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Ecco la tassa sulle sigarette elettroniche e le ricariche

Il Governo sarebbe pronto ad aumentare le tasse sulle sigarette elettroniche e relative ricariche del 58,5%, per finanziare il rinvio dell'aumento dell'IVA. La conferma ufficiale non è ancora giunta, ma tra gli svapatori monta la preoccupazione. Ancora più arrabbiati i produttori e distributori del settori: stimano che la tenaglia fiscale possa far chiudere il 70% dei negozi e mandare sulla strada almeno 3mila addetti.

La bozza del decreto parla espressamente di "prodotti contenenti nicotina o altre sostanze idonei a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati" e anche tutti i dispositivi meccanici ed elettronici (compresi ricambi) per il loro consumo. L'idea è quella di affidarsi a un'imposta sul consumo.

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"Se una tassazione così alta dovesse essere approvata si andrebbe verso la chiusura di almeno il 60-70% dei punti vendita entro 90 giorni, con una perdita di non meno di 3.000 posti di lavoro", ha infatti sottolineato Massimiliano Mancini, presidente dell'Associazione nazionale fumo elettronico (Anafe). "Con una tassazione così congegnata lo Stato si troverà con entrate assai minori di quanto previsto, facendo saltare la copertura sul provvedimento di rinvio dell'IVA".

Ovale, l'azienda leader del mercato europeo con sede a Desenzano, è ancora più dura. "L'idea di tassare non soltanto i liquidi contenenti nicotina, ma perfino le parti di ricambio ci sembra fuori dalla realtà. Cosa farà ora il Governo, inizierà a tassare anche le batterie dei computer e dei cellulari?", tuona la dirigenza. "Misura assolutamente illogica e sproporzionata. Il mercato delle sigarette tradizionali perde colpi e lo Stato, anziché rallegrarsene visto che potenzialmente ci sono meno persone che si ammalano, si lamenta perché sta incassando meno soldi sulle accise".