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Garante Privacy UE, spetta a Huawei dimostrare di essere in grado di rispettare i diritti dei cittadini

“Spetta all’azienda dimostrare che sono in grado di rispettare i diritti dei cittadini”, sottolinea Giovanni Buttarelli, Garante europeo della protezione dei dati, riferendosi al caso Huawei. Ormai è chiaro che il braccio di ferro tra gli Stati Uniti e l’azienda rischia di avere gravi ripercussioni anche sul mercato europeo 5G. Bruxelles però sembra prediligere il dialogo.

“È un wrestling politico in corso tra Cina e Stati Uniti, un gioco comprensibile per quanto riguarda i rapporti commerciali, al quale però vogliamo essere estranei”, spiega nell’intervista di oggi a La Stampa,  Buttarelli. “Il dibattito riguarda anche Huawei, un grosso operatore che giustamente spinge a investire di più sul contesto europeo. Si tratta di vedere quali siano i rapporti tra questa società e lo Stato cinese”.

L’azienda ha sempre assicurato non subire pressioni da Pechino e di non aver mai attivamente prestato il fianco a ingerenze di scopo militare o spionistico. Però è evidente che il Garante UE ha bisogno di assicurazioni ufficiali e comprovate. Una collaborazione che Huawei sembra disponibile ad assicurare con un prossimo incontro.

“Ho peraltro accettato l’invito a un lungo viaggio di lavoro in Cina”, aggiunge il funzionario UE. “È necessario proseguire con questo dialogo. Non possiamo accettare una logica isolazionista, in ballo c’è l’evoluzione tecnologica. La cosa più importante per chiunque voglia operare è la fiducia”.

Per quanto riguarda la possibilità di un eventuale dossier di approfondimento Buttarelli spiega che al momento sulla vulnerabilità dei sistemi informativi non vi è nulla, “ma potrebbe essere aperto”. Il regolamento sulla protezione dei dati (GDPR) infatti obbliga le aziende ad assicurare l’integrità delle comunicazioni, la loro sicurezza e massima trasparenza in caso di problemi. Ad ogni modo il tema non è solo cinese, ma riguarda qualsiasi realtà. In passato Bruxelles si è occupata di temi analoghi.

“Lo abbiamo fatto nel caso Apple-FBI. E anche quando l’amministrazione Clinton voleva forzare le imprese tecnologiche a installare una porta che permetteva di accedere più facilmente ai dati, il clipper chip”, ricorda Buttarelli.

“Alla fine ci fu una marcia indietro. Non è quindi detto che quello che accade in Cina non accada altrove. Non ci deve però essere timore del dibattito. Dunque ben venga la disponibilità di compagnie come Huawei a fornire tutte le informazioni, questo servirà a capire quali sono le fake news e vedere come i dati degli europei potranno essere trattati”.