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The Walking Dead: The Final Season, le nostre impressioni sul secondo episodio, Bambini Perduti

The Walking Dead: The Final Season sta per giungere alla conclusione: l’IP, ormai in mano a Skybound Games, sarà certamente sfruttata in qualche modo, ma è improbabile che avremo la possibilità di continuare le avventure di Clementine, iniziate molti anni fa, quando ancora la ragazza era solo una bambina spaventata, nascosta in una casa sull’albero. È quindi l’ultima occasione per la serie per dimostrare il proprio valore.

Nel primo episodio abbiamo potuto ritrovare la giovane, finalmente in compagnia di AJ. In quelle prime ore ci siamo resi conti di come Telltale stia chiudendo un cerchio: dopo aver guidato Clementine nei panni di Lee, ora dobbiamo sfruttare la nostra stessa eredità e trovare un modo di rendere forte AJ.

Il focus della puntata era proprio nel rapporto tra i due e su come le nostre azioni non influenzino unicamente “gli elementi estranei”, ma anche il bambino, nato e cresciuto in un mondo di mostri, alcuni dei quali ancora in grado di parlare. Questa caratteristica aveva reso molto più interessante il gioco, costringendoci a ragionare continuamente su cosa dire e fare, perché i suoi giovani occhi erano lì a osservarci.

Un piccolo passo indietro

Dispiace quindi constatare che in questa seconda puntata, “Bambini Perduti”, tale elemento sia stato in parte limitato. Per esigenze narrative (non faremo spoiler, promesso) la coppia si allontana leggermente, almeno sul piano delle interazioni.

Questo episodio serve a mettere le basi per la seconda metà della stagione. Se nel primo siamo stati introdotti alla Ericson e ai suoi giovani sopravvissuti, scoprendo rapidamente che c’è oscurità ovunque, ora è il momento di trovare un vero avversario e mettere al centro Clementine, finalmente in modo completamente credibile.

Nella seconda stagione, infatti, la ragazzina si ritrovava spesso a dover prendere decisioni di vitale importanza, con interi gruppi di adulti che si rivolgevano a lei in modo non sempre verosimile. In questo caso, invece, Clementine è oggettivamente la più esperta della combriccola. La bellezza di questo genere sta sempre nel viaggio e nella somma di scelte, vissute in prima persona: noi sappiamo da dove arriva Clem e sappiamo di poter completare la missione che il gioco ci assegna.

Come sempre, andare a esplorare una nuova area o recuperare questo o quell’altro oggetto è solo una “scusa” per dare modo ai personaggi di mostrarsi e dare a noi la possibilità di definire il nostro rapporto con essi. In questa stagione c’è una maggiore cura nell’interfaccia che mostra con più precisione quando e come abbiamo cambiato il tipo di relazione che abbiamo con i vari comprimari; inoltre, le classiche schermate conclusive degli episodi sono molto più estese. Tutto questo aiuta a dare una sensazione di importanza alle nostre azioni, anche se “Bambini Perduti” mostra il fianco a qualche critica, da questo punto di vista.

Come già detto, si tratta di un episodio di transizione, più utile a introdurre nuovi personaggi (o anche solo a espandere leggermente quelli già incontrati) e a porre le basi di nuovi rapporti che avranno compimento, probabilmente, solo proseguendo con la stagione. Quel poco che viene concesso fare nel paio di ore di gioco non riesce a colpire fino in fondo, senza fare danni alla struttura della stagione, perlomeno.

A fare da corollario alle fasi più dialogiche, ci sono le “rinnovate” sezioni action. In questa Final Season, Telltale ha introdotto degli scontri con i vaganti meno automatizzati: siamo sempre nei dintorni dei Quick Time Event ma, dopo le trappole ambientali del primo episodio, potremo goderci una piccola fase TPS, non tecnica, ma che aiuta a dare maggiore dinamismo alle scene d’azione. Lo sforzo del team è evidente e speriamo ci siano altre idee in serbo.

Dove invece si notano i limiti produttivi è nell’ambientazione. The Walking Dead ci ha abituati a una nuova area ad ogni puntata: in “Bambini Perduti”, invece, non ci allontaniamo dalla Ericson e dalle sue zone limitrofe. Ovviamente lo sviluppo della Final Season è iniziato in un momento in cui Telltale era già con l’acqua alla gola e la stagione è stata pensata fin dal principio per essere sostenibile, ma al giocatore importa solo sapere che a livello visivo ci sarà meno da cui essere intriganti, sopratutto dopo una prima puntata che è stata in grado di usare i colori in modo interessante (sì, parliamo di quella sequenza finale).

A livello tecnico il gioco si riconferma maturo, salvo qualche caricamento un po’ troppo lungo, e dispiace pensare che Telltale abbia chiuso proprio quando aveva trovato il giusto mix tra cel-shading fumettoso e tridimensionalità. È sopratutto il modello poligonale di Clementine a convincere, grazie a un’ottima espressività. In ultima nota, segnaliamo che i sottotitoli italiani presentano qualche problema con i caratteri accentati e, sopratutto, non sono sempre adeguati, rivelandosi così lunghi da non riuscire a leggerli prima del cambio di scena, quando in inglese sono state dette solo poche parole: avere orecchio per la lingua d’Albione, in questo caso, risulterà utile.

Verdetto

Con solo quattro puntate a disposizione, The Walking Dead: The Final Season non deve perdere il ritmo. Questa seconda puntata sorprende meno, con una sequenza finale più scontata rispetto alla precedente, ma permette di porre molte basi: l’obbiettivo di Skybound per il terzo episodio deve essere di sorprendere, anche grazie a una nuova ambientazione e, perché no, a qualche sezione action unica. Il rapporto tra Clementine e AJ sembra avere qualche segreto da svelare: gli accenni presenti in “Bambini Perduti” ci hanno incuriositi. Speriamo che il terzo episodio, Giocattoli Rotti, si riveli un costante crescendo.