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E-learning a scuola, l’Italia non è pronta

Docety e il centro di ricerca Lo Stilo di Fileta hanno condotto uno studio sui propri utenti per capire come viene percepita la digitalizzazione nelle scuole e università italiane. In un periodo particolare come quello che stiamo vivendo, contraddistinto da un cambio netto di tutte le nostre abitudini, hanno preso parte al sondaggio 615 utenti volontari che però hanno restituito risultati tutt’altro che incoraggianti.

I grafici mostrano chiaramente lo scetticismo che governa l’attuale situazione italiana in merito allo sviluppo e soprattutto all’applicazione di metodi digitali per l’apprendimento, dedicati a tutte le scuole primarie, secondarie e università del nostro Bel Paese e il messaggio è chiaro: bisogna in tutti i modi investire molto di più in questo settore.

Il pubblico che ha preso parte al sondaggio è composto per quasi il 50% da giovani con un’età compresa tra i 18 e i 24 anni, mentre il 25% ha tra i 24 e i 35 anni. Solo il 7% del totale ha invece un’età compresa tra i 35 e i 60 anni, mentre risulta minima la partecipazione degli over 60.

Ne risulta che il 58,14% di chi ha partecipato al sondaggio ha conseguito la licenza superiore, seguito subito dopo dal 19,22% relativo alle persone con licenza media e dal 15,15% di chi è in possesso di una laurea triennale.

Sebbene la quasi totalità dei partecipanti sia residente in Italia, preoccupa la reazione di chi risiede all’estero: oltre il 70% ha infatti chiaramente dichiarato il proprio pessimismo su un’eventuale virata dello Stivale in ambito digitalizzazione, affermando come l’Italia non sia attualmente in grado di sfruttare l’e-learning per scuole e università. C’è invece un bagliore di ottimismo negli utenti under-18, che rappresentano il 16,78% di chi ha preso parte al sondaggio.

e-learning

Alla domanda “Cosa ostacola la digitalizzazione in Italia?” il 41,04% degli intervistati ha risposto la scarsa alfabetizzazione informatica, seguita dalla percezione di una cultura e di abitudini ancora troppo radicate e ancorate alla prossimità fisica; basti pensare alla fatica che gli e-commerce hanno fatto per essere utilizzati da un’ancora esigua percentuale di italiani rispetto al totale, ma anche all’assenza di volontà politica.

Appare poi quasi incredibile vedere che il 3,91% di chi ha preso parte al sondaggio riveli di essere addirittura contrario a continuare a usare metodologie di e-learning anche al concludersi dell’emergenza sanitaria causata dal Coronavirus, mentre il 100% di chi ha conseguito un dottorato si è rivelato favorevole.

Dati che destano tante domande e dubbi. Si parla sempre più spesso di smart working e lavoro da casa, ma se le infrastrutture e la formazione si allontanano dall’e-learning come possiamo sperare che la società in cui viviamo si trasformi e cambi le sue abitudini per digitalizzarsi?

È importante capire che “digitalizzazione” non significa semplicemente “saper usare un computer”, ma implica la possibilità di raggiungere un maggior numero di persone che per un motivo o per un altro non possono muoversi, permettendo la conoscenza di nuovi lavori e ampliando le proprie prospettive di crescita. Di conseguenza si potranno avere dunque più vantaggi e maggiori servizi, ma soprattutto più efficienti.

Il mondo digitale crea continuamente opportunità, ma è necessario avere una guida e una mentalità aperte allo sviluppo e al cambiamento per poterlo adottare ed è importante che l’Italia, un Paese così bello e ricco di potenzialità, sia pronta ad accogliere a braccia aperte nuovi strumenti per imparare e diffondere formazione e cultura, proprio a partire dalla formazione scolastica, dalle scuole primarie alle università.