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Sogni di un dio personale

Pagina 3: Sogni di un dio personale

Il mio dio personale

Verrebbe voglia di chiamare in causa i Depeche Mode e la loro Personal Jesus per parlare delle divinità in American Gods, e del loro rapporto con l'Umano. Un rapporto intimo che esplora ogni aggettivo dal virtuoso al morboso, e ogni sostantivo dall'adorazione alla disperazione.

«Da morti, uccidere diventa più facile» gli spiegò. «Non è poi tutta questa tragedia, voglio dire. Non si hanno più tanti pregiudizi.»

Wednesday rappresenta il Grande Padre dei Norreni, certo, ma grazie a Shadow può riflettere anche il ruolo di un padre vero e proprio – un altro grande topos narrativo –  che guida, protegge e castiga – e all'occorrenza è pronto a sacrificare il proprio figlio in nome di interessi più grandi. E lo stesso vale per tutti gli altri, per Nancy, per Mad Sweeney, e così via. Per una lista sommaria delle divinità che compaiono in American Gods risulta un ottimo punto di partenza la pagina dedicata su Wikipedia. Lista che tra l'altro lascia suggerisce quanto sia articolato il mondo di American Gods.

«Le guardie. È tutto a posto. Li ho ammazzati. Ma è meglio sbrigarsi. Credo di non aver lasciato a nessuno il tempo di dare l'allarme. Prendi un cappotto, altrimenti ti si congela il sedere.»

American Gods CharacterArt LauraMoon Amazon

Se ogni dio è di tutti e personale allo stesso tempo, però, c'è un personaggio che più di tutti incarna tale affermazione. Un personaggio che tuttavia appare essere proprietà esclusiva di Shadow. Si tratta di sua moglie Laura, strappata alla morte da uno scherzo del destino o forse predestinata a tornare come deus ex machina zombificato.

«Voglio tornare a vivere» disse. «Non voglio questa mezza vita.»

Laura è in un certo senso la personale Dea del Sacrificio per Shadow, ma da lei emana la sacralità del sacrificio per ognuno di noi. Lui si sacrifica per lei più e più volte, arrivando a mettere la sua stessa vita nelle mani di un destino capriccioso. All'inizio è una dea capricciosa e ingrata, capace solo di domandare sempre qualcosa in più, sempre qualcosa di irraggiungibile.

«È strano, uno non crede di sentirlo scorrere, il sangue, ma quando smette te ne accorgi.»

Fino al punto in cui Laura incarna la Redenzione, e quel punto fa suo l'immenso valore del sacrificio. E proprio in quel momento il romanzo trova uno dei suoi apici più intensi. I sacrifici compiuti da Shadow in precedenza acquistano improvvisamente un senso, e la sua figura può stagliarsi accanto a quella degli dei, persino guardarli negli occhi da pari a pari.

«Credo in un dio tutto mio che si preoccupa per me e protegge tutte le mie azioni. Credo in un dio impersonale che ha messo in moto l'universo e poi è andato a spassarsela e non sa nemmeno che esisto. Credo in un universo privo di dèi mosso dal caos, rumore di fondo e una grande fortuna. Credo che tutti quelli che dicono che il sesso sia un'attività sopravvalutata non l'hanno mai fatto come si deve.»

ricky whittle american gods

Laura è dunque croce e delizia del nostro Eroe. Colei che lo genera forse ancora più del Padre, e allo stesso tempo la sua Salvatrice. Un personaggio ricco di dettagli, specchio che costruisce il protagonista e dà senso all'intera narrazione. E anche, naturalmente, una bellissima zombie ammazza sgherri. 

I sogni di Shadow

Gaiman ha sempre avuto un rapporto preferenziale con il mondo del Sogno, e il suo Sandman è lì a dimostrarlo. I sogni sono, in American Gods, un altro elemento fondamentale. Sono abitati da divinità naturalmente, ma difficilmente possiamo capire se siano presenze autentiche o allucinazioni oniriche – d'altra parte non potremmo dirlo dell'intero romanzo, se fossimo tanto folli da porci la domanda.

Quando cominciò il decollo si addormentò. Era in un luogo buio, e la cosa che lo stava fissando aveva una testa di bufalo orribilmente pelosa, ed enormi occhi acquosi. Il corpo era quello di un uomo, lucido d'olio.

American Gods Illustration by Dave McKean Carousel

E insieme alle divinità ci sono i loro messaggi, sempre sibillini. Crittografie arzigogolate che Shadow non può sperare di decifrare – almeno non in modo da renderle utili. I messaggi onirici che giungono a Shadow viaggiano su un'onda portante emotiva collegata a una molteplicità di antenne, interne al romanzo, interne all'opera del solo Gaiman e infine a tutta la cultura a cui American Gods si riferisce.

L'autore britannico ancora una volta mostra la sua grande abilità nell'inseguire e nel ricreare la narrazione onirica. Eventi sconnessi, cambi repentini di tempo e di spazio, sguardi confusi e sfocati, immagini che non significano nulla di concreto ma allo stesso tempo portano un significato polisemico dal peso specifico incalcolabile. I sogni di Shadow sono premonizioni, visioni divine …. Divinazioni che, forse, sono anche gli sfrenati sogni dello stesso Gaiman.