tartarughe e falchi, compagni silenti di un lungo viaggio dove le parole scompaiono nell’ombra di un gigante.

Curiosità

Come più volte detto durante questo articolo, Shadow of the Colossus è un titolo unico nel suo genere ricco di segreti, significati e curiosità che sanno intrigare il giocatore anche in una fitta sottotrama legata alla religione.

Dormin/Nimrod e il Santuario/Torre di Babele

Il gioco creato da Fumito Ueda sembra trarre spunto dalla leggendaria della Torre di Babele narrata nella Bibbia nel libro della Genesi.

La divinità che porta il nome di Dormin altro non è che il suo contrario, ovvero Nimrod il mitico personaggio a cui si attribuisce la costruzione della Torre di Babele. Il Santuario del Culto potrebbe essere la rappresentazione videoludica della gigantesca Torre. Esso infatti è la struttura più imponente dell’intero gioco, visibile da ogni punto della mappa.

Ad avvalorare questa tesi c’è anche il fatto che nella Bibbia si racconta che Nimrod fu fatto a pezzi e i suoi pezzi vennero poi sparsi sulla terra, proprio come Dormin i cui pezzi sono stati sparsi nei 16 corpi dei colossi. Inoltre la moglie di Nimrod, Semiramis racconta nella bibbia che suo marito dopo la morte è divenuto il Dio del Sole. Quando Dormin parla a Wander nel Santurio del Culto infatti la sua voce proviene direttamente da un foro sul soffitto da cui escono i raggi del sole.

Infine, Nimrod viene considerato come il colpevole della confusione delle lingue e viene punito e costretto a parlare con un linguaggio comprensibile solo a lui. Potrebbe essere la ragione dello strano linguaggio utilizzato nel gioco.

Easter Egg PS4

La versione remake del gioco aggiunge diverse novità rispetto all’originale portando nel gioco anche degli easter egg che collegano direttamente Shadow of the Colossus con gli altri due titoli della “trilogia maledetta”.

Nel gioco è presente una foresta in cui è stata inserita una grotta. Se il giocatore la raggiunge è possibile individuare al suo interno un barile luminoso, simile a quelli visti in The Last Guardian che servivano come cibo per la misteriosa creatura che è possibile comandare nel titolo. Questo easter egg sblocca anche un trofeo correlato.

Gli sviluppatori hanno però voluto omaggiare anche ICO, prima opera di Ueda e di Team ICO. Inserendo, su una spiaggia ai confini della mappa, anche alcuni cocomeri. Questi sono un chiaro riferimento al finale segreto di ICO in cui, se si portavano dei cocomeri sulla spiaggia durante i titoli di coda, era possibile assistere ad una cutscene aggiuntiva che allungava il finale dell’avventura del bambino cornuto.

Oltre a questo, Bluepoint games ha voluto aggiungere anche qualcosa di più sostanzioso e che aumenta l’esplorazione della mappa di gioco, ovvero le monete. Questo particolare collezionabile che è possibile veder luccicare in alcune zone e che una volta raccolto fa tintinnare il pad PS4 è davvero difficile da trovare  e posizionato davvero in ogni dove. Ci sono ben 79 monete totali sparse per la mappa e raccoglierle tutte serve ad aprire una porta segreta che conduce ad un’antica caverna sotto il Santuario del Culto dove è possibile raccogliere e poi utilizzare la Spada di Dormin. Quest’arma maledetta permette al giocatore una maggiore forza contro i punti deboli dei colossi ma il suo utilizzo consuma la vitalità e la resistenza del protagonista.

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