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The Alien Cube colpisce in maniera discreta | Recensione

Negli ultimi anni le avventure narrative hanno popolato il mercato dei videogiochi doppia A, soprattutto quelle a tema horror. Franchise come Amnesia e Outlast ad esempio hanno dimostrato come sia possibile percorrere un’altra via per spaventare il giocatore, accantonando generi come il survival horror o le meccaniche third person shooter che hanno fatto la fortuna di saghe come Resident Evil. The Alien Cube, opera seconda di Alessandro Guzzo, appartiene di diritto a questa sorta di nuovo genere che ha saputo imporsi sul mercato.

I punti chiave? Una trama spezzettata, da scoprire indagando nell’ambiente circostante e diversi elementi che servono a confondere chi, pad alla mano, si ritrova ad indagare alla ricerca di una soluzione ad un eventuale mistero. A rendere un prodotto meritevole di arrivare sul mercato spesso è solo una cosa: gli enigmi. Perché sì, questa particolare tipologia di gioco è il diretto successore delle avventure grafiche, una sorta di evoluzione, poiché essendo privi di qualsiasi tipo di azione è necessario riuscire a risolvere una serie di puzzle che si incrociano ad ogni angolo.

The Alien Cube

The Alien Cube fa tutto questo e lo fa molto bene. Ed ha anche una storia abbastanza solida alle spalle, che merita di essere scoperta. La premessa è quella di moltissimi giochi horror appartenenti a questo filone: un uomo solitario, di nome Arthur, è tormentato da visioni e incubi lucidi, che riguardano uno strano cubo arrivato dallo spazio. I suoi terrori notturni diventano però realtà, nel momento in cui riceve uno strano invito per poter prendere possesso della casa di suo zio Edgar, misteriosamente scomparso oramai da tantissimo tempo.

Ed è proprio all’interno della casa che i suoi peggiori incubi diventeranno una sorta di realtà. Se la premessa sembra abbastanza ovvia, il modo in cui essa è costruita non lo è: uno dei maggiori errori che si possono commettere sviluppando un’avventura narrativa a sfondo horror in prima persona, legata ad un filo conduttore che deve permettere al giocatore di risolvere un intricato mistero è sicuramente quello di lanciare addosso al giocare troppe domande senza risposta. The Alien Cube invece si prende i suoi tempi: sii indaga lentamente, senza pressione, si esplora e si ha una certa libertà di azione nel visitare determinati paesaggi e diverse location.

E ogni pagina, ogni quadro, ogni diario ci permette di aggiungere un piccolo pezzo alla storia. Senza fare troppi spoiler, si capisce fin dai primi quaranta minuti di gioco dove il titolo andrà a parare e più si scende in profondità nella trama, più si capisce perfettamente che tipo di piega potrà prendere la storia, senza però rovinarci il gusto della sorpresa. Il tutto unito alle tinte di Lovecraft: il gioco è infatti pesantemente influenzato dagli scritti del papà dell’horror moderno e si nota: nei dialoghi, nelle atmosfere e anche in quel cubetto alieno che tormenta la mente di Arthur.

Foto generiche

Un orrore percepito

Dove The Alien Cube riesce però a dare il meglio di sé è sicuramente la componente horror. È abbastanza semplice infatti riuscire a spaventare un giocatore lanciandogli addosso una serie di immagini scioccanti e di personaggi inquietanti, più difficile invece riuscire a dargli una sensazione di ansia, di paura e di fretta con l’intero ambiente.

Il pericolo, pur essendo imminente, non si riesce a percepire subito e questo lavoro è frutto di due importanti elementi: un senso costante di ansia generato dall’idea di scappare da una minaccia ma allo stesso tempo dover risolvere un enigma e rispondere a tutte le nostre domande e dalla scelta dello stile utilizzato per creare gli scenari di gioco. Foreste, arredamenti, posizionamento e scelta dello stile architettonico, utilizzo delle luci con ambienti non troppo scuri e non troppo illuminati sono tutti dettagli che servono per poter trasmettere un senso di inquietudine nel giocatore.

Camminare in una foresta, girovagare per un appartamento dove tutto è lasciato all’incuria, muoversi in ambiente illuminato solamente dai fuochi e sapendo che abbiamo un enorme pericolo alle spalle, raffigurato come una sorta di diavolo asceso in un mondo alieno sono tutti elementi che aiutano il giocatore ad immergersi all’interno della storia di Arthur.

The Alien Cube

La sensazione di ansia e di paura è alimentata anche dal fatto che i puzzle si possono risolvere solamente con l’esplorazione. L’idea di non riuscire a scoprire quale pericolo si nasconde dietro una determinata porta, oppure aver paura di un ruggito o di un qualsiasi altro suono udito dai muri ci mette in allerta.

Il gioco pone il giocatore davanti una domanda: è sicuro dirigersi in quella direzione? L’ovvia risposta è no, ma la progressione è legata indissolubilmente all’esplorazione, per poter trovare un determinato meccanismo, un item in grado di poter aprire una nuova via di esplorazione. E come dicevamo in apertura, questi sì sono enigmi difficili da risolvere, ma mai frustranti. E molto spesso, se non si riesce, la colpa è di un’esplorazione poco attenta e di un’interazione mancata con un determinato oggetto. The Alien Cube infatti richiede calma e ci invita ad esplorare ogni singolo angolo dei suoi livelli, perché spesso il dettaglio è nascosto in bella vista.

Un’avventura horror ben confezionata, ma…

Esattamente come il precedente The Land of Pain, Alessandro Guzzo ha optato nuovamente per il CryEngine come motore grafico. Il tool sviluppato da Crytek, ha detta dello sviluppatore, è utile per implementare una grafica realistica anche attraverso l’utilizzo della foto simmetria.

Su questo non possiamo dargli torto: gli ambienti di gioco infatti sono realizzati con estrema cura, tanto da risultare quasi foto realistici. Tecnicamente The Alien Cube è realizzato rispettando gli standard moderni dei giochi appartenenti al filone: una bella veste grafica, texture ben realizzate e una colonna sonora tra brani ed effetti audio ben realizzati. Durante la prova, però, siamo incappati in qualche piccolo errore.

Ci sono infatti da segnalare un paio di problemi legati allo sviluppo, ma nulla che non si possa risolvere nei prossimi mesi con una patch post lancio. Il primo è sicuramente l’interazione con l’ambiente. La telecamera infatti molto spesso ci permette di interagire con un determinato oggetto, ma lasciando una visuale fin troppo grande.

Per fare un esempio, per accendere un interruttore non sarà necessario esserci vicino, ma si avrà un campo di visione sufficientemente grande per poter inquadrare quasi tutto il muro. Questo rischia di portare un senso di confusione nel giocatore, che rischia di non capire quale azione e con quale oggetto sta interagendo. Il secondo invece riguarda la stabilità: pur riuscendo a raggiungere i 60 frame al secondo e mantenendoli per quasi tutta la sessione, il gioco soffre di micro scatti. Da segnalare anche alcuni crash avvenuti mentre si cercava di caricare un checkpoint e di sistemare la luminosità.

7

The Alien Cube – PC


Al netto di alcuni problemi tecnici, The Alien Cube è un'avventura interessante, che certifica come Guzzo sia oramai uno sviluppatore in grado di regalarci esperienze di gioco decisamente sopra le righe. Tra puzzle non banali e un costante senso di ansia che risulta anche poco fastidioso e ben sopportabile, il gioco ci invita ad esplorare, a capire e ci invoglia a risolvere il mistero della famiglia di Arthur. La speranza ovviamente è quella di vedere lo sviluppatore riuscire a lavorare su un gioco ancora più grande, che possa magari riuscire ad espandere questo genere di esperienze e renderle decisamente più conosciute e più giocate. Per ora, se siete amanti della scrittura di Lovecraft e delle esperienze horror in prima persona, il gioco è assolutamente consigliato. Soprattutto se volete spaventarvi in una maniera diversa rispetto a quelle che già tutti noi ben conosciamo.

Pro

  • Atmosfera da vero horror.
  • Puzzle ben studiati.
  • Trama ben raccontata

Contro

  • Qualche piccolo crash.
  • Piccoli problemi di stuttering.
  • Interazione con l'ambiente da rivedere
7