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Porno online bloccato nel Regno Unito, è già polemica

Entro fine anno i service provider del Regno Unito bloccheranno per default l'accesso ai siti con contenuti pornografici, a meno che i clienti non facciano espressa richiesta del contrario. La proposta di legge era in discussione da tempo e ieri David Cameron, durante un discorso in beneficenza per bambini, ha dichiarato che i filtri "family-friendly" saranno entro la fine dell'anno un'impostazione predefinita per i nuovi clienti.

La decisione, ha spiegato il primo ministro, fa parte delle misure per arginare il dilagare delle immagini sessuali online che stanno "corrodendo l'infanzia". È inoltre in discussione una proposta di legge che identifichi come crimine il possesso immagini di pornografia violenta.

Porno sì, ma solo su richiesta

La nuova normativa non è esente da critiche. Secondo i detrattori nel migliore dei casi le misure saranno difficili da attuare, mentre nel caso peggiore "saranno una forma di censura". L'accusa arriva da Padraig Reidy di Index on Censorship, che in un'intervista con la BBC accusa: "se un filtro è impostato come predefinito può limitare quello che la gente può vedere legittimamente". La paura di Reidy e che i filtri possano oscurare "anche i siti di salute sessuale, sulla sessualità e così via", limitando di fatto l'esperienza delle persone sul web, compresi i bambini".

Gli risponde Peter Wanless, amministratore delegato della Società Nazionale per la Prevenzione della Crudeltà sui Bambini: "non si tratta di censura o di restrizione della libertà, è semplicemente un modo per proteggere i bambini. Al contrario agli adulti potranno fare quello che vogliono nel rispetto della legge".

Quello che non è chiaro al momento è quale soluzione tecnica verrà adottata per i filtri. Cameron ammette di non averne idea, e scarica sui provider la responsabilità di trovarla nei tempi previsti dalla legge. "Se ci sono ostacoli tecnici non bisogna arenarsi, ma usare il cervello per superarli" ha ammonito.

Ormai i giochi sono fatti, vedremo in quanti si metteranno in fila per chiedere espressamente ai provider di potersi guardare un porno. Il giornalista Nick Cohen della rivista Spectator ha già espresso qualche dubbio sulla privacy delle informazioni a riguardo, che saranno nelle mani dei provider. Se fra qualche anno dovesse diventare di dominio pubblico l'elenco dei politici appassionati di porno?