Criptovalute

Proteste contro Bitcoin e governo a El Salvador

Vi abbiamo raccontato il percorso che ha portato le istituzioni di El Salvador, su spinta del presidente Nayib Bukele, a riconoscere il Bitcoin come valuta in corso legale nel paese. La “ley Bitcoin”, che è stata presentata in dettaglio dal presidente in diretta, è stata approvata  in tempi relativamente brevi e, grazie alla forte maggioranza nel governo, senza che fosse possibile discuterne nel dettaglio i contenuti. La rapidità del processo e la mancanza del necessario dialogo democratico, unitamente ad altre e più gravi questioni interne, ha spinto alcuni salvadoregni a protestare.

La piazza era etereogenea: si componeva principalmente di studenti, lavoratori, precari, sindacati radicali e altri gruppi, tra cui realtà organizzate come il gruppo Resistencia y Rebelión Popular. I manifestanti hanno invaso le strade della capitale San Salvador con striscioni, cartelli e slogan contro il governo di Bukele e alcune leggi da esso varate, tra cui proprio la “ley Bitcoin”. Nei vari comunicati e volantini distribuiti si concorda nell’affermare che Bukele ha approvato la legge senza consultare ampiamente e adeguatamente la popolazione, spesso ignara delle criticità della nuova valuta – in particolare della sua volatilità.

Nel corso degli interventi, si sono paragonate le criptovalute alle lotterie: “Per chi guadagna un salario minimo, in un momento si possono avere 300 dollari in Bitcoin e il giorno dopo quei 300 dollari possono trasformarsi in 50 dollari”. Un punto di vista corretto, parzialmente mitigato dalla possibilità concessa dalla legge di scegliere in quale valuta ricevere il proprio salario. Ma i manifestanti ritengono che i principali motivi di preoccupazione siano altri: il primo, la possibile disuguaglianza nell’accesso e nell’uso degli asset in criptovaluta da parte del governo, dei cittadini benestanti e della maggioranza della popolazione.

Si teme infatti che il Bitcoin favorirà gli speculatori, in particolare quelli con profondi legami con il governo, e che possa aiutare la criminalità a riciclare facilmente e rapidamente il denaro sporco. Nel dettaglio si teme che il Bitcoin “faciliti la corruzione pubblica e le operazioni dei trafficanti di droga, armi e esseri umani, gli estorsori e gli evasori fiscali“. Le preoccupazioni dei manifestanti effettivamente non sono infondate: numerose istituzioni, come le banche centrali di Canada e Svizzera e la nostra Consob, hanno avanzato critiche di questo tenore. Anche i salvadoregni sono cauti: secondo alcuni sondaggi, il 77% della popolazione sarebbe contraria all’introduzione del Bitcoin come valuta corrente.

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