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I robot ci ruberanno il lavoro, che paghino i contributi

I robot ci ruberanno il lavoro e in molti si stanno chiedendo come far fronte alla potenziale emergenza socioeconomica che si verrà a creare tra qualche anno. Tra loro c'è Mady Delvaux, che al Parlamento Europeo ha presentato una mozione che vuole dare ai robot personalità legale, così da farne lavoratori che paghino i contributi. Il testo parla esplicitamente di "persone elettroniche".

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Delvaux, del Partito Operaio Socialista del Lussemburgo, suggerisce che la Commissione Europea si doti al più presto degli strumenti necessari per una presenza sempre più assidua di robot e AI nella nostra società. In particolare, la parlamentare suggerisce l'istituzione di un registro che includa almeno le macchine più evolute; uno strumento che servirà per gestire danni e responsabilità legali correlate all'operato delle macchine.

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Delvaux suggerisce inoltre che le persone elettroniche siano accomunate ai lavoratori umani, e come loro contribuiscano al welfare. In altre parole, che ci sia una tassa su di loro che vada a finanziare pensioni, sistema sanitario e politiche sociali. Aziende e privati, poi, dovrebbero dichiarare i risparmi ottenuti scegliendo una macchina invece di personale umano, e tale guadagno andrebbe conteggiato a fini fiscali – vale a dire che ci si pagherebbero delle tasse.

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Un'idea in netta controcorrente, se si considera che l'industria vede nell'automazione proprio una soluzione per abbattere i costi del lavoro. Le voci critiche tuttavia sorvolano su questo aspetto: seguire la strada suggerita da Delvaux sarebbe semplicemente troppo complesso, secondo società quali Siemens o Kula, entrambe rappresentate dall'associazione tedesca VDMA.

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Secondo Patrick Schwarzkopf, direttore di VDMA, quello evocato da Delvaux è infatti uno scenario che potrebbe verificarsi tra 50 anni, non tra dieci. Inutile e dannoso preoccuparsene ora, quindi. "Sarebbe molto burocratico e rallenterebbe lo sviluppo della robotica", ha dichiarato Schwarzkopf ai reporter di Reuters – pur dicendosi pienamente d'accordo sulla necessità di una cornice normativa per i veicoli a guida autonoma.

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Schwarzkopf contesta inoltre l'idea che la diffusione dei robot sia in qualche modo correlata alla diminuzione dei posti di lavoro, e cita come esempio contrario l'industria automobilistica tedesca, i cui impiegati sarebbero aumentati del 13% tra il 2010 e il 2015, mentre la presenza di robot aumentava (nello stesso periodo) del 17%.

La mozione di Delvaux non può diventare legge perché, ci ricordano sempre i giornalisti di Reuters, il Parlamento Europeo non ha potere decisionale su questi temi. Tuttavia è importante come strumento che stimoli il dibattito sulle implicazioni della robotizzazione.

È necessario trovare il giusto equilibrio tra la posizione di Delvaux e quella di Schwarzkopf, e non possiamo permetterci di rinviare il dibattito troppo a lungo. Un futuro con un'alta densità di robot e macchine intelligenti è incombente, e dobbiamo fare il possibile per arrivare preparati.

Come gestiremo la nostra società quando le macchine saranno in grado di fare da sole oltre la metà dei lavori necessari? Quando costruiranno edifici, scriveranno articoli come questo, guideranno mezzi di trasporto, serviranno ai tavoli, controlleranno la sicurezza, costruiranno gli oggetti che usiamo? Come risponderemo a (possibili) folle di nuovi poveri? Come affronteremo società in cui ciò che abbiamo imparato sul lavoro e sulla società non vale più?