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Guida minima ai marchi registrati

Pagina 1: Guida minima ai marchi registrati
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Senza avanzare alcuna pretesa scientifica, o almeno si spera, alcuni dizionari presenti in rete attribuiscono al termine cinesata il significato di manufatto di infima qualità e ciò in conseguenza del fatto che l'esperienza ha insegnato ai consumatori a distinguere tra prodotti simili e prodotti identici. Il conio e il successivo sdoganamento del lemma cinesata da un lato rappresenta il simpatico tentativo di definire una nuova categoria merceologica, dall'altro racconta l'esigenza dei consumatori di distinguere tra prodotti di valore e non.

Da questo punto di vista cinesata trova il suo equivalente normativo nella disciplina dei marchi. Dietro alla diffusa sfiducia nei confronti di un prodotto contraffatto c'è invero la consapevolezza che un marchio rappresenta una precisa politica in punto alla scelta delle materie prime, al tipo di filiera produttiva, agli standard qualitativi e così via.

Difendere il marchio e il consumatore

How to Regiter Trademark in the Philippines

Tutto ruota, come facilmente intuibile, intorno al sistema premiante imposto dal mercato che celebra i più abili e penalizza gli inetti che talvolta tentano di appropriarsi dei meriti altrui. Il giudice in questa spietata competizione è il consumatore che la legge vorrebbe pienamente consapevole e proprio a tal fine, nel tempo, sono state introdotte una serie di norme a tutela dello stesso. Affinché un consumatore possa decidere se fidarsi e quindi acquistare un bene o un servizio o meno, dovrà essere in grado di riferirlo a un determinato imprenditore e ciò è possibile anzitutto grazie al marchio.

Fatta questa premessa si comprende perché la disciplina del marchio è al centro di un complesso di norme e interessi volti da un lato a tutelare il consumatore finale e dell'altro l'imprenditore. Il nostro sistema giuridico si occupa di marchi sin dai tempi dell'unità d'Italia, ma sul punto sono intervenute anche importanti direttive europee, accordi internazionali, il nostro codice italiano della proprietà industriale, le indicazioni in materia tratte dalle decisioni dell'UAMI (Ufficio per l'Armonizzazione del Mercato Interno), per non parlare della giurisprudenza del Tribunale UE e della Corte di Giustizia cui i giudici nazionali, nel bene e nel male, tendono a uniformarsi.

Tutte dette fonti normative hanno profondamente rinnovato la materia attribuendo ai segni distintivi in generale, ma soprattutto al marchio, un'importanza capitale nelle dinamiche commerciali. A riprova dei forti stravolgimenti che hanno interessato la disciplina del marchio in Italia basti pensare che, in passato, non era possibile cedere un marchio in licenza o venderlo se non unitamente all'intera azienda che il marchio rappresentava; al contrario, oggi, il valore commerciale del marchio inteso come bene autonomo è una realtà che, per molte imprese, rappresenta una grande fonte di profitti.