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La Francia affila la ghigliottina fiscale UE contro Google

La Francia porrà la questione fiscale dei colossi USA durante il prossimo summit UE.

La Francia ha iniziato a oliare la ghigliottina fiscale per Google, Apple e gli altri colossi statunitensi. Il ministro dell'Innovazione Fleur Pellerin vuole guidare la fronda europea, approfittando del summit di ottobre. "Non vogliamo regolare Internet. Vogliamo dare delle regole a un piccolo numero di piattaforme online che oggi stanno bloccando l'innovazione degli altri. L'attuale situazione rende difficile l'emersione su scala globale delle eccellenze europee", ha spiegato al Wall Street Journal.

È chiaro a tutti che l'elusione fiscale portata agli estremi non è solo un problema di contabilità per gli Stati ma anche una pratica anti-concorrenziale. Ecco quindi la decisione di elaborare proposte entro la primavera 2014 per "stabilire un regime fiscale per le aziende digitali, che assicuri che i profitti generati nel mercato europeo siano soggetti a tassazione e che i ricavi vengano divisi fra gli stati membri, relazionando la base imponibile al luogo in cui i profitti sono stati generati".

Francia vs. Stati Uniti

Il concetto è limpido e in verità chiaro a tutti i politici europei. Tanto più che ieri anche la Commissione finanze della Camera ha approvato un emendamento a tale riguardo. Le tecniche di elusione fiscale attuate dai colossi statunitensi non sono più accettabili.

Non meno importante, il tentativo sempre francese di obbligare i servizi online di maggiore successo a una piena interoperabilità, almeno sotto il profilo della gestione dei contenuti. Uno degli esempi più calzanti riguarda l'acquisto degli e-book: un consumatore dovrebbe avere la possibilità di poter trasferire la propria collezione da un servizio o lettore a un altro.

La prossima settimana Pellerin avrà una serie di incontri informali con diversi colleghi degli altri stati membri. Probabilmente getterà le basi per la grande offensiva di Bruxelles, programmata per il 24 ottobre.

Infine non si può dimenticare che le telco europee aspettano un segnale sulla questione infrastrutturale, ovvero sull'introduzione di una tassa che vada a colpire i service provider statunitensi che approfittano delle reti e dei servizi comunitari senza dare nulla in cambio.

In Francia questa proposta non piace, semplicemente perché l'opposizione non vuole sentir parlare di nuove tasse. Dopodiché tutto è possibile: là dove non dovessero convincere le motivazioni di Pellerin, potrebbe concretizzarsi un aiutino da parte della lobby delle telecomunicazioni. "Do ut des". Così funziona la vecchia Europa. Beh, non solo, ma il copyright è nostro.