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"Porn block" per i minorenni inglesi entro la fine dell'anno

Entro la fine dell'anno nel Regno Unito sarà obbligatoria l'introduzione di tecnologia di verifica dell'età per i siti pornografici.

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Avatar di Dario D'Elia

a cura di Dario D'Elia

@Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 01/04/2019 alle 12:26
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Il cosiddetto "Porn block" a breve potrebbe impedire ai minorenni inglesi di accedere a tutti i siti pornografici online. Se ne parla da diversi anni poiché la norma di riferimento è contenuta nel Digital Economy Act del 2017, ma come riporta Business Insider l'introduzione subirà un ritardo.

L'idea è quella istituire la verifica obbligatoria dell'età e per farlo l'unica proposta tecnologica per ora è quella di MindGeek, l'editore leader del settore che gestisce YouPorn e una ventina dei principali portali. La società lussemburghese ha sviluppato AgeID, una piattaforma che "fornisce ai siti vietati ai minori una soluzione semplice e sicura con la verifica dell'età in tempo reale". È impiegata in Germania dal 2015, ma a breve dovrebbe essere imposta anche nel Regno Unito.

Ma come funziona esattamente? La versione attualmente pubblicizzata – che però potrebbe differire da quella finale inglese – prevede un accordo con il singolo editore per l'implementazione tecnica online. Dopodiché l'utente che tenta di accedere a un sito vietato viene localizzato e nel caso obbligato a registrarsi al servizio AgeID. Servizi terzi si occupano della verifica – a conferma che AgeID non gestisce direttamente i dati – e una volta ricevuto l'ok si ottiene una password che potrà essere memorizzata e impiegata per sbloccare ogni accesso.

La verifica con società terze può avvenire tramite carta di credito, SMS, passaporto o patente. Però in Inghilterra non si esclude anche la possibilità che questa possa avvenire nei mini-market oppure tramite gli account Facebook.

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"Le uniche informazioni memorizzate su AgeID sono la tua email, password, conferma di avere più di 18 anni e informazioni tecniche per prevenire frodi", si legge sul sito ufficiale. "AgeID non ha mai accesso a nessuna delle tue informazioni personali (es. Nome o cognome, numero di assicurazione nazionale, indirizzo, numero di carta di credito o coordinate bancarie). Si può essere certi che AgeID considera la privacy dell'utente la sua priorità assoluta".

Il direttore di Open Rights Group (ORG) Jim Killock si è detto però contrariato perché lasciare che l'industria si occupi della verifica dell'età sarebbe "del tutto irresponsabile", soprattutto considerati i rischi di violazione informatica in relazione al settore. Un po' come è successo nel 2015 con la violazione dei dati di Ashley Madison, noto come il "social network degli adulteri".

"Google è molto sicuro, i siti pornografici no", sostiene Killock facendo un parallelo tra le differenze di potenziale investimento. In effetti una qualsiasi violazione potrebbe favorire estorsioni via mail, ricatti, etc. "Non c'è letteralmente alcun modo per fidarsi di una società privata quando si parla di privacy", sottolinea l'attivista per i diritti digitali.

Per altro come hanno fatto notare in molti, sarebbe sufficiente una VPN o Tor per aggirare ogni restrizione e parlando di giovani è risaputo che il livello di competenza informatica è tendenzialmente superiore rispetto alla media. Quindi l'effetto collaterale, secondo l'avvocato specializzato in casi di reati digitali Myles Jackman, è che l'uso di questo genere di strumenti si diffonderebbe a macchia d'olio: "Sarebbe un autogoal per il governo".

Inoltre Killock ricorda che lo spirito iniziale della legge era quello di agire per proteggere soprattutto gli under-12 che possono entrare in contatto con contenuti vietati tramite il motore di ricerca di Google o le campagne pubblicitarie sui siti Torrent. Su questo fronte non si è pensato a nulla.

Infine sotto il profilo industriale gli addetti ai lavori hanno timore che i costi per implementare AgeID possano avere gravi effetti collaterali sulle attività. Le grandi realtà possono assorbire l'investimento senza danni, ma per piccole potrebbe essere un problema.

Department for Digital, Culture, Media and Sport del Regno Unito ha confermato che la norma non entrerà in vigore ad aprile 2019, com'era previsto, ma entro la fine dell'anno.

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