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Bill Gates con l'FBI, Apple deve sbloccare l'iPhone

Secondo Bill Gates, Apple dovrebbe soddisfare le richieste dell'FBI, e fornire gli strumenti per sbloccare l'iPhone 5C di Farook Rizawan. Mark Zuckerberg sostiene invece Tim Cook, mentre il pubblico statunitense sembra equamente diviso tra le due posizioni.

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Avatar di Valerio Porcu

a cura di Valerio Porcu

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 23/02/2016 alle 11:38
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Bill Gates si schiera con l'FBI e il giudice che ha chiesto ad Apple strumenti per sbloccare l'iPhone 5C di Farook Rizawan, l'assassino che ha compiuto la strage di San Bernardino. Il fondatore di Microsoft è quindi una voce fuori dal coro, visto che praticamente tutto il mondo della tecnologia sostiene la causa di Apple.

Il punto in questione, secondo Gates, è che gli investigatori stanno chiedendo uno strumento molto specifico, per sbloccare solo quel singolo dispositivo. Apple dovrebbe quindi soddisfare la richiesta. Un aspetto che abbiamo spiegato qualche giorno fa, sul quale Apple ha fatto forti obiezioni.

Successivamente, però, Gates si è detto "infastidito" dai molti articoli apparsi online, e di come viene descritto.  Gates ritiene che sia necessaria una discussone "più ampia" sull'argomento, ma che in ultima analisi decideranno i giudici e i parlamentari. 

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Come Gates la pensa anche il direttore dell'FBI, ma da parte sua non è certo una sorpresa. James Comey, questo il suo nome, ha affermato che l'agenzia non punta a violare la crittografia di Apple ma solo accedere alle informazioni sull'iPhone al centro della questione. La teoria della backdoor per tutte le stagioni, secondo Comey, sarebbe falsa.

Se Apple dovesse perdere, comunque, si può dare per certo che l'agenzia investigativa userebbe tale vittoria come strumento per gestire situazioni simili in futuro.

Le voci che controbattono, a partire da quella dell'AD Apple Tim Cook, sostengono che se Apple dovesse rispondere si verrebbe prima di tutto a creare un pericoloso precedente legale (approfondisci), e in futuro Apple non potrebbe opporsi ad altre richieste in modo convincente.

Si ritiene inoltre che se Washington dovesse ottenere questo "privilegio" da parte di Apple, poi lo avrebbero anche altri governi del mondo. Un'ipotesi sostenuta anche da un dirigente Apple in una recente intervista. L'idea che Cina, Iran, Corea del Nord e altri paesi "cattivi" abbiano quel tipo di accesso ai dispositivi non è particolarmente invitante. Inoltre c'è sempre il rischio che da un software specifico qualcuno riesca a crearne uno generale.

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In molti poi sono convinti che l'FBI potrebbe farcela senza l'aiuto di Apple, e questo rafforza l'idea di una manovra politica più che investigativa.

Le grandi industrie del mondo tecnologico sono praticamente tutte d'accordo con Apple. Nei giorni scorsi ci sono state dichiarazioni ufficiali da parte dell'AD Google Sundar Pichai, Facebook, Jack Dorsey di Twitter, e altri. Loro e altre 150 società, lo scorso maggio, hanno sostenuto una petizione che chiedeva a Barack Obama di dare supporto legale alla crittografia end-to-end.

E nelle ultime ore si è aggiunto Mark Zuckerberg, dichiaratosi "comprensivo" nei confronti di Tim Cook. D'altra parte Apple e Facebook sono nella stessa barca, così come tante altre società. Tutte guardano con timore alla possibilità che l'inserimento di backdoor diventi obbligatorio.

Ci sono tante cose che possono fare paura: sorveglianza a tappeto su tutto e tutti, la trasformazione delle democrazie occidentali in stati di polizia, la persecuzione dei dissidenti e tanto altro. Timori che non sono infondati ma non sono neppure certezze, e che sono condivisi anche da Michael Hayden. Vale a dire l'ex direttore dell'agenzia NSA e della CIA, quella al centro dello scandalo sulla sorveglianza globale.

tim cook

Hayden si è detto in favore dell'FBI nella questione con Apple, ma aggiunge che "in genere sono contrario allo sforzo del governo, nella persona del direttore dell'FBI Jim Comey". Hayden si allontana dal discorso specifico sulle richieste fatte ad Apple, e preferisce citare Comey come esempio di un tema più grande, cioè quello delle backdoor governative:

"Jim vorrebbe una backdoor disponibile per le autorità statunitensi in ogni dispositivo, globalmente. E, francamente, credo che ciò danneggi la sicurezza e la salvaguardia degli statunitensi anche se potrebbe rendere il lavoro di Jim un po' più facile in specifiche circostanze".

Il problema, naturalmente, è che se esiste una backdoor non esiste modo di evitare che la usino anche "persone non autorizzate", dai terroristi ai governi di paesi non alleati, fino ai criminali in cerca di dai personali da rubare.  

Questi argomenti tuttavia non sono facili da capire, né sono particolarmente noti al grande pubblico. Un recente sondaggio infatti ci svela che il 51% dei cittadini statunitensi sta dalla parte dell'FBI - quindi le due posizioni sono in equilibrio. Se però guardiamo allo stesso sondaggio proposto ai lettori di Tom's Hardware, vediamo che la maggioranza delle persone è dalla parte di Apple - quindi sono d'accordo con le grandi aziende hi-tech.

sondaggio apple FBI Toms

Il confronto appare significativo, pur considerando le differenze numeriche, perché dobbiamo supporre che i lettori di Tom's Hardware siano più consapevoli sui temi della privacy personale e della tecnologia e sappiano almeno a grandi linee cos'è una backdoor.

Possiamo concludere, o almeno supporre, che una persona informata (non necessariamente un esperto) su questi aspetti tecnologici, tenderà a favorire soluzioni che tutelino la sicurezza delle informazioni personali e delle comunicazioni. Pare, in sostanza, che geek e nerd del mondo siano pronti a sposare la famosa frase di Benjamin Franklin:

Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza.

Una posizione che non vede tutti d'accordo, né tra i cittadini né tra i governanti e neppure tra noi redattori di Tom's Hardware. Le discussioni sulla crittografia di questi mesi, da questo punto di vista, sono le stesse sugli stressanti controlli di sicurezza agli aeroporti. Ci rendono davvero più sicuri, oppure servono solo per dare a qualcuno l'illusione della sicurezza? È un dibattito importante, secondo voi? 

Nota: l'articolo è stato modificato per aggiungere le più recenti dichiarazioni di Bill Gates. 

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