Tom's Hardware Italia Tom's Hardware
Telco

TIM in trattativa con Open Fiber per le aree a fallimento di mercato dei bandi Infratel

Accordo in vista tra TIM e Open Fiber? Ieri l’ANSA e Il Sole 24 Ore hanno anticipato che sarebbero in corso trattative tra le due aziende. Il noto quotidiano finanziario si è spinto oltre, sostenendo che sarebbe stato siglato un patto di riservatezza che potrebbe anticipare una partnership commerciale nelle aree a fallimento di mercato e la condivisione di infrastrutture in quelle remunerative.

Insomma TIM potrebbe aver deciso di noleggiare i servizi fibra di Open Fiber in alcuni di quei comuni interessati dal piano Banda Ultra Larga (BUL) del Governo. E allo stesso tempo Open Fiber impiegare una parte delle condutture o altre infrastrutture di TIM nei comuni dove è presente con il suo progetto di sviluppo privato.

Da una parte sembrerebbe una tregua, dall’altra una scelta di buon senso. I cantieri per cablare con fibra di Stato i quasi 7mila comuni interessati dai bandi Infratel in alcuni casi sono in fase avanzata. Giusto ieri Open Fiber ha confermato lavori in 900 comuni e quota 1000 attesa entro la fine dell’anno. A Fino Mornasco (CO), Anguillara Sabazia (RM), Campagnano di Roma (RM) e San Giovanni La Punta (CT) è già prevista una sperimentazione dei servizi di connettività in collaborazione con gli operatori.

Da ricordare infatti che Open Fiber è un fornitore all’ingrosso e non eroga direttamente i servizi ai clienti finali. Entro il primo semestre 2019 consentirà agli operatori il noleggio della sua rete in alcune zone, dopodiché questi ultimi decideranno se partecipare e nel caso quando sbarcare sul mercato e a quali prezzi. TIM, come altri, potrebbe far parte della partita.

Photo credit - depositphotos.com

Ben altra questione è quella che tira in ballo il progetto privato di Open Fiber – che prevede la copertura FTTH di 271 città entro il 2022. Oggi i partner di riferimento sono Wind Tre, Vodafone, Fastweb (da poco), Tiscali, e altri più piccoli. TIM è rimasta a lungo alla finestra e non è chiaro se l’accordo per le aree a fallimento di mercato possa preludere a qualcosa di più in quelle competitive a parte una (presunta) sinergia nell’uso di cavidotti.

Da non dimenticare poi che sul tavolo c’è ancora la questione dell’eventuale creazione di una rete unica nazionale con il coinvolgimento di Cassa Depositi E Prestiti – già azionista di entrambe le società.