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Il parere degli esperti sul caso

La Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo prende posizione sulla responsabilità online di siti web e lettori che commentano.

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Avatar di Dario D'Elia

a cura di Dario D'Elia

@Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 11/10/2013 alle 12:56 - Aggiornato il 15/03/2015 alle 01:47
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Blog e testate online di ogni caratura non possono che essere preoccupate per una tale presa di posizione, ma l'avvocato IT Fulvio Sarzana getta acqua sul fuoco. Il primo dettaglio è che non si tratta di una sentenza definitiva, e una delle due parti potrebbe fare ricorso al Tribunale di grande istanza della Corte. Dopodiché non bisogna fare confusione sulle Corti europee.

"La Corte Europea dei diritti dell'Uomo è importante in relazione alla convenzione dei diritti fondamentali ma non si occupa dell'interpretazione delle norme in vigore. Non è un organo dell'Unione Europea. È in seno al Consiglio d'Europa", ricorda l'avvocato. "Di fronte a una violazione della Convenzione dei diritti condanna a un'equa riparazione. È il caso ad esempio del  direttore di Libero Belpietro, che ha ottenuto una condanna dell'Italia ad un risarcimento per essere stato a sua volta condannato da un giudice nazionale al carcere".

L'avvocato Fulvio Sarzana

In pratica la Corte di Strasburgo ha ritenuto proporzionale il bilanciamento tra i diritti di reputazione della compagnia navale e quelli alla libera espressione. Il meccanismo di moderazione del sito non ha funzionato.

"Né si può dire che sia stato stabilito un principio generale di responsabilità dei siti (o meglio degli intermediari)", ricorda Sarzana sul suo blog. "Il tema generale della responsabilità degli intermediari qui non è stato affrontato dal momento che la corte ha ritenuto che si dovesse applicare la norma nazionale sulla diffamazione".

La nuova policy adottata da Delfi dopo la sentenza estone però sembrerebbe funzionare. Da quando la pubblicazione dei commenti non è più libera, ma filtrata dal team di moderatori, l'8% è stato censurato per spam o off-topic, e la percentuale di contenuti offensivi e diffamatori è crollata allo 0,5%. Su una base mensile di 190.000 post i numeri sono importanti.

In sintesi il pallino delle responsabilità non è stato spostato, ma è comunque lecita un po' di preoccupazione per quel riferimento all'anonimato online. "In questo principio potrebbe annidarsi, pur con tutte le cautele del caso, un precedente pericoloso dal momento che un giornale online vive normalmente del traffico presente sul sito, che genera poi gli introiti pubblicitari", conclude Sarzana.

L'avvocato Guido Scorza

L'avvocato Guido Scorza, specializzato in diritto informatico, concorda sulla questione dei commenti anonimi. Come se questa prassi dovesse rafforzare "gli obblighi di vigilanza dell'editore" poiché un soggetto leso "non potrebbe far valere i propri diritti nei confronti dell’autore dell’offesa".

"È, indubbiamente, una pagina buia nella storia dei diritti dell'uomo perché, ancora una volta, e questa volta addirittura davanti ai Giudici di Strasburgo, è passato il principio secondo il quale il fine giustificherebbe i mezzi ovvero chiamare a rispondere l'editore sarebbe giustificato, nella sostanza, dalla difficoltà di attribuire qualsivoglia responsabilità agli utenti", conclude Scorza.

Studio Legale Fioriglio-Croari

Anche secondo l’avvocato Gianluigi Fioriglio, esperto di diritto dell’informatica, "la sentenza non sembra condivisibile, già a una prima lettura. La Corte ha "sommato" diversi elementi per giungere alla sua decisione: la natura diffamatoria e intimidatoria dei commenti (posti in calce a un portale di news gestito professionalmente e a fine di lucro), l'insufficienza delle misure idonee a evitare il danno e, infine, il modesto ammontare della condanna (320 euro).

"Tuttavia, a mio avviso, quanto previsto dalla normativa europea in materia (implementata in tutti gli stati membri, incluso il nostro) ha carattere prevalente e dunque la condanna, modesta o no, non ci sarebbe dovuta essere (fermo restando che si può presumere che il problema, per Delfi, non sia consistito nell’ammontare della somma, bensì per un precedente potenzialmente pericoloso)", sottolinea l'avvocato Fioriglio.

"Nel caso di specie, Delfi ha agito prontamente per rimuovere i commenti in questione (il giorno stesso in cui ha ricevuto la diffida) e, soprattutto, lo ha fatto nell’ambito di una specifica normativa vigente. Probabilmente, potrebbe però contestarsi il fatto che gli utenti, una volta inviato un commento, non avevano più la possibilità diretta di cancellarlo o modificarlo; ciò potrebbe impattare sul ruolo stesso di Delfi e, in ultima analisi, corroborare la sentenza della Corte".

L'ultimo appunto, a prescindere dal "valore" della sentenza riguarda la facilitazione per il danneggiato. "Affianca alla responsabilità di chi insulta o diffama online (in determinati casi) anche quella di chi gestisce il sito che ospita i commenti, ravvisandola come una sorta di responsabilità oggettiva (nel caso di specie, come obbligo di adottare tutte le misure idonee a evitare il danno qualora siano consentiti commenti anonimi) in capo a un soggetto facilmente identificabile", conclude l'avvocato. "Il vero responsabile, però, è chi redige i commenti, verso cui è facile ipotizzare una potenziale rivalsa anche qualora il gestore dovesse essere condannato".

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