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Google supera la RAI nella raccolta pubblicitaria

Google ha superato la RAI nella raccolta pubblicitaria e si è messa in scia a Publitalia (Mediaset). La notizia non è da poco perché rispecchia la rivoluzione in atto nel settore dei media. Per altro bisogna sottolineare che i gli operatori si tengono ben stretti i dati ufficiali. A togliere il velo di silenzio è stato Antonio Pilati, Consigliere RAI nonché ex commissario AGCOM e AGCM. Sconosciuto al grande pubblico ma notissimo negli ambienti politici per aver ispirato la controversa Legge Gasparri.

Google festeggia

"Google è ormai il secondo operatore di pubblicità in Italia", ha ammesso ieri durante un convegno. "Ha superato la Rai ed è alle spalle solo di Publitalia". La considerazione è certamente verosimile considerando la diffusione liquida di Google nel Web: è il primo motore di ricerca nel mondo, possiede YouTube, ha uno dei servizi mail più usati e domina in moltissimi altri settori contigui alla Rete. Per di più è un punto di riferimento in qualità di aggregatore di notizie online. Non a caso ieri News Corp. ha deciso di far indicizzare nuovamente da Google le pagine delle testate The Times e Sunday Times per recuperare audience.

L'aspetto ridicolo di questo momento storico è che gli editori rimasti al palo sul digitale adesso iniziano ad avere paura. Si rendono conto che gli intermediari come ad esempio Google hanno il controllo totale su ogni dinamica online. E così leggi che erano state pensate per mantenere lo status quo nel mondo dei media tradizionali oggi sembrano inadeguate per affrontare l'emergenza.

"I giornali pagano un errore storico, quello di aver messo i loro contenuti su Internet gratis, e così la pubblicità è stata intercettata da Google e dagli altri nuovi media", sostiene Vittorio Sabadin, ex vice-direttore de La Stampa. "Bisogna trovare il modo di garantire con efficacia il diritto d’autore", ha aggiunto Pilati.

Insomma, l'idea di fondo è che si debba intervenire sulle regole che riguardano la pubblicità e sulla gestione dei diritti d'autore. È un avvertimento a Google e a tutti gli utenti.

E dire che basterebbe abbassare i tetti della raccolta pubblicitaria televisiva per salvare radio, quotidiani e riviste. Negli altri paesi europei il cartaceo non ha bisogno di grandi finanziamenti pubblici perché ci pensa il libero mercato pubblicitario. In Italia invece la TV cannibalizza tutto e lascia le briciole agli altri settori.