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Multa milionaria per i produttori di LCD

Tre dei principali produttori di LCD, la coreana LG, la giapponese Sharp e la taiwanese Chungwa sono stati condannati, negli Stati Uniti, per aver fatto cartello, accordandosi sui prezzi dei loro pannelli.

Strana sensazione quando, scorrendo un catalogo, sembra che prodotti di diverse marche abbiano tutti gli stessi prezzi (qualcuno ha detto carburante?). Sarà una coincidenza? Difficile da credere, e legittimo sospettare che sotto sotto ci sia del marcio.

Dimostrare che esiste un cartello è un'impresa quasi impossibile, perché le aziende hanno sempre gioco facile nell'addurre ragioni, più o meno credibili, che spieghino la situazione. E questo non ostante la Corte Suprema statunitense, in piena amministrazione Bush, abbia dichiarato che il cartello è "il peggiore di tutti i trust".

Questa volta, però, non è stato così. I tre produttori citati sono stati condannati per aver formato un cartello internazionale, tra il 2001 e il 2006. Il totale da pagare ammonta a 585 milioni di dollari, dei quali 400 a carico di LG. La cifra, comunque, è sensibilmente ridotta rispetto al danno stimato ai consumatori.

 

I prodotti finali sono stati venduti a marchio Dell, Motorola ed Apple, e vanno dai computer ai telefoni.

La industria dei televisori LCD muove, nel mondo, circa cento miliardi di dollari, e i prezzi sono in calo continuo; i produttori, quindi, tendono ad accordarsi per proteggere i loro margini di guadagno. È illegale, di una moralità discutibile, ma nella maggior parte dei casi si passa indenni. Per quanto riguarda un notebook, il prezzo del pannello rappresenta tra il 10% e il 20% del prezzo finale.

La storia, in ogni caso, non è ancora chiusa. Le tre compagnie dicono di essere intenzionate a collaborare. Sono in corso indagini in corso anche n Europa, Giappone e Corea del Sud, e una class-action in corso negli Stati Uniti.