Il prossimo G8 metterà le catene a Internet?

Il prossimo G8 che si terrà in Francia potrebbe essere l'occasione per i governi di fare il punto su Internet. Al centro delle discussioni dovrebbero esserci il terrorismo e la pedofilia, ma il vero scopo sarebbe quello di evitare nuovi casi Wikileaks.

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a cura di Pino Bruno

In nome della lotta al terrorismo e alla pedofilia e per difendere il diritto all'oblio digitale, la Francia vuole chiedere ai potenti della Terra di regolamentare Internet. Il presidente Nicolas Sarkozy vuole inserire questo tema nell'ordine del giorno del prossimo vertice del G8, che si terrà a maggio a Deauville, in Normandia, e sarà presieduto dalla Francia.

Un intento apparentemente nobile, poiché terrorismo e pedofilia sono fenomeni criminali da combattere, e il diritto all'oblio è una preoccupazione di cui tenere conto. Il problema è un altro. Le attività criminali in rete possono diventare pretesto per limitare le libertà in rete. Negli ultimi anni è diventato un chiodo fisso per governi di ogni tipo, dittatoriali e democratici. Internet sfugge al controllo dei poteri? Allora bisogna ingabbiarla.

In Francia, con il pretesto della lotta ai download illegali di musica e film, è stata introdotta la legge Hadopi, che permette di monitorare l'attività degli utenti (i siti frequentati, eccetera) e scollegare una famiglia da Internet per un anno, se qualcuno in famiglia ha scaricato illecitamente musica o video.

Nel Regno Unito, la Digital Economy Act, frettolosamente approvata nel mese di aprile, consente al governo di ordinare ai provider di cessare la connessione Internet di tutti coloro che sono sospettati di violazione del copyright. A settembre il Senato americano ha introdotto la lotta alla contraffazione, che permetterebbe al governo di "creare una blacklist di siti Web da disattivare nel territorio americano".

La vicenda Wikileaks dovrebbe far riflettere tutti. In realtà è l'uso democratico della Rete a far paura ai governi. Colpire terroristi, pedofili ma, soprattutto, imbavagliare le voci scomode, fuori dal coro.

ringraziamo Pino Bruno per la collaborazione