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Biglietti nominali? Un fail, nulla è cambiato nel secondary ticketing

A pochi giorni dall'introduzione dei biglietti nominali per i concerti gli organizzatori lamentano rischi ed effetti collaterali negativi.

“Possiamo già dire che la legge, entrata in vigore il primo luglio, è un fallimento“, sostiene Andrea Pieroni, AD di Vertigo, in relazione ai biglietti nominali che avrebbero dovuto ridurre il fenomeno del secondary ticketing. Vertigo è uno dei tanti organizzatori di concerti, con un portfolio di artisti di grido come ad esempio Chemical Brothers, Subsonica e Afterhours.

“I biglietti dei concerti in cartellone dopo il primo luglio sono già in vendita su tutti i siti di secondary ticketing”, ha assicurato il promoter. Come se non bastasse è opinione diffusa nel settore che la norma “finirà per penalizzare il mercato, comportando un aumento del costo dei biglietti“. Non solo. Pieroni è convinto che si registrerà anche un calo degli spettatori, code agli ingressi, disagi per la rivendita dei biglietti e costi per il cambio nome. Già, proprio questo ultimo punto è uno dei più delicati: alcuni siti richiedono già la variazione a pagamento.

Sarà un caso, ma ieri, come racconta ItaliaOggi, tutti i più importanti organizzatori italiani (Live Nation, Friends&partner, Trident Music, Di and Gi, etc..) in assise a Milano hanno concordato sull’aggravio burocratico, sui problemi di gestione in caso di biglietti regalati e soprattutto sul rischio code. “Non si può chiedere a una persona, magari adulta, con biglietto numerato, di arrivare 5/6 ore prima dell’inizio di un concerto”, ha commentato Maurizio Salvadopri di Trident Music. “Una volta ai concerti andavano solo i giovani. Ora la gente lavora e non può prendere un giorno di permesso per assistere a un live alle ore 21”. Di diverso avviso l’organizzatore Barley Arts che non ha partecipato al meeting e che adotta i biglietti nominali dall’autunno 2017 e li considera una soluzione vincente – per altro ha diffidato Viagogo dal rivenderee i suoi biglietti sulla piattaforma.

L’ultimo caso emblematico comunque ha riguardato il concerto di Jovanotti a Lignano Sabbiadoro: 45mila persone in costume da bagno. “E a questi vuoi chiedere i documenti?”, ha ironizzato Salvadori.

E dire che il settore della musica live in Italia è in grande salute. Nel 2018 sono stati registrati ricavi pari 525 milioni di euro, il sesto risultato mondiale in assoluto. Per di più la crescita annuale dal 2012 si è mantenuta costantemente tra il 7% e l’8%. Insomma, ci mancherebbe solo una crisi indotta da un biglietto nominale.