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Disney+, perché è già attivo nei Paesi Bassi e non negli USA?

Disney+ è attivo nei Paesi Bassi dal 12 settembre, mentre per il lancio statunitense in pompa magna bisognerà attendere il 12 novembre e per molti altri Paesi il 2020. Nell’ambiente ci si è domandati per quale motivo Disney abbia deciso di attuare questa strategia. Soprattutto perché se si deve parlare di mercati maturi europei verrebbe da pensare prima a Germania, Regno Unito e Francia.

Il primo indizio l’ha fornito il ricercatore di mercato Sanne De Bruyckere alla testata Telecompaper: “Siamo piccoli e densamente popolati e abbiamo solo circa 7,5 milioni di famiglie in tutto il Paese, quindi non è un problema quanto è popolare Disney+, i server Disney non saranno sovraccaricati“. Già, ma l’infrastruttura del paese è ottima.

L’Olanda vanta un tasso di penetrazione dei servizi broadband del 98% – 16 punti percentuali sopra gli Stati Uniti – e quindi di fatto qualsiasi persona del paese può accedere al trial del servizio. Anche se in questa fase non è prevista l’offerta completa, perché i titoli di grido come lo spinoff di  Star Wars “The Manlorian” e i titoli Marvel Falcon, Winter Soldier e Loki di Marvel non saranno disponibili. E non saranno neanche disponibili i canali opzionali a pagamento Hulu ed ESPN+.

Si tratta essenzialmente di un grande Beta trial, invece che fare un test con poche migliaia di case negli Stati Uniti, Disney prova il suo servizio in un intero paese”, ha dichiarato David Sidebottom di Futuresource a Hollywoodreporter. Certamente non può essere considerato un salto nel buio in un mercato periferico, poiché vi è dietro anche una strategia commerciale. Bisogna ricordare che sebbene la popolazione sia solo di 17,2 milioni di abitanti, Netflix e Spotify vantano 3 milioni di abbonati e il concorrente locale di Netflix, Videoland, ben 1 milione di clienti. “Sono abituati a pagare per i contenuti online”, ha ricordato Sidebottom.

Terminato il periodo di prova di un mese gli utenti olandesi potranno abbonarsi spendendo 6,99 euro al mese, ma sarà piuttosto diverso il portfolio contenuti rispetto agli Stati Uniti. La questione delle licenze in Europa complica lo scenario: vigono diversi contratti con altre piattaforme e broadcaster europei. La prospettiva è qualcosa cambi nel tempo – si pensi ad esempio al recente annuncio di Sky, che si appresta a eliminare diversi canali Fox e Disney – ma sulla gestione delle esclusive c’è ancora incertezza. Inoltre c’è il tema del doppiaggio. Gli olandesi sono abituati a guardare film e serie in lingua originale con i sottotitoli. “Se vuoi capire come i contenuti in inglese possano andare con un audience internazionale, i Paesi Bassi sono un buon test”, ha sottolineato Fred Black di Ampere Analysis.

Azione di avanguardia Disney quindi? Non proprio, perché diversi anni fa HBO fece lo stesso per testare in anteprima un suo servizio video – poi ma uscito dalla fase Beta e accantonato. “Il motore interno che raccomanda i titoli non è ancora efficiente come quello di Netflix. Non spinge a guardare un altro episodio o film. Disney dovrebbe fare un po’ più di lavoro per tenere gli utenti sulla piattaforma più a lungo”, ha commentato De Bruyckere.