Spazio e Scienze

Viaggi su Marte pericolosi per l’uomo: troppe radiazioni

Gli astronauti in viaggio verso Marte su una navicella spaziale come quelle attuali sarebbero esposti a una quantità di radiazioni superiore ai limiti accettabili per la vita. È questo quello che emerge da un nuovo studio basato sui dati raccolti dal rover Curiosity nel suo viaggio nello spazio.

Il problema delle radiazioni è noto da tempo, proprio per questo uno dei compiti di Curiosity era proprio quello di rilevare quelle incontrate nel suo viaggio in modo da farci capire esattamente con cosa avessimo a che fare e quali provvedimenti adottare a tutela dell'uomo.

Il rilevatore di radiazioni installato sul rover Curiosity

Cary Zeitlin, uno degli scienziati del Southwest Research Institute che si è occupato dello studio, ha spiegato che i veicoli spaziali attuali non possono proteggere da livelli di radiazioni così alto. Se l'uomo vi fosse esposto, aumenterebbe notevolmente il rischio a lungo termine di cancro e ci sarebbero anche effetti a breve termine sulla salute . Fra questi "un maggiore rischio di malattie cardiovascolari, l'induzione di cataratta e la possibilità di danni al sistema nervoso centrale" ha spiegato Zeitlin in un'intervista con The Verge.

Il pericolo è stato calcolato sulla base dei dati registrati dal rilevatore di radiazioni (Radiation Assessment Detector, RAD) installato sul rover Curiosity. Due tipi di particelle radioattive sono penetrati all'interno della navicella.

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Una, nota come Solar Energetic Particle (SEP), viene rilasciata durante potenti eruzioni solari. Per proteggersi secondo Zeitlin potrebbe essere sufficiente costruire veicoli spaziali con una schermatura in alluminio e predisporre all'interno speciali "rifugi" in cui gli astronauti possano rinchiudersi quando ne viene rilevata la presenza.

Il vero problema riguarda l'altro tipo di particella rilevata da Curiosity: i raggi cosmici galattici (GCR), che riescono a penetrare anche il più duro dei metalli. Possono rompersi in schegge atomiche così piccole da passare attraverso molti tipi di schermatura, e possono produrre una dose dannosa di radiazioni.

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Secondo Mark Looper, ricercatore all'Aerospace Corporation che ha studiato a fondo le radiazioni spaziali, gli atomi di idrogeno o il polietilene potrebbero essere difese efficaci. Il punto è che si tratta di soluzioni difficili da applicare e terribilmente costose, anche se alla fine potrebbero essere l'unica via d'uscita.

La NASA ha pubblicato sul sito ufficiale un comunicato in cui spiega che gli esperti stanno "lavorando per risolvere tutti i rompicapi che la natura sta ponendo in modo che gli astronauti possano esplorare l'ignoto in tutta sicurezza e tornare a casa sani e salvi".