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Le foto dei bambini su Facebook piacciono tanto ai pedofili

Pagina 1: Le foto dei bambini su Facebook piacciono tanto ai pedofili
La pubblicazione delle immagini di minori su Facebook continua a creare ondate di umori contrastanti. Cerchiamo di capire i motivi per i quali è meglio moderare la diffusione di questo tipo di materiale e perché sarebbe alla fine un bene non solo per i bambini di oggi, ma anche per i ragazzi di domani.

Pubblicare foto di minorenni su Facebook o in generale su Internet è sconsigliato. L'hanno ribadito più volte magistrati e forze dell'ordine, la stampa ha pubblicato molti articoli al riguardo, ma nonostante tutto l'argomento resta oggetto di un controverso dibattito.

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Da una parte c'è chi sdrammatizza reputando che sia tutta un'esagerazione; chi se ne infischia, anzi, aumenta le pubblicazioni delle immagini spernacchiando gli appelli alla prudenza. Si è arrivati a un post virale su Facebook con la "sfida delle mamme", che molte hanno accolto a piene mani inondando il social di foto di minori. Dall'altra chi condanna i genitori a spada tratta; l'unica cosa che mette tutti d'accordo è la condanna ai pedofili e alla loro perversione, allora perché non tutti cercano di ostacolarli?

Non è un fenomeno tutto italiano, in Francia per esempio ci sono gli stessi problemi, e per i genitori che pubblicano online le foto dei propri figli minori si ventila persino l'eventualità di una multa salata (fino a 45mila euro) in base alla violazione delle leggi sulla privacy.

Una multa sortirà qualche effetto? Difficile a dirsi. Secondo i nostri consulenti "potrebbe essere un deterrente, ma fino a quando gli adulti non capiranno i motivi per i quali dovrebbero moderare la pubblicazione delle immagini di minori, la svolta non arriverà".

Per questo abbiamo voluto intervistare le dottoresse Elisabetta Rossini e Elena Urso, pedagogiste esperte di relazioni familiari, titolari di uno studio di consulenza pedagogica e collaboratrici di diverse strutture private, che ci hanno aiutato a spiegare con garbo e pazienza quali sono le possibili conseguenze e quali gli atteggiamenti maturi e coerenti che ci si aspetterebbe da una persona adulta.

Cosa spinge i genitori a pubblicare immagini dei propri bambini online?

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"Un po' è il desiderio – in buona fede – di condividere momenti della vita dei propri figli con il proverbiale 'cuore di mamma'. Di sicuro c'è anche la volontà di farli vedere. Il primo problema è che non sempre si utilizzano tutti gli strumenti di protezione (parlo di Facebook perché è quello su cui si pubblicano maggiormente le foto, ma il discorso vale per tutto il web) che Facebook mette a disposizione, ossia le impostazioni di privacy. Inoltre, anche quando usate bene, purtroppo una volta pubblicata la foto ne si perde il controllo. Basta un un like di una persona nella propria cerchia, che a sua volta ha una sua cerchia… una condivisione di una persona autorizzata a vedere la foto, che ne si perde il controllo.

Non a caso la Polizia Postale ha riportato delle ricerche secondo cui la maggior parte delle immagini dei siti pedo pornografici viene trovata con facilità estrema sul web e in particolare su Facebook nei profili dei genitori e delle persone della cerchia famigliare. È comprensibile la gioia e la voglia di condividere momenti quotidiani, ma i profili vengono saccheggiati dai pedofili".

Ma tanto è tutto solo online.

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"È quello che viene naturale pensare. Già l'idea che un pedofilo si ecciti davanti alle foto dei propri figli dovrebbe far rabbrividire. Il punto è che questa facilità di recuperare foto dei minori alimenta la pedofilia e la perversione. Soprattutto, a volte si pubblicano foto in cui i bambini non solo sono perfettamente riconoscibili in volto, ma chi voglia può trarre degli indizi in pochissimo tempo per scoprirne le abitudini. Emblematica la foto del primo giorno di scuola con il minore davanti all'istituto di cui si legge il nome: basta che l'adulto registri in che città vive e il pedofilo saprà subito dove trovare il bambino.

Senza volerlo si forniscono involontariamente tante di quelle informazioni ai pedofili che – oltre alla pedofilia online – si rischia di consegnare informazioni a quei pedofili che intendono passare alla pratica reale. Per questo è sbagliato sentirsi sicuri e pensare che 'basta che non tocchi mio figlio': non possiamo esserne certi".

A quei genitori dovremmo ricordare i tempi in cui si diceva alla gente di non pubblicare su Facebook messaggi in cui si annunciava la partenza per le vacanze perché voleva dire chiamare i ladri?

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"Il paragone regge, è lo stesso concetto. In molti articoli viene suggerito a chi vuole proprio pubblicare foto di minori, almeno di prestare attenzione al fatto che i bambini non siano nudi, non siano riconoscibili e non ci siano elementi che facciano capire quali luoghi frequentano, perché si sa che hanno una vita routinaria".

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Sul cyberbullismo dicevamo che i genitori devono insegnare ai figli minori a condividere il meno possibile, ma qui vediamo che sono i genitori i primi a non farlo.

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"Il punto è la facilità e l'immediatezza nella condivisione. Parte tutto dal trasporto del momento, dal voler condividere un'emozione. Si scatta una bella foto, è quasi istantaneo il desiderio di condividerla. Bisognerebbe riuscire ad allungare l'intervallo di tempo fra l'entusiasmo e il clic per la condivisione. È in quello spazio che noi adulti possiamo veramente iniziare a regolarci nella pubblicazione delle foto dei minori. Il guaio è che il web non dà il tempo di riflettere perché tutto è istantaneo. Se per condividere una foto si dovesse tornare a casa, accendere il PC, scaricare le foto e condividerle, sul web secondo me ce ne sarebbero meno della metà, perché nel frattempo sarebbe passato l'entusiasmo".

L'esistenza della pedofilia e della pedopornografia è nota o ancora a qualcuno è davvero sconosciuta?

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"È nota perché sono poche le persone che non ne hanno mai sentito parlare, purtroppo è ignorata perché sembra sempre una cosa lontana, che succede agli altri ma non ci riguarda mai direttamente. In più il web ha talmente smaterializzato il tutto che non sembra nemmeno possibile che possa succedere a noi, perché è tutto intangibile. Vale lo stesso discorso fatto per il cyber bullismo: sembra tutto lontano e irreale.

Però se ne parla tantissimo, la Polizia Postale fa un lavoro eccellente, chi non conosce è perché non vuole conoscere. Anche perché chi pubblica foto online utilizza abitualmente il web, quindi può trovare in un attimo tutte le informazioni che vuole. Le indicazioni della Polizia Postale sono molto chiare, non lasciano spazio a interpretazioni.

Per questi motivi sapere del rischio non significa necessariamente esserne consapevoli".