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Google finanzia le lobby che negano il cambiamento climatico

La lista delle organizzazioni che Google sostiene con donazioni comprende anche una dozzina che negano i cambiamenti climatici.

Google finanzia le lobby negazioniste del cambiamento climatico. Lo svela oggi The Guardian facendo emergere una contraddizione tra gli impegni che ufficialmente l’azienda si è impegnata a mantenere e l’attività politica sottotraccia. Insomma, da una parte Google si dice in prima linea per ridurre consumi e sposare politiche ambientali e poi finanzia più di una dozzina (su centinaia) di organizzazioni contro la legislazione statunitense sul clima.

Fra queste Competitive Enterprise Institute (CEI), un gruppo politico conservatore, che come spiega il quotidiano inglese ha contribuito a convincere l’amministrazione Trump ad abbandonare l’accordo di Parigi e ha criticato la Casa Bianca per non aver smantellato più norme troppo favorevoli all’ambiente.

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Google si è difesa sostenendo che la collaborazione con alcune organizzazioni “non significa che avvalliamo l’intera loro agenda“. Sarà anche così ma alcune come ad esempio State Policy Network (SPN) sono piuttosto conservatrici sulle politiche ambientali, anche se è vero che l’azione dei Google investe tutto lo spetto politico concentrandosi soprattutto su chi è favorevole alla diffusione delle tecnologie.

Guardian però sottolinea che oltre alla CEI, c’è anche l’American Conservative Union, il cui presidente, Matt Schlapp, ha lavorato per un decennio per Koch Industries e ha modellato le radicali politiche anti-ambientaliste dell’azienda a Washington. Poi c’è l’American Enterprise Institute, che si è scagliato contro gli “allarmisti” sul clima e Americans for Tax Reform, che ha criticato le aziende che sostengono l’azione per il clima a favore del benessere aziendale.

Insomma, la lista è lunga, ma bisogna riconoscere che Google comunque ha agito anche positivamente. “La nostra posizione sui cambiamenti climatici è altrettanto chiara. Dal 2007 operiamo come società a emissioni zero e per il secondo anno consecutivo abbiamo raggiunto il 100% di energia rinnovabile per le nostre operazioni globali”, ha confermato un portavoce

E quindi forse la risposta a questa criticità e presunta contraddizione si ha solo nell’esigenza di Google di avere davvero peso sui poteri decisionali. “Quando si tratta di regolamentazione della tecnologia, Google deve trovare amici ovunque possibile e penso che sia saggio che la società non applichi valutazioni rigorose a chi le sostengono”, ha dichiarato una fonte ben inserita negli ambienti lobbystici.