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Caso P2P Peppermint: risponde l’avvocato

Pagina 1: Caso P2P Peppermint: risponde l’avvocato

Introduzione

Novità sul caso peer to peer del momento, che vede implicati 3636 italiani raggiunti da una lettera dello studio studio legale altoatesino Mahlknecht & Rottensteiner – incaricato dalla Peppermint Jam Records – in cui si chiede il pagamento di una cifra come parziale risarcimento per l’opera di rintracciamento degli utenti che hanno condiviso dei brani protetti da copyright. In articoli precedenti – linkati qui sopra – abbiamo riportato le perplessità per le modalità dell’azione, che hanno indotto le lamentele delle associazioni dei consumatori e – questa è la svolta della vicenda – a far costituire il Garante per la Privacy in giudizio a difesa delle persone coinvolte dalla denuncia.

Adiconsum riporta:

"Ci sono voluti 10 giorni, ma alla fine il Garante della Privacy ha risposto al pressing organizzato da Adiconsum a tutela dei consumatori che hanno ricevuto dalla casa discografica tedesca Peppermint la richiesta di pagare 330 euro per avere scaricato da internet la loro musica.

Per raggiungere questo risultato sono servite

  1. le centinaia di raccomandate che Adiconsum ha fatto inviare dai consumatori, che hanno richiesto l’assistenza alle oltre cento sedi territoriali, al Garante della Privacy;
  2. i numerosi comunicati stampa riportati anche dal maggiori quotidiani e dal sito di Beppe Grillo;
  3. i cordiali ma pressanti contatti intrapresi dal Segretario Generale Paolo Landi con il Presidente Francesco Pizzetti.

Alla fine, finalmente, il Garante si è convinto a veder chiaro in questa assurda storia che vede coinvolti oltre 5000 cittadini italiani.

Ora i consumatori possono tirare un sospiro di sollievo, perché al loro fianco, oltre Adiconsum, hanno l’istituzione più qualificata a far chiarezza sulla liceità della richiesta della Peppermint, cioè se tutto sia avvenuto rispettando i diritti di protezione dei dati personali, ovvero se questi diritti siano stati lesi.

Adiconsum ricorda a tutti i consumatori coinvolti che possono comunque continuare a rivolgersi in tutte le nostre sedi per ricevere la necessaria assistenza."

Intanto emergono anche le modalità con le quali ha agito la casa discografica:

Gli indirizzi IP dei presunti condivisori sono stati raccolti da una società svizzera (la Logistep AG) e tramite essi è stato possibile individuare i nominativi degli intestatari delle linee telefoniche, grazie ad un’ordinanza del Tribunale di Roma.