Sicurezza

Bitcoin affronta l’incubo del 51%, la fine è vicina?

Bitcoin affronta il suo incubo peggiore, vale a dire l'attacco del 51%. Recentemente infatti il mining pool GHash ha ottenuto e mantenuto per diverse ore oltre la metà della potenza di calcolo totale della rete Bitcoin, cancellando così il concetto di decentralizzazione – una delle colonne portanti di Bitcoin.

Un soggetto con il 51% o più potenza può fare "double spending" (spendere due volte gli stessi BTC), bloccare le transazioni a volontà, estorcere commissioni più alte. Potenzialmente potrebbero anche mettere tutta la blockchain sotto DDoS. Il potere a disposizione è quindi molto alto.

Minatori analogici

GHash, un servizio anonimo che raccoglie la potenza messa a disposizione da migliaia di utenti, è tornato sotto al 50% dopo qualche ora ma nulla garantisce che la cosa non si ripeta, visto che la potenza di questo mining pool non ha fatto che crescere negli ultimi mesi.

Un ente con il 51% "diventa un monopolio", ha spiegato ad Ars Technica Ittay Eyal della Cornell University, per far notare poi che "uno degli obiettivi di Bitcoin era essere un sistema libero, indipendente dal controllo di chiunque. Con i piccoli pool nessuno può prendere il controllo. Con un 51% invece sì". A peggiorare il quadro, poi, c'è il fatto che GHash lo scorso novembre fu accusato di aver usato la propria potenza contro un sito di scommesse online.

È un problema profondo perché chi ama e investe in Bitcoin lo fa anche (soprattutto) perché è una moneta "senza padroni", che siano banche, stati o altri enti. L'esistenza del 51% annulla questo semplice concetto e mette a rischio la fiducia della persone verso BTC. In altre parole chi usa Bitcoin si ritrova di nuovo nella situazione di doversi fidare di una sola entità e delle sue buone intenzioni, fa notare Emin Gün Sirer, un collega di Eyal. "Se dobbiamo fidarci della buona fede di GHash", scrive Sirer, "tanto vale rinunciare al protocollo di Bitcoin e sostituirlo con un semplice database conservato su un server di GHash".

Minatori digitali

A rendere le cose ancora più complicate c'è il fatto che i gestori di GHash sono finora rimasti nel totale anonimato, quindi per quanto ne sappiamo potrebbero essere degli adolescenti in un garage, dei boss mafiosi, persino degli agenti della NSA, o anche peggio.

Altri studiosi cercano invece di gettare acqua sul fuoco. Matt Green (Johns Hopkins University) per esempio è convinto che se qualcuno con il 51% tentasse un tiro mancino la comunità BTC se ne renderebbe conto e prenderebbe delle contromisure. "Non è la fine del mondo", ha affermato, "ma in ogni caso il modello di sicurezza di Bitcoin dipende dal fatto che nessun miner abbia la maggioranza o ci si avvicini. In questo momento tale principio è violato".

Eyal e Sirer propongono come soluzione un fork della blockchain, una sorta di "nuova versione" che contenga il codice necessario per prevenire eventuali manipolazioni. Il problema è che le modifiche proposte andrebbero a disincentivare il mining pool, che è la forma di mining più comune oggigiorno.

Alcuni ritengono che l'allarme sia superfluo, tanto che la questione è indicata come "probabilmente non un problema" sul wiki di Bitcoin. Si tende a ritenere infatti che il monopolista giocherebbe contro i propri interessi manipolando il sistema. I due studiosi però non sono d'accordo. "In generale non c'è alcuna ragione per fidarsi di GHash o chiunque altro", si legge su un post pubblicato dai ricercatori. "È noto che le persone con posizione di potere ne abusano. Un gruppo noto per aver fatto double spending ha sorpassato a cuor leggero la soglia psicologica del 51%: questa non è una buona cosa per Bitcoin".

Insomma, se la faccenda non si risolve il problema per Bitcoin potrebbe diventare davvero insormontabile. Qualcuno infatti ha già venduto i propri, per tornare alle valute tradizionali o per spostarsi su una delle altre criptomonete. Voi che farete?