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Satelliti per l’indagine dei terremoti: la ricerca va avanti

Ogni volta che si verifica un grave terremoto come quello che ha scosso il centro Italia in questi giorni, davanti alla drammaticità delle immagini e alla scioccante conta delle perdite ricorre la domanda: "com'è possibile che la tecnologia non possa fare di più per prevenire questi eventi?". Purtroppo la risposta al momento resta negativa, con grande rammarico prima di tutto dei sismologi, che dedicano la vita allo studio dei fenomeni sismici senza riuscire ad anticipare con margine efficace quello che ci riserva la Natura.

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Nonostante la difficoltà di questo problema, Paesi come l'Italia e la Cina affetti da un serio rischio sismico, allo scopo di non lasciare nulla di intentato, stanno da tempo approntando un progetto satellitare per cercare di capire se esistano fenomeni collegati con i terremoti e osservabili da un punto di vista privilegiato come lo Spazio. Nel progetto congiunto di Italia e Cina sono coinvolte per l'Italia l'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), il centro IAPS dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e alcune Università Italiane.

Per cercare di capire di più su questo argomento abbiamo contattato la professoressa Roberta Sparvoli dell'Università di Roma Tor Vergata con incarico di ricerca INFN, che ci ha spiegato più in dettaglio in che cosa consiste il progetto e che cosa ci dobbiamo aspettare.

La professoressa ci ha spiegato che il progetto rappresenta una fase di studio e mira a valutare la possibilità di avere un riscontro dei dati dallo Spazio, oltre che dai sismografi a terra, in coincidenza con un evento sismico.

Perché condurre questa ricerca è semplice: dallo Spazio si può avere una visuale più ampia di quella che può dare un sismografo a terra. Da missioni spaziali precedenti sono state osservate variazioni nella ionosfera, a livello di campi elettromagnetici e particelle, che avvengono nei momenti che precedono e accompagnano un evento sismico, probabilmente dovute alle emissioni di onde elettromagnetiche a bassissima frequenza dalla crosta terrestre.

Per dare l'idea ai non addetti ai lavori, si pensi per esempio a un segnale radio molto lento o ai cambiamenti che intercorrono durante una tempesta geomagnetica dovuta un'eruzione solare. I dati non sono però ancora così accurati e le osservazioni non sono ancora statisticamente significative per fare un modello analitico preciso delle interferenze tra ionosfera ed eventi sismici.

La dottoressa Sparvoli spiega che conosciamo la ionosfera e il suo comportamento, il progetto di studio mira a raccogliere dati con magnetometri e altri strumenti di precisione, in modo da valutare la possibilità di rilevare cambiamenti che potrebbero accompagnare un evento sismico.

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Foto: nejron / Depositphotos

Da qui a prevedere un terremoto però il passo è molto lungo e il risultato non garantito: al momento si tratta solo di una ricerca, e come ci ha sottolineato la dottoressa Sparvoli non è certo che questo approccio funzionerà. Come accade nelle ricerche, può darsi che al termine delle analisi gli scienziati concluderanno che questa tecnica non abbia un potenziale applicativo. Sarà necessario raccogliere i dati fino ad avere un campione statistico valido, confrontarli con gli eventi sismici rilevati dai sismografi e condurre un'analisi attenta per capire se con questo sistema sia possibile effettuare una eventuale (e al momento ipotetica) attività di monitoraggio o addirittura di prevenzione.

Le incognite sono molte, quindi il condizionale è d'obbligo: anche nel caso di un risultato incoraggiante, prima di tutto bisognerà valutare il margine di precisione e l'arco temporale a disposizione, perché prima di evacuare delle popolazioni è necessario avere la certezza pressoché assoluta di quello che sta per accadere. Poi sarà da vedere se l'anticipo su una eventuale previsione sarebbe sufficiente per dare l'allerta in misura efficace. Tutte cose da verificare accuratamente con rigoroso metodo scientifico.

Quello che è certo è che il progetto è interamente finanziato, in Italia, dall'Agenzia Spaziale Italiana e dall'INFN, sia per la parte satellitare che strumentale, sia per quella di analisi dei dati. A giugno 2017 ci sarà il lancio del primo satellite dalla Cina, nel 2019 partirà il secondo. Il tempo necessario per le valutazioni non si può definire a priori perché purtroppo sarà conseguente al numero di sismi che si registreranno sulla Terra e in particolare nelle aree monitorate (principalmente Italia e Cina, i due Paesi che collaborano al progetto). Come ogni scienziato sa, la Natura non è prevedibile, e non sappiamo quanto impiegheranno i ricercatori per verificare l'efficacia di questa tecnica.