In particolare i nove giudici della Corte Suprema americana hanno ribaltato all'unanimità due precedenti sentenze federali, ritenendo punibili quei software che permettono agli utenti di scambiare su Internet materiale protetto dal diritto d'autore (canzoni, film, libri, videogiochi).
La decisione stabilisce che i produttori di software P2P (peer to peer) possono essere ritenuti responsabili per le violazioni di copyright da parte di persone che usano i loro software. La decisione si basa su una nuova teoria della responsabilità sul copyright che valuta se i produttori distribuiscono i loro software con lo scopo di spingere gli utenti a violare il copyright. Questo significa che inventori ed imprenditori non solo dovranno affrontare i costi per portare nuovi prodotti sul mercato, ma anche i costi di eventuali processi se i consumatori cominceranno ad usare i loro prodotti a scopi illegali.
“La sentenza potrebbe da oggi cambiare il panorama di Internet, dove il ‘file sharing’ è pratica comune”, ha ricordato Valerio Pastore, presidente di Valpas Communications, la società che distribuisce xBinary. “Come è noto, da ogni personal computer è oggi possibile, a costi ridottissimi, stabilire comunicazioni in rete peer to peer con altri utenti, e attraverso tale diretta comunicazione avere possibilità di accesso a materiali e file che possono essere condivisi online. La decisione della Corte Suprema USA, anche se ha valore e validità solo nella realtà americana, suscita attenzione e interesse anche nel nostro paese perché apre un nuovo dibattito sul file sharing”.
In risposta alla decisione della Corte Suprema, che dichiara pirati sia gli utenti sia i gestori, anche una realtà italiana come Valpas, che opera con professionalità riconosciuta e con ottimi risultati nel nostro paese, esprime il proprio dissenso e si prepara ad affrontare nuove sfide.
“Come ideatori di un sistema di data sharing - xbinary - desideriamo ribadire la correttezza e la lealtà che caratterizzano la nostra società nella vendita e nella distribuzione di questo tipo di software, che non può automaticamente essere individuato come uno strumento di compartecipazione volontaria alla violazione del copyright”, ha sottolineato Alessandro Maggi, amministratore delegato di Valpas Communications, “ e continuiamo quindi ad essere fiduciosi nello sviluppo positivo di questo settore di mercato, nel quale continueremo a investire”.
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