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Secondary ticketing, il promoter Claudio Trotta spara a zero sul business delle multinazionali

Il secondary ticketing è un sistema creato ad hoc dalle multinazionali e da società che hanno proprietà oscure, nascoste dietro scatole cinesi con sedi nei paradisi fiscali. Si stima un valore globale di 10 miliardi di dollari. Nel tempo sono stati coinvolti anche artisti e promoter. Non lo posso dire con certezza per l’Italia, ma credo che sia immaginabile”. La voce è quella di Claudio Trotta, patron di Barley Arts – una delle società di riferimento nell’organizzazione di concerti, festival e spettacoli di musica dal vivo. Grazie a lui dal 1979 a oggi gli appassionati hanno assistito alle performance di Bruce Springsteen, Guns ‘N’Roses, Stevie Wonder, Genesis, Chemical Brothers, Ligabue, Negramaro, Renato Zero e tante altre star e band.

Lo si potrebbe definire un produttore e promoter della vecchia guardia. Un professionista che ammette anche di aver cambiato idea persino sui biglietti nominali. “Nel 2015 ero contro perché mi sembrava una violazione della privacy, poi mi sono guardato attorno e con la rivoluzione dei social, Google e il resto mi sono reso conto che non aveva senso. Solo gli stupidi non cambiano idea”, ha ammesso Trotta nell’intervista rilasciata a Tom’s Hardware.

Secondo l’imprenditore – che tale vuole definirsi, a differenza di coloro che considera “speculatori” – il biglietto nominale ha già confermato sul campo di essere uno strumento adeguato. “Noi lo usiamo dal 2017. Il concerto dei Queen all’Unipol Arena di Bologna è stato il primo. 14mila paganti e nessun problema di accesso, controlli o costi“, ha dichiarato.

“Inoltre abbiamo ottenuto grandi risultati nella guerra contro la piattaforma di secondary ticketing Viagogo. All’epoca potevi trovare tutto il resto del tour europeo, organizzato da Live Nation e quindi Ticketmaster, sulla loro piattaforma, ma pochissimi del nostro”.

Claudio Trotta di Barley Arts

Da ricordare che Viagogo, insieme ad altre piattaforme, è stata sanzionata nel 2017 dall’AGCM per violazioni del codice al consumo relazionato alla vendita dei biglietti e poi “scagionata” dal Consiglio di Stato poiché agisce da intermediario (hosting passivo).

Trotta ha lo spirito di un roadie: non ha paura di sfidare i colleghi e l’associazione Assomusica. Il recente meeting di categoria che si è tenuto qualche giorno fa ha fatto emergere presunte criticità della nuova legge che a suo parere appaiono senza fondamento. “Ridicolo fare adesso una conferenza stampa su una legge che è entrata in vigore da gennaio e prevede il biglietto nominale per i concerti a partire dal primo luglio. La maggior parte dei biglietti per questa stagione estiva e per quella autunnale sono prenotabili da prima, quindi esclusi. Su quali basi si parla di problemi agli ingressi? È una fake news quella che riguarda il concerto di Phil Collins da me organizzato dove non c’è stato alcun problema e mi pare ridicolo parlare di quello dei Ramstein previsto tra un anno”, ha sottolineato il promoter.

Il problema del secondary ticketing non è solo italiano ma globale. Negli Stati Uniti affligge dalla musica all’NBA. Sì, ci sono dei broker di biglietti che sfruttano queste piattaforme, qualche furbetto, ma il business centrale è legato a multinazionali che non sono interessate alla musica o all’organizzazione di concerti, bensì a vendere esclusivamente biglietti”.

Trotta ne fa anche una questione di etica e di responsabilità nei confronti della cultura musicale. “Come si può sostenere che si debba rendere legale ciò che oggi è illegale? Ho il timore che questo approccio possa essere l’anticamera del prezzo dinamico. Una logica terrificante basata sulla domanda e il culto dell’eventisimo. La fine per gli artisti emergenti e quelli magari sul momento non sono al centro dei riflettori. Trasformare quindi la musica dal vivo in uno spettacolo per un pubblico di fanatici, malati di selfie a cui non frega nulla di quello che va in scena. Un modello dove la partecipazione diventa uno status symbol condizionato dalla disponibilità del portafoglio”.

Il promoter di Barley Arts crede che i biglietti nominali possano essere uno strumento per contrastare il fenomeno dei prezzi gonfiati, ma è convinto anche che vi sia bisogno che le Autorità vigilino e intervengano sanzionando. “Però se gli spettatori e gli addetti ai lavori con collaborano c’è poco da fare. Bisogna fare sistema”, ha aggiunto Trotta.

“Che poi detta tutta basterebbe anche solo un codice a barre univoco per semplificare ogni procedura e assicurarsi una gestione degli ingressi veloce. Formazione sia per le biglietterie che per gli addetti ai controlli. Insomma, anche le spedizioni dei biglietti a casa non hanno senso. Uno potrebbe stamparseli al momento opportuno per semplificare, se fosse il caso, la restituzione o il cambio”.

Il cambio dei biglietti nominali è un falso problema, in tal senso la norma è blanda. Trotta ribadisce che la spesa dovrebbe essere al massimo di 4/5 euro. “Non mi piace l’idea di applicare una percentuale, come alcune realtà fanno nel Regno Unito”, ha concluso Trotta.

“Ad ogni modo sto preparando una campagna di sensibilizzazione per il pubblico contro il secondary ticketing e a favore dei biglietti nominali. La consapevolezza del pubblico è fondamentale”.